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Kurdistan

I nuovi giochetti della Turchia in Siria

Recep Tayyip Erdoğan e il suo AKP attualmente preparano nuovo piani per la Siria, la Siria del nord e il Rojava. Nei giorni passati si è sempre parlato del fatto di proseguire eventualmente l’operazione Scudo dell’Eufrate dichiarata conclusa dandole un nuovo nome. A questi piani sono collegati anche gli USA. Ma mentre la Turchia ricomincia a tracciare i suoi piani sulla Siria con gli USA, allo stesso tempo ne soffrono le relazioni con la Russia.  Inoltre attualmente la Turchia accelera la sua politica della modifica demografica della regione di Shehba nel nord della Siria.

Un nuovo fronte contro la Russia

Nei giorni scorsi la Turchia aveva dichiarato conclusa la sua operazione di occupazione nel nord della Siria, la cosiddetta operazione “Scudo dell‘Eufrate “. Per tale dichiarazione dovrebbe essere stata determinante la pressione internazionale sul governo turco, partita in particolare dalla Russia, dagli USA e dall‘Iran. Ma nonostante il fatto che l’operazione sia stata dichiarata conclusa, continua l’occupazione di città come Jerablus (Jarablus), al-Rai, Azaz, Soran, Dabik, Exterin e al-Bab da parte dell’esercito turco. Inoltre il Presidente del Consiglio dei Ministri turco Binali Yıldırım ha dichiarato che l’operazione potrebbe continuare con un nome diverso. E ieri il Presidente Erdoğan alla fine ha dichiarato che finora è stata conclusa la prima parte dell’operazione Scudo dell’Eufrate e che l’operazione proseguirà.

Queste dichiarazioni in parte contraddittorie per bocca di rappresentanti dello Stato turco vengono contemporaneamente accompagnate da passi pratici. Così dopo il colloquio tra il Ministro della Difesa Fikri Işık con i suoi colleghi dagli USA il mese scorso è diventato chiaro che determinati passi per la prosecuzione dell’occupazione della Siria sono stati avviati. Dopo questo incontro a molti gruppi armati frammentati in Siria, attivi in particolare nelle regioni di Idlib, Hama, Homs, Latakia e Aleppo, è stato trasmesso il messaggio che dovrebbero ritrovarsi sotto lo stesso tetto, che è attesa un’attività militare maggiore da parte di questi gruppi. Solo sei ore dopo l’invio di questo messaggio, dodici gruppi di Hama, Homs, Latakia e Aleppo hanno dichiarato di aver fondato un’organizzazione di riferimento e che d’ora in avanti agiranno insieme. Parte di questa unione sono gruppi come l’Esercito Libero di Idlib, Jaysh al-Izza, Jaysh al-Nasir, Jaysh al-Nuhbe, e la 23° Divisione, nonché due gruppi turkmeni.

Gli USA in precedenza avevano minacciato gli oppositori siriani che il sostegno per loro sarebbe stato interrotto se i gruppi citati non fossero in grado di mettersi insieme. Che ora l’unione si verifichi poco dopo i colloqui tra la Turchia e gli USA indica che l’AKP nel conflitto siriano punterà di nuovo in modo maggiore sugli USA e che non ha messo agli atti i suoi piani contro il regime di Assad.

Le brigate turkmene che fanno parte dell’unione, hanno il loro centro a Latakia. Nell’anno 2015 questi gruppi in una regione che viene chiamata montagna turkmena, con l’appoggio della Turchia avevano avviato un’operazione contro le forze del regime siriano. Nell’ambito di questi attacchi poi nel novembre 2015 è stato abbattuto il jet russo, il cui pilota è stato poi assassinato da un capo delle brigate turkmene. Gli attuali sviluppi rendono chiaro che la Turchia nell’alleanza con Mosca non è riuscita a ottenere quello che sperava per la Siria, motivo per cui cambia l’ennesima volta il fronte e cerca di prendere posto accanto agli USA contro l‘alleanza Russia-Iran-Siria.

Attacchi a Damasco, Hama e Homs sono parte della nuova alleanza

I passi descritti dopo l’ultimo incontro dei due Ministri della Difesa hanno portato a determinati risultati. Così questa unione dei diversi gruppi armati ha già preso il suo posto nei combattimenti a Damasco, Hama e Homs. Lì combattono fianco a fianco con i gruppi islamisti del Fronte al-Nusra e Ahrar al-Sham contro le forze del regime. Questa guerra contro il regime siriano allo stesso tempo equivalente in un certo modo a una dichiarazione di guerra alla Russia. Non è escluso che i combattimenti si allarghino ancora e che coinvolgano città come Latakia. Alcuni valutano le nuove azioni combattimento anche come il tentativo di proteggere la regione di Idlib, che si trova sotto il controllo dell‘opposizione, da attacchi da parte delle forze del regime.

Gli USA e la Turchia perseguono gli stessi obiettivi?

Con l’unione dei gruppi di opposizione nella guerra civile siriana, gli USA e la Turchia perseguono due obiettivi diversi. Gli USA, oltre alla collaborazione militare con le Forze Siriane Democratiche (FSD) nella lotta contro IS, puntano a trovare un secondo partner militare in Siria. Vogliono condurre la collaborazione con enrambi i gruppi in parallelo. Così si vuole garantire che da Derik a est fino a Idlib a ovest ci sia un territorio collegato nel nord della Siria sotto il controllo di gruupi con i quali gli USA possano collaborare. La Turchia invece punta a impiegare i gruppi riuniti nella nuova organizzazione di riferimento contro la Federazione Siria del Nord e il Rojava. Già ora da parte di gruppi armati sotto il controllo della Turchia, ci sono continui attacchi contro i territori curdi nella regione di Shehba.

Il territorio di Shehba: attacchi ai territori curdi e la politica del cambiamento demografico

Secondo l’idea della Turchia, questa alleanza deve operare soprattutto nelle regioni di Afrin e Shehba. In ogni caso gran parte dei gruppi in questa alleanza si è sistemata nelle caserme nella regione di Shehba. Da lì quotidianamente attaccano villaggi che si trovano sotto il controllo delle unità di difesa curde. Contemporaneamente vengono ricollocati miliziani di altri gruppi islamisti e i loro parenti da Hama o Homs nella zona di Shehba. Così si modifica in modo durevole la composizione demografica della zona. Attualmente, solo per fare un esempio, ne è colpito il villaggio di Şudud. Lì finora sono state insediate circa 40 nuove famiglie, mentre a 20 famiglie curde è stato dato un ultimatum perché lascino il loro villaggio natale. Anche in altri villaggi ci sono analighi piani di ricollocamento che si vogliono mettere in pratica a breve.

Il piano sunnita-turkmeno da Ankara

A presindere da quale sia l’alleanza internazionale nella quale si trova la Turchia, ha sempre mantenuto il suo obiettivo a lungo termine, ossia quello di allevare una generazione sunnita-turkmena sotto il suo controllo. Così agiscono anche in questa nuova alleanza nata a febbraio su desiderio di Ankara e di Washingtons, gruppi militari turkmeni agiscono con un proprio ordine del giorno. Nelle file di questi gruppi sono comunque attivi i servizi segreti turchi MIT.

Negli ultimi giorni inoltre il gruppo Liva Suleyman Shah ha fatto parlare di sé. In futuro questo gruppo probabilmente avrà il compito di riunire i diversi gruppi combattenti turkmeni sotto la loro egida e di renderli parte dell’intervento turco in Siria. Interessanti sono gli obiettivi di questo gruppo. Perché chiede uno „Stato turkmeno islamico“. Questo testimonia del fatto che i gruppi con i quali la Turchia lavora in Siria, alla fine die conti non sono così lontani dalla mentalità di IS – un ex-alleato della Turchia.

di Seyit Evran

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