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Retekurdistan.it | 19 novembre 2019

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Un ritorno alle operazioni KCK?

Un ritorno alle operazioni KCK?

2 novembre 2014


La “riforma della sicurezza interna”, portata in parlamento con il nome di “libertà-sicurezza armonia” da parte del regime AKP, solleva preoccupazioni circa l’istituzionalizzazione dello stato di polizia, mentre la nuova ondata di detenzioni e gli arresti delle ultime settimane hanno portato alla memoria la campagna di repressione iniziata nel 2009.

La “riforma della sicurezza interna” che è stata messa all’ordine del giorno del paese da parte del regime dell’AKP, in seguito alle proteste per esprimere solidarietà con Kobane, è stata duramente criticata dagli attivisti per i diritti umani. La cosiddetta riforma solleva preoccupazioni circa le possibili minacce che crea per la libertà e le forze di opposizione.

Il governo, d’altra parte, sostiene che questa riforma di “sicurezza” sia quella che garantisce “i diritti e le libertà fondamentali.”

Nel frattempo le detenzioni in aumento e gli arresti delle ultime settimane, sono stati un altro motivo di preoccupazione. Secondo le cifre fornite dal ministro degli Interni, Efkan Ala, 1024 persone sono state fermate solo tra il 7 e il 10 ottobre, mentre 58 sono state formalmente arrestate. Sono sopraggiunte ulteriori relazioni nei giorni seguenti su detenzioni e arresti, mentre la legge di emergenza è di fatto stata imposta in molte città. Questi sviluppi richiamano le operazioni del KCK iniziate nel 2009.

Il 30 marzo 2009, il partito curdo di allora, il DTP, aveva guadagnato 100 Comuni nelle elezioni locali. Dopo la vittoria del DTP la Turchia entrò in un nuovo periodo. Due settimane dopo le elezioni il movimento di guerriglia dichiarò ancora una volta un cessate il fuoco. Subito dopo, anche prima che 24 ore fossero passate, la più estesa ondata di detenzioni nella storia della Repubblica Turca fu lanciata contro il movimento curdo.

Nella prima ondata di questa campagna di repressione, che si disse essere contro il KCK, 72 persone, tra cui il vice presidente del DTP, furono fermate. 52 di queste furono arrestate. Nel dicembre 2009 il DTP è stato chiuso.

Secondo i dati ottenuti dai rapporti delle organizzazioni per i diritti umani e dei media curdi, 603 delle 1.168 persone detenute sono state arrestate nelle operazioni del KCK effettuate nel 2009 e 2010.

Nello stesso periodo venivano effettuati gli “incontri di Oslo” tra lo Stato turco e il leader del popolo kurdo, Abdullah Ocalan, per la risoluzione del problema curdo. Mentre gli incontri di Oslo continuavano, le suddette operazioni sono state incessantemente effettuate.

Gli incontri tra lo stato turco, Abdullah Ocalan e il KCK sono durati fino alle elezioni generali del giugno 2011. Dopo le elezioni la delegazione dello stato ha abbandonato gli incontri. L’AKP, come vincitore delle elezioni, ha interrotto gli incontri di Oslo. Poi è arrivato il pieno isolamento di Ocalan. Agli avvocati di Ocalan non era più permesso fargli visita a Imralı.

La caccia alle streghe del governo di Ankara contro i curdi e il fallimento degli incontri di Oslo hanno sollevato tensioni. Migliaia di persone sono state messe in prigione dopo essere state prese in custodia nel corso delle incursioni effettuate al mattino presto simultaneamente in molti luoghi.

Il nuovo obiettivo è stato il Partito della Pace e della Democrazia, il BDP, fondato dopo che il DTP era stato chiuso. Il 4 ottobre, il 23 novembre e l’8 dicembre 2011 almeno 366 persone, tra cui i dirigenti del BDP e molti accademici, sono state arrestate in operazioni contro il BDP.

Poi lo stesso anno, il 20 dicembre, sono stati presi di mira i giornalisti curdi. Ha avuto luogo l’operazione di detenzione più massiccia contro la stampa nella storia della Repubblica turca. 46 giornalisti sono stati trattenuti in un giorno, molti dei quali sono stati poi formalmente arrestati.

La lista dei detenuti e arrestati nella campagna di repressione iniziata nel 2009 è divenuta sempre più lunga. Sindaci, deputati, giornalisti, sindacalisti, accademici, attivisti per i diritti umani, studenti e persino i bambini sono stati mandati in prigione. Avere uova o libri a casa, indossare una puşi (sciarpa tradizionale curda), avere le mani sporche dopo aver sudato o cantato uno slogan, sono tutti elementi accettati come prove sufficienti per essere detenuti.

Secondo i rapporti delle organizzazioni per i diritti umani nei tre anni tra il 2009 e il 2011, 27.503 persone sono state fermate per motivi politici e 6.444 di queste sono state arrestate. Il 2011, in cui più di 12.600 persone sono state arrestate, è stato definito dalle organizzazioni per i diritti umani come l’anno dell’istituzionalizzazione dello stato di polizia.

Il cessate il fuoco che la guerriglia aveva dichiarato nel mese di aprile 2009 è continuato in tutti questi anni fino alla metà del 2011. Le elezioni generali in cui Erdogan è di nuovo risultato vittorioso avevano avuto luogo durante il cessate il fuoco. Dopo le elezioni il cessate il fuoco si è interrotto in quanto il regime dell’AKP, che stava diventando sempre più autoritario, ha continuato gli attacchi. Le prime notizie di scontri violenti sono arrivate il 14 luglio.

Durante un’operazione militare nella zona rurale di Silvan contro le forze della guerriglia, che mantenevano posizioni di cessate il fuoco, 13 guerriglieri sono stati uccisi. Mentre la caccia alle streghe era continuata contro i curdi e tutti i segmenti di opposizione della società nelle regioni urbane, le operazioni per distruggere la guerriglia, chiamate “Lo scenario di Tamil”, sono state messe in atto. Lo Stato turco aveva fatto tutti i suoi piani in modo che i guerriglieri non fossero in grado di superare l’inverno del 2011-2012.

La notte del 28 dicembre un aereo turco ha massacrato 34 bambini quando il villaggio di Roboski è stato preso di mira nel quartiere Uludere di Şırnak. Gli attacchi sono continuati per tutto l’inverno contro i civili, i politici e le forze della guerriglia. Nella primavera del 2012 il movimento di guerriglia ha lanciato le azioni più estese degli ultimi 30 anni contro questa campagna di repressione e contro le operazioni di annientamento.

Nel giro di alcuni mesi il controllo delle aree di alcune centinaia di chilometri quadrati nelle regioni di montagna è stato preso dai guerriglieri. I guerriglieri hanno cambiato la loro tattica di “colpisci-e-corri” in “colpisci-e-resta”. La leggenda dell’”invincibile esercito turco” è stata fatta a brandelli.

Questo periodo della campagna di repressione e la forte risposta dei guerriglieri contro di essa è continuato fino alla chiamata storica di Ocalan nel marzo 2013.


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