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Relazione degli osservatori della Confederazione Cobas alle elezioni politiche 2023 in Turchia-Provincia di Mardin

La delegazione dei COBAS composta da Renato Franzitta (PA), Franco Coppoli (TR), Diana Di Lollo (Sulmona), Cosimo Quaranta (BR), Domenico Ranieri (Vasto), Davide Restelli (RM), è partita venerdì 12 maggio da Roma insieme alla giornalista Emanuela Irace che è stata fermata al controllo documenti dell’aeroporto di Istanbul, sequestrata qualche ora dalla polizia prima di essere rimpatriata, segno chiaro della volontà dello stato turco di imbavagliare la stampa e ostacolare informazione.

Arrivati a Mardin c’è stato un incontro con il rappresentante dell HDP che ha portato la delegazione in albergo e esposto in sintesi il programma vero il 14 maggio.

La delegazione dei COBAS si aspettava per il sabato 13 maggio un incontro con i compagni e le compagne dell’HDP e/o del YSP ma questo non c’è stato, per cui abbiamo avuto la possibilità di verificare autonomamente la situazione nella città di Mardin.

Era percepibile una situazione sul territorio diversa dalle ultime tornate elettorali del 2015 e dalle due del 2018 in quanto, almeno in quell’area, non c’era un evidente clima da stato di assedio con il dispiegamento di posti di blocco e presenza diffusa di militari.

La delegazione ha registrato immediatamente tale evidente cambiamento dei dispositivi repressivi e di controllo, valutandolo positivamente anche se tale allentamento del controllo sul territorio prima delle elezioni era stato preceduto da un attacco all’HDP attraverso la minaccia che fosse dichiarato illegale (per questo si presentava alle elezioni come sinistra verde, YSP) e i numerosi arresti di candidati alle elezioni, giornalisti e attivisti curdi nelle settimane precedenti le elezioni, che hanno mostrato ancora una volta il volto repressivo del regime di Erdogan nei confronti dei rappresentanti del popolo curdo.

Il clima registrato faceva comunque presagire che finalmente fosse reale la possibilità di un passaggio politico, verso la fine del ventennio Erdogan, fatto supportato anche da alcuni sondaggi che prevedevano una sua sconfitta al prima turno e l’affermazione del candidato Kemal Kılıçdaroğlu della coalizione.

La sera del 13 maggio ci siamo riuniti con un rappresentante dell’HDP in albergo dove erano presenti 5 rappresentanti del partito della Rifondazione Comunista, tra cui il segretario Maurizio Acerbo, ci hanno raggiunto l’avvocata del partito Radicale Gemma Gasponi e due militanti libertari Giulia Cavalli di Susa e Nicola Alessandro Arboscelli dalla Sicilia.

Il compagno dell’HDP, dopo aver esposto il comportamento che avremmo dovuto tenere ai seggi – ovvero che avevamo fatto richiesta di accredito all’ambasciata di Roma che non aveva fatto in tempo a inviarcelo ma che ci aveva assicurato che l’avrebbe inviato per tempo in Turchia – ci ha informato che l’indomani ci saremmo dovuti dividere in tre gruppi di tre persone e uno da cinque. Noi Cobas abbiamo deciso, anche in funzione della conoscenza dell’inglese, di fare due gruppi: Cosimo, Franco e Renato che sarebbe andato nel distretto di Midyath a circa 60 km a est di Mardin e l’altro gruppo con Davide, Diana e Domenico che sarebbe andato nel distretto di Nusaybin a sud-est di Mardin verso il confine con la Siria.

L’altro gruppo composto dall’avvocata e dai due compagni sarebbe andato a ovest nel distretto di Derik, mentre i 5 di R.C. sarebbero restati a Mardin.

La mattina del 14.05 siamo partiti puntuali, qui sotto le due relazioni dei nostri due gruppi:

distretto di Midyat e Nusaybin/Nisidis

DISTRETTO DI MIDYAT (Cosimo, Franco e Renato) Siamo partiti con Omer il nostro referente, insegnante di inglese e ex sindaco HDP di una “circoscrizione” di Mardin. Arrivati alla sede del YSP di Midyat abbiamo conosciuto Kamuran, candidato al parlamento del YSP, la rappresentante del HDP locale, l’avvocato che ci avrebbe accompagnato nel controllo dei seggi ed altri rappresentati di YSP che avrebbero costituto il gruppo di Osservatori. Ci siamo recati in un seggio a Midyath e successivamente ci siamo spostati a est a controllare altri seggi presso i paesi di Dargecit e Zengam. Di mattina non c’erano posti di blocco sulle strade e la presenza dei militari era all’esterno dei seggi e delle scuole contrariamente al passato dove era pesante la presenza di militari armati anche all’interno dei seggi elettorali. La partecipazione popolare era evidentemente alta e c’era un clima apparentemente senza troppa tensione. Abbiamo registrato in due seggi alcuni contrasti per il voto di persone anziane o disabili che avrebbero dovute essere accompagnate al voto nella cabina elettorale.

Essendo una doppia elezione presidenziale e parlamentare le due schede elettorali erano inserite in una busta che dopo il voto poi veniva inserita in urne trasparenti.

La nostra delegazione era piuttosto numerosa (altre due auto oltre la nostra) e sicuramente il lavoro di verifica (e anche, indirettamente, di visibilità o “propaganda) è stato effettuato dal candidato Kamuran e la nostra presenza era mediata dalla delegazione YSP/HDP.

Non ci sono stati problemi da riportare fino al rientro a Midyat dove in un ceck-point abbiamo avuto un controllo di polizia, ci hanno preso e controllato i passaporti e da lì hanno cominciato a seguirci e a noi non hanno più fatto entrare nei seggi. C’è stata una trattativa da parte dei compagni curdi per cui siamo entrati nelle scuole ma rimanevamo a osservare fuori dalla porta delle aule-seggi elettorali.

Qualche tensione c’è stata nell’ultimo seggio dove la polizia ha tentato di impedire l’entrata nella scuola a tutta la delegazione su comando del preside della scuola appartenente al sindacato collegato al partito AKP. Dopo che si era arrivati quasi allo scontro fisico con il deputato e l’avvocato che li accompagnava che pretendevano di entrare, come previsto dalla legge, alla fine si è concordato che potessero entrare per verificare, noi siamo rimasti all’esterno della scuola.

Al termine delle elezioni alle ore 17 siamo rientrati nella sede YSP di Midyat.

A livello nazionale YSP/HDP hanno organizzato un sistema indipendente di rilevazione dei voti rispetto ai dati ufficiali forniti dal ministero degli interni e sin da subito i risultati sono apparsi diversi e discordanti con quelli veicolati dalla TV visto che davano Kilicadroglu in vantaggio rispetto a Erdogan.

Successivamente siamo rientrati a Mardin (seguiti a lungo da auto di polizia in borghese) e Omer ci ha portato nella sede dell’HDP dove c’era la delegazione RC che era stata bloccata al primo seggio, mentre Gemma, Giulia e Nicola sono riusciti a controllare nel distretto di Derik tutti i seggi previsti e erano già ripartiti per Diyarbakir.

NISIDIS/NUSAYBIN, PROVINCIA DI MARDIN Davide, Diana e Domenico. Siamo arrivati a Nusaybin senza troppe difficoltà o controlli, al contrario dell’altro gruppo come osservatori eravamo solo noi con la nostra guida. Abbiamo iniziato a controllare i primi 4 seggi senza troppi problemi, come concordato la sera prima quando ci chiedevano un attestazione ufficiale abbiamo dichiarato che avevamo fatto richiesta all’ambasciata di Roma e che non avendola ricevuta in tempo, contattando l’ambasciata prima di partire ci avevano assicurato che avrebbero inviato loro i nostri accrediti. Abbiamo osservato che le votazioni procedevano regolarmente senza grandi problemi, con grande affluenza. Al quinto seggio elettorale ci hanno fatto problemi, ci hanno chiesto i documenti per verificare gli accrediti o se eravamo giornalisti, senza ulteriori problemi abbiamo proseguito a visitare i seggi. Al sesto (probabilmente erano stati avvisati) la polizia ci ha di nuovo chiesto i documenti e ci hanno fatto osservare i seggi, abbiamo preso un tè con i compagni nell’aula del preside e all’uscita ci hanno di nuovo identificato e fotografato i nostri passaporti e poi hanno chiesto il numero di telefono del nostro referente. La situazione stava diventando non semplice per lui, soprattutto dopo la telefonata ricevuta dalla polizia, per sapere dove eravamo, se avevamo altre scuole da visitare ecc, così abbiamo concordato di interrompere il giro di controllo, per cui nel primo pomeriggio siamo tornati a Mardin.

ALCUNE OSSERVAZIONI: Dalla domenica sera non abbiamo più avuto contatti con rappresentati HDP, che come rappresentanti dei COBAS ritenevamo necessari per un confronto politico con HDP, pur comprendendo la situazione complessa a causa degli arresti che avevano preceduto le elezioni e per il clima successivo ai risultati elettorali.

Riteniamo molto importante la solidarietà internazionalista, soprattutto per i compagni e le compagne curde, ma anche per i Cobas.

Renato Franzitta (PA), Franco Coppoli (TR), Diana Di Lollo (Sulmona), Cosimo Quaranta (BR), Domenico Ranieri (Vasto), Davide Restelli (RM)

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