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Report della delegazione Internazionale a Diyarbakir

Numerosi sono stati gli incontri, cui hanno partecipato le rappresentanti del Parlamento europeo e le avvocate recatesi dall’11 al 14 gennaio a Diyarbakir (Amed, capitale del Kurdistan turco) in solidarietà con la deputata Leyla Guven, in carcere da un anno per fiancheggiamento del terrorismo e il cui processo si celebrerà il 25 gennaio prossimo.

Leyla Guven è in sciopero della fame da 70 giorni e le sue condizioni di salute peggiorano giorno per giorno, impedendole di incontrare avvocati e famigliari per l’impossibilità, ormai, sia di camminare con le proprie forze che di parlare.

Leyla ha lanciato un appello che è stato raccolto da 250 detenuti/e di carceri turche, con il quale ha voluto denunciare al governo turco le gravi violazioni dei diritti umani subite dal Leader del popolo Kurdo, Abdullah Ocalan, al quale, detenuto in isolamento da 20 anni nel carcere dell’Isola di Imrali, è impedito di vedere i propri famigliari e gli avvocati da oltre 4 anni.

Durante la permanenza della delegazione, le autorità turche hanno permesso al fratello Mehmet, di entrare in carcere e incontrare Ocalan per venti minuti, ma i detenuti non hanno interrotto lo sciopero della fame interpretando il gesto come azione operata una tantum, senza garanzia che il regime carcerario sia riportato a livelli stabili di rispetto dei diritti umani.

Le partecipanti alla delegazione sono state altamente rappresentative delle funzioni necessarie alla comprensione del problema posto dalla lotta dei e delle detenute delle carceri turche.: infatti , sia le deputate europee, Martina Anderson, del partito Shin Fehin irlandese, che ha subito 13 anni di detenzione nelle carceri inglesi, che Iulie Ward, del Labour Party inglese, sono rappresentanti qualificate di partiti democratici, sia anche le avvocate Margherita Owen, conosciuta in tutto il mondo per la sua partecipazione alle lotte per la difesa dei diritti umani e delle donne, Wendi Lyon, Irlandese, Simonetta Crisci e Rossella Santi, militanti della Casa Internazionale delle Donne di Roma, impegno che svolgono oltre alla partecipazione alle associazioni di giuristi e avvocati.

I numerosi incontri svoltisi nelle giornate di permanenza della delegazione nella città kurda, hanno caratterizzato la partecipazione di avvocati, deputati e donne impegnati a rappresentare la grave situazione, in Turchia, degli oppositori politici, che hanno ormai raggiunto la misura di oltre 265.000 detenuti nelle carceri, tutti a regime speciale, in isolamento e impediti negli incontri con i famigliari e, spesso, anche con gli avvocati che, perfino durante i processi, non riescono ad esercitare le proprie prerogative per garantire il diritto alla difesa legale dei propri assistiti, i quali sono costretti a partecipare ai dibattimenti in video conferenza e senza la propria presenza fisica .

Hanno parlato con la delegazione rappresentanti di Amnesty International, dell’associazione per i diritti umani IHD, dell’associazione di avvocati e medici contro la tortura, della Fondazione turca per i diritti umani (TIHV), della Associazione turca dei medici (TTB), del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Diyarbakir (Bar Association), oltre ad associazioni di donne, come l’Associazione delle donne libere TJA) che da 40 anni opera nei partiti della sinistra curda e oggi nel Partito democratico HDP; le donne per la Pace che da anni auspicano e lottano per la fine del conflitto curdo-turco e che subiscono violenze e arresti dal governo turco; sono state incontrate, inoltre, altre rappresentanze della Società Civile di Diyarbakir.

Tutti gli incontri hanno evidenziato che la condizione carceraria del Presidente Ocalan riflette emblematicamente la sofferenza di tutti i cittadini incarcerati dal regime di Erdoghan e di tutto il popolo Kurdo in lotta per l’affermazione della propria identità culturale, storica e politica, rappresentata dalle pratiche inumane e degradanti subite nelle carceri turche , vietate da tutte le Convenzioni Internazionali, sottoscritte anche dallo stato Turco.

La delegazione ha auspicato che la fase di lotta condotta da Leyla Guven, donna di 54 anni, molto provata dal regime carcerario e dallo sciopero della fame in atto, che le ha impedito, negli ultimi giorni, di incontrare i propri famigliari e gli avvocati, a causa dell’impossibilità, ormai di camminare con le proprie forze e di parlare, possa essere definita positivamente e non con esito drammatico, come paventano molti interlocutori.

Si è anche impegnata a portare in Europa le istanze di libertà e democrazia richieste dalla popolazione della Turchia per il proprio futuro, che vedrà impegnata la società civile nelle elezioni amministrative fissate per il prossimo 31 marzo dove saranno presenti altre delegazioni di osservatori internazionali, che cercheranno di impedire, con la loro presenza, che si ripropongano le azioni repressive subite dalla cittadinanza curda e operate dal governo turco in altre occasioni elettorali.

Le parlamentari e le avvocate hanno promesso di operare per garantire la presenza di delegazioni europee nei processi politici già fissati e di intervenire sulle Istituzioni Europee e le Associazioni e Ordini degli avvocati dei singoli Stati, per informare e mobilitare democratiche proteste nei Paesi della Comunità per l’affermazione dei diritti umani in Turchia.

La prima mobilitazione sarà quella del 24 gennaio prossimo che vedrà in tutta Europa la partecipazione di avvocati e giuristi in toga davanti alle Rappresentanze diplomatiche della Turchia (in Italia a Roma e Milano), in occasione della “Giornata mondiale dell’Avvocato perseguitato”.
Roma 16/01/2019

Simonetta Crisci e Rossella Santi

Avvocate e Giuriste dei Giuristi Democratici e del Legal Team Italia, componenti della Delegazione Internazionale a Diyarbakir

 

 

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