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Retekurdistan.it | 19 novembre 2019

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Trasferimento forzato di prigionieri che hanno partecipato allo sciopero della fame

Trasferimento forzato di prigionieri che hanno partecipato allo sciopero della fame

10 luglio 2019


Prigionieri che hanno partecipato allo sciopero della fame per la rimozione dell’isolamento di Abdullah Öcalan, con il pretesto di cure mediche vengono distribuiti forzatamente in altre carceri. Protestano con nuovo scioperi della fame.Continua la repressione nei confronti dei prigionieri che hanno partecipato allo sciopero della fame contro l’isolamento del rappresentante curdo Abdullah Öcalan che si è concluso con un successo. Cinque prigionieri sono stati trasferiti nel carcere di Bünyan n. 1 con il pretesto delle cure mediche. Il prigioniero Şeyhdavut Başkan ieri in una telefonata con i suoi famigliari ha riferito che lui e gli altri quattro prigionieri, dal 2 luglio sono di nuovo in sciopero della fame. Sono stati portati prima ad Edirne e poi a Kayseri. Il padre di Şeyhdavut Başkan in proposito dichiara: „Nella mia vita sono già stato in così tante carceri, ma non ho mai visto un posto così sporco. Anche se mio figlio veniva al colloquio in ciabatte, gli levavano anche quelle e lo perquisivano. Durante la visita sono stato minacciato dai responsabili e mi è stato chiesto: ‚Torni qui ancora o no?‘ Non mi hanno permesso nemmeno di fare una foto con mio figlio. In altre carceri è stato possibile. Siamo sotto una massiccia pressione psicologica. Non danno ai prigionieri radio o giornali, anche lo sport non è permesso.“

Il padre dice di essere molto malato e di non essere in grado di sobbarcarsi il viaggio da Amed (Diyarbakir). Chiede che suo figlio sia collocato nelle vicinanze. „Io stesso ho scritto richieste alla procura“, riferisce. „I prigionieri dopo la fine dello sciopero della fame sono stati gettati nel bunker senza ricevere cure. Ho descritto questa situazione nella mia richiesta. La procura ha detto di non poter fare nulla, che questo riguarda il Ministero degli Interni.“ Annuncia di volersi rivolgere all’associazione per i diritti umani IHD e alla Corte Europea per i Diritti Umani per la situazione di suo figlio.

Fonte: ANF


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