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Interviste

La Turchia prima o poi dovrà lasciare la Siria

Sabato scorso almeno 30.000 persone hanno festeggiato il capodanno curdo Newroz. Le due marce per i festeggiamenti si sono caratterizzate con proteste contro il Presidente turco Erdogan e il suo governo e i divieti di simboli e bandiere curde. Anche Salih Muslim, co-presidente del Partito dell’Unione Democratica (PYD) ha preso parte ai festeggiamenti e ha parlato con Hüseyin Dogru di Kom News. Muslim ha parlato della situazione attuale a Manbij, del ruolo della Turchia nel conflitto siriano e del divieto di bandiere e simboli curdi da parte della Germania, che riguarda anche il suo partito.

Qual è la situazione attuale a Minbic (Manbij)? Può darci più informazioni?

Le ultime informazioni sono che al momento la situazione è tranquilla. Al momento non ci sono noti eventi particolari. Le strutture locali continuano a svilupparsi. Da ultimo è stato eletto un consiglio cittadino. Il focus attualmente è incentrato sullo sviluppo di queste strutture. Tuttava Minbic continua a essere esposto al pericolo da parte della Turchia e delle bande con le quali collabora. Si trovano a circa 25-30 chilometri di distanza da Manbij e questo significa che potrebbero iniziare un’offensiva in qualsiasi momento. Qui dobbiamo stare attenti.

Le Forze Democratiche della Siria (FDS) hanno iniziato l’offensiva su Raqqa. Le bande sostenute dai turchi potrebbero sfruttarlo e attaccare Minbic. Anche le forze russe e statunitensi sul posto ne sono consapevoli e la presenza impedisce alla Turchia di farlo.

Le forze curde ovvero a guida curda come le FSD o il Consiglio Militare di Minbic (MMC) collaborano con la Russia, gli USA e l’esercito siriano. Che significato ha questo fatto e quali sono le Sue aspettative a questo riguardo?

Le FDS o MMC difendono il popolo siriano. Questa è la ragione per la quale definiamo le FDS come “unità di autodifesa“. Attualmente tutti sono focalizzati sulla lotta contro IS, in particolare a sud di Manbij. Per questo si trova sul posto anche l’esercito siriano, in particolare a sud di Manbij. Qui non ci sono scontri tra MMC e esercito siriano. Ma per via della presenza turca e di gruppi sostenuti dai turchi, l’intera situazione può cambiare.

La presenza turca in Sria è un’occupazione del nostro Paese e la Turchia ha collegamenti stretti con organizzazioni terroristiche come il Fronte Al Nusra, IS Ahrar Al-Sham. Questi gruppi e la Turchia sono collegati dalla stessa mentalità. Ed è qui che sta il problema vero e proprio: dovunque la Turchia rappresenti un pericolo, collabora strettamente con questi gruppi. Per questo l’MMC lavora insieme a Russia e USA. Fino a quando la Turchia e le sue bande non ci attaccano, non lo faremo neanche noi. Vogliamo evitare un’escalation militare, ma non sappiamo quale sarà la prossima cosa che succederà.

Gli USA hanno rafforzato la loro presenza nella regione, in particolare nel Rojava. Cosa significa questo per il futuro del Rojava?

Come già citato, le forze turche sono occupanti in Siria. Non hanno alcuna ragione legittima di trovarsi in Siria. Spetta solo ai popoli della Siria trovare una soluzione dei problemi. La Turchia ha ricollocato turkmeni nelle regioni da lei controllate e così gioca con la demografia della regione. Abbiamo informazioni anche sul fatto che la Turchia chiama nella regione i suoi alleati di Homs e di altre città. Qual è l’obiettivo? Perché vogliono assediare Manbij? Se la Turchia ci attacca, ne trarrà profitto solo IS.

È vero che unità curde a Sheikh Maqsoud vengono sostenute, o addestrate da militari russi?

La situazione a Sheikh Maqsoud è del tutto diversa. Le FDS si trovano lì da circa cinque anni per proteggere la popolazione del quartiere. Diversamente da Manbij, lì per diverse volte ci sono stati scontri militari con l’esercito siriano. Le forze russe sul posto cercano di evitare un’escalation. Penso che resterà così per un po’, fino a quando la situazione si calma un po’.

Come valuta i colloqui di Astana?

L’obiettivo di questi colloqui era di negoziare una tregua. Ma non è stato veramente raggiunto. Perché? Perché non si potevano distinguere chiaramente gruppi moderati e gruppi terroristici. Per questo colloqui del genere sono problematici e non sono promettenti. Avremmo desiderato che anche le FDS prendessero parte a questi colloqui. Ma la Turchia ha fatto tutto quanto in suo potere per impedirlo, con la motivazione che non tratta con “terroristi“. Come si vuole trovare una soluzione al conflitto se noi, uno degli attori principali, non siamo parte di questa soluzione?

I “Rojava Peshmerga“ hanno attaccato le unità di autodifesa degli yezidi a Shengal (Sinjar). Sono state usate armi tedesche che sono state fornite per la lotta contro IS. Può darci una sua valutazione a questo proposito?

In premessa: una cosa come i “Rojava Peshmerga“ non esiste. La verità dietro questa definizione è che questi gruppi sono composti da unità speciali sottoposte al partito di Massud Barzanî, il KDP (Partito Democratico del Kurdistan) e da alcune bande arabe che periodicamente collaborano con IS. Tutti questi mercenari sono stati messi insieme e gli è stato dato il nome di “Rojava Peshmerga“.

Il nostro parere a questo proposito è che vogliono completare ciò che IS non è stato in grado di fare: vogliono combattere gli yezidi e scacciarli da Shengal. Questo non può essere in alcun modo accettato. Shengal appartiene agli yezidi, vivono lì da diversi secoli e quella zona è la loro patria. Hanno costituto delle loro unità per l’autodifesa.

Queste allo stesso tempo dovrebbero essere le uniche forze nella regione. Nessun altro dovrebbe trovarsi lì. Il KDP deve smettere di combattere gli yezidi. Gli yezidi hanno il diritto all’autodifesa e all’autogoverno. Il popolo curdo sarà dalla parte degli yezidi.

Abbiamo anche verificato che contro gli yezidi sono state usate armi tedesche. Ci sono prove a questo proposito. Abbiamo saputo che una delegazione tedesca si è recata nella regione per indagare sulla situazione.

Il divieto di simboli curdi in Germania veniva richiesto già da tempo. La scorsa settimana il Ministro degli Interni tedesco ha vietato quasi tutti i simboli di organizzazioni curde della Turchia, della Siria, dell’Iraq e dell’Iran. Questo comprende anche i simboli e le bandiere delle YPG, YPJ e del PYD. Cosa pensa a questo riguardo?

Non conosco motivi precisi per questa decisione. La decisione potrebbe essere stata presa su pressione da parte della Turchia oppure la Germania non vuole scontri con i cittadini turchi in Germania. Ma la verità è che molto tedeschi, o partiti e organizzazioni tedeschi rispettano questi simboli e ne riconoscono la legittimità. La Germania dovrebbe tenerne conto. Le organizzazioni citate combattono in terrorismo in Siria. Tutti i simboli e le bandiere sono schierati quotidianamente contro questi terroristi. La Germania e l’UE dovrebbero porsi una domanda semplice: cosa dovrebbe essere davvero vietato? Quelli che combattono contro il terrorismo o i terroristi e i loro sostenitori?

Se la Germania vuole proprio vietare qualcosa, allora che inizi con la Turchia. Tutti sanno da che parte stanno il governo e i suoi rappresentanti. Cercheremo di compiere tutti i passi legali contro questo divieto. Un gruppo di avvocati si sta già occupando della questione.

 

 Salih Muslim a colloquio con Hüseyin Dogru per KomNews

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