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Retekurdistan.it | 21 maggio 2019

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Il Rojava si prepara alla rivoluzione economica

Il Rojava si prepara alla rivoluzione economica

25 aprile 2016


Da quando la città di Kobanê il 19 luglio 2012 è riuscita a liberarsi dal regime Baath, la rivoluzione del Rojava fa parlare di sé in tutto il mondo. Ora rivoluzione, da quando è riuscita a fare importanti passi avanti in ambito militare e politico, vuole portare avanti anche i suoi progressi economici. Nonostante il perdurare della guerra le elaborazioni per un’economia comunale, alternativa e socialmente durevole vanno avanti a pieno regime.

Per molto tempo il Rojava è stato escluso dall’economia della Siria. Per questo le persone nella regione nei primi anni della rivoluzione hanno avuto grandi difficoltà a costruire qualcosa di nuovo in particolare nel settore economico. Ma nel frattempo vengono compiuti passi sicuri in direzione di un sistema economico nel senso dell’autonomia democratica.

Ma la guerra contro la rivoluzione nel Rojava viene condotta scientemente a livello economico. Le persone nel Rojava ne sono consapevoli. Per questa ragione la popolazione nella costruzione dell’economia punta su un’azione disciplinata e previdente come sul fronte militare. Perché si ha coscienza del fatto che conquiste politiche in futuro potranno essere protette solo attraverso strutture economiche che funzionano di pari passo.

Il percorso in questa direzione tuttavia è caratterizzato da difficoltà che possono essere ricondotte non solo alle condizioni di guerra e all’embargo economico nei confronti del Rojava. C’è ad esempio un’idea dell’economia all’interno della popolazione che è caratterizzata dalla politica economica del regime Baath durato per anni. Superare l’anno con il reddito di alcuni mesi di lavoro agricolo era l’idea diffusa dell’economia nel Rojava, che era considerato il granaio della Siria. Per questo una delle sfide più grandi per l’economia del Rojava è di rendere comprensibile alle persone il fatto che devono costruire un’economia sulla propria terra con il proprio lavoro. E nonostante le condizioni di guerra già stanno succedendo parecchie cose. Perfino lì dove regna la guerra la produzione va avanti o viene organizzata in modo nuovo. Dall’industria fino all’agricoltura sono già nate innumerevoli cooperative.

Ma su quali basi si fonda il sistema economico del Rojava? Quali passi sono stati fatti fino ad ora nel settore industriale, agricolo, edile? Come funzionano i trasporti? Quali sono le condizioni di lavoro? Abbiamo cercato risposte a queste e ad altre domande economiche nel nostro viaggio nel Rojava e abbiamo parlato con persone diverse. Purtroppo le nostre indagini per via delle condizioni geografiche si concentrano soprattutto sui cantoni di Cizîre e di Kobanê. Quindi è stato un po’ trascurato il cantone di Afrin, ve ne chiediamo scusa.

L’economia del Rojava sotto il regime Baath

Un onere grande nel lavoro di ricostruzione economica è rappresentato dalla riappropriazione dell’economia che il regime aveva strappato alla popolazione. Per questa ragione vale la pena dare uno sguardo prima di tutto a quali conseguenze e danni si è lasciato dietro il regime Baath nel Rojava.

La politica economica del regime Baath contro la popolazione curda in Siria era caratterizzata dalla politica della cintura araba. Con l’ “arabizzazione” delle zone di insediamento curde il regime non ha modificato la struttura della regione solo dal punto di vista demografico e culturale, ma è intervenuto anche nella proprietà dei terreni della popolazione. Così a innumerevoli “cittadini” curdi è stato tolto il diritto di acquistare terreni. La regione del Rojava dal punto di vista economico era concepita unicamente come granaio della Siria. Per metterlo in pratica in modo coerente sono state create monoculture distruggendo in questo modo terra fertile. Non era consentito piantare altro che grano e orzo. Perfino piantare alberi era vietato dal regime.

Le persone che provavano a opporsi dovevano mettere in contro punizioni draconiane di cui faceva parte anche l’espulsione in esilio. Veniva perseguita una politica economica che doveva rendere la popolazione completamente dipendente dal regime. Dei ricavi della vendita di grano o di petrolio che veniva estratto nel Rojava, la popolazione non vedeva nulla.

Non meraviglia più di tanto che in questo scenario il regime non abbia neanche costruito fabbriche nel Rojava. La produzione avveniva sempre nelle città siriane e non in Rojava. La popolazione in questo modo veniva consapevolmente ridotta in povertà.

Un’economia comunale alternativa

Ma quasi come risposta alla politica economica del regime Baath nel Rojava in questo periodo si sviluppa un’economica alternativa variegata. La partecipazione della donna in questa economia in divenire è un aspetto altrettanto caratterizzante quanto il suo carattere comunitario e solidale. Il modello economico si sviluppa in contemporanea con l’autonomia democratica nel Rojava. Come risposta al carattere di sfruttamento del modello economico del regime Baath qui si cerca di stabilire un modello che include tutti gli strati sociali della popolazione e si orienta sui bisogni della società. Questo modello economico, il cui cuore sono le cooperative, deve includere tutti i settori economici, dall’agricoltura fino all’industria. Secondo i bisogni attuali fino ad ora la maggior parte delle cooperative sono state costituite nel settore agricolo. Ma anche nell’edilizia, nel commercio e in altri rami dell’economia il numero delle cooperative continua a crescere.

Gruppi di lavoro, comuni e consigli formano la base per l’auto-organizzazione economica

In collegamento con i Consigli Esecutivi dei cantoni del Rojava sono stati costituiti Consigli Economici. Questi Consigli Economici dispongono di una co-presidenza e traggono la loro forza dalle organizzazioni locali di consigli, comuni e gruppi di lavoro/comitati.

Per garantire la cooperazione economica tra i cantoni inoltre è stata data vita a un Coordinamento Economico Generale. Ma il lavoro importante si svolge nei cantoni stessi. I Consigli Economici dei cantoni si riuniscono settimanalmente per parlare delle sfide economiche generali e trovare soluzioni ai problemi economici che risultano ad esempio dall’embargo economico. I delegati del Consiglio Economico che si avvicendano inoltre si incontrano settimanalmente con rappresentati della presidenza del cantone e delegati del Consiglio per l’Energia e per il controllo dell’agricoltura per poter avere scambi e mettersi d’accordo. Come in ogni ambito sociale, anche in ambito economico, in parallelo alle strutture miste, le donne si organizzano anche in modo autonomo e formano le proprie strutture.

Accademie Economiche

Un pilastro importante per la costruzione di un’economia alternativa è il lavoro di formazione. La coscienza formata dal regime su cosa sia l’economia deve essere superata. E per questo la chiave adatta è il lavoro di formazione. L’Accademia Economica è il luogo di formazione dedicato. Nell’accademia la formazione pratica va di pari passo con componenti ideologiche. Agli attori del nuovo sistema economico nelle accademie viene spiegato cosa determina un modo di fare l’economia alternativo e orientato alla società. Nella prima tappa il lavoro di formazione si svolge in una modalità che va oltre i settori, mentre nelle fasi successive gli attori dei singoli settori economici ricevono una formazione adatta specificamente al loro settore. Attraverso questo lavoro di formazione si vogliono porre le basi teoriche e pratiche per un’economia comunitaria.

I Centri per lo Sviluppo dell’Economia

La seconda istituzione accanto alle Accademie Economiche in questo settore sono i Centri per lo Sviluppo dell’Economia( curdo: Navenda Geşkirina Abori). Nel Rojava questi centri complessivamente ci sono in dieci città che fungono da punti di raccolta per la popolazione per questioni generali e quotidiane in tema di economia. Allo stesso tempo i Centri per lo Sviluppo dell’Economia hanno l’incarico di contribuire a costruire e sostenere nuove cooperative e di allargare in questo modo il sistema economico a nuovi settori. Delle prime sfide dei Centri per lo Sviluppo dell’Economia fa parte la costruzione di strutture funzionanti nel settore dell’edilizia e dell’estrazione del petrolio e della distribuzione del carburante, di risolvere i problemi nell’approvvigionamento elettrico e di fornire sostegno ai contadini nel settore agricolo. Per la promozione di cooperative agricole, i Centri per lo Sviluppo dell’Economia hanno creato delle strutture apposite che si occupano solo di questo settore di attività.

I lavori di costruzione nel settore dell’economia hanno acquistato velocità in particolare dopo la prima Conferenza Economica del Rojava del 16 e 17 ottobre 2015. A questa conferenza hanno preso parte delegati da tutti e tre i cantoni che tra le altre cose hanno preso decisioni sulla costrizione di strutture economiche e accademie economiche autonome delle donne, nonché sull’allargamento delle cooperative.

La forza comune della popolazione: Hevgirtin

Hevgirtin – “trovarsi insieme” [N.d.T. in tedesco “Zusammenkommen”] – così si chiama la cooperativa che attualmente è la più grande nel Rojava.

Hevgirtin in prima istanza è una cooperativa per le vendite. Dispone già di 10.000 componenti e questo numero continua a crescere. Nel settore del commercio Hevgirtin per questo svolge un ruolo centrale. Grazie alla sua forza non solo è in grado di impedire la creazione sul mercato di monopoli di imprese private, impedisce anche il mercato nero e lo strozzinaggio.

La storia di successi della cooperativa si distingue per il fatto che fa in modo che grandi parti della popolazione siano partecipi per quanto riguarda terreni, commercio e i guadagni realizzati.

Con l’apertura di mercati popolari, Hevgirtin mira a portare alla popolazione prodotti convenienti e di qualità. Anche i mercati popolari sono organizzati in forma di cooperative e gestiti dalla popolazione locale. A Til Temir, Serêkaniyê, Dirbêsiyê, Tirbêspiyê e Dêrik già ci sono mercati popolari del genere. In altre città li si vogliono realizzare.

Nei prossimi giorni verrà aperto un mercato popolare anche nella città di Hesekê. Il comitato del mercato popolare lì sarà guidato da tre donne e due uomini. Anche altre 23 persone fanno parte della cooperativa a Hesekê.  Xelil Enter, uno dei componenti del comitato del mercato popolare p convinto della costruzione dei mercati popolari nel Rojava. Le cooperative non solo creerebbero innumerevoli occasioni di lavoro per la popolazione, ma attraverso le ampie dimensioni della cooperativa Hevgirtin si potrebbe esercitare influenza sullo sviluppo dei prezzi. Così il prezzo dello zucchero nel frattempo era cresciuto fino a 1000 lire siriane, prima che intervenisse Hevgirtin mettendo lo zucchero sul mercato a 300 lire siriane. “Attraverso questa pratica impediremo che determinate aree di persone sulle spalle della popolazione in tempi di guerra facciano strozzinaggio”, così Enter.

Hevgirtin come prossimo passo prevede la costruzione di diverse fabbriche di piccoli siti produttivi che poi verranno consegnati alla popolazione, sempre in forma di cooperativa. Della pianificazione fanno parte tra le altre cose stazioni di rifornimenti di carburante, ristoranti e imprese edili che dovranno essere costruite come cooperative sotto l’egida di Hevgirtin.

Già ora centinaia di cooperative agricole fanno parte di Hevgirtin. A questi si aggiungono officine e fucine, nonché cooperative del latte e di allevamento di bestiame. Si può diventare soci di queste cooperative con un piccolo contributo, mentre tutti i guadagni vengono distribuiti equamente tra tutti i soci.

Civaka Azad

Dengir Güneş – Yeni Özgür Politika, 15 aprile 2016


Comments

  1. Flavio Guidi

    Guardo con interesse (e speranza) a questo esperimento di socializzazione dal basso dell’economia. Forse è la risposta “anticapitalista” più interessante degli ultimi decenni, di fronte alla crisi terminale del cosiddetto “socialismo” di stato e a quella, purtroppo non terminale, del capitalismo. Se son rose, fioriranno.

  2. Simone

    Sono molto incuriosito dal sistema che si vorrebbe attuare e sarei curioso di scoprire anche altri aspetti dell’organizzazione come ad esempio la sanità, ma credo che per ora l’importante è resistere alle pressioni turche, governative ed iraniane per consolidare la propria autonomia. Vorrei concludere ringraziando gli autori di questo e tutti gli articoli di retekurdistan che stanno facendo dell’ottima informazione

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