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Kurdistan

Il governo federale tedesco va incontro alla Turchia ed estende il divieto contro il PKK in Germania

Mentre i media parlano di un profondo screzio nelle relazioni turco-tedesche in occasione delle apparizioni elettorali di ministri turchi in Germania, dietro le quinte tutto va liscio come sempre. In occasione di manifestazioni curde a Hannover e Monaco di Baviera è emerso che il Ministero degli Interni (BMI) ha immediatamente risposto alle richieste del governo turco di procedere con maggiore forza contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Con un provvedimento del 2 marzo il numero di gruppi i cui simboli e le ci bandiere non possono essere esposti in pubblico in base al divieto contro il PKK in essere dal 1993, è notevolmente aumentato. Sono state elencate meticolosamente tutte organizzazioni delle quali si suppone che siano vicine al PKK. In questo ambito rientrano tutte le organizzazioni delle donne e quelle giovanili, come ad esempio l’Associazione degli Studenti del Kurdistan (YXK).

È particolarmente dirompente il fatto che per la prima volta anche partiti e associazioni curdi in Siria – nella fattispecie il partito PYD (Partito dell’Unità Democratica) e la forza militare YPG (Unità di Difesa del Popolo) – ricadono nel divieto di associazione in quanto sussunti come “propaggine estera“ del PKK. Queste ultime non solo vengono sostenute dalla Coalizione Internazionale nella lotta contro Stato Islamico in Siria, ma attualmente nella guerra civile siriana insieme ai gruppi di popolazione arabi e cristiani alleati, dimostrano di essere un’ancora della democrazia e della stabilità. Il modello della “Federazione Democratica Siria del Nord” portato avanti da queste forze, attualmente rappresenta una delle poche speranze per una pace duratura nella Siria scossa dalla guerra civile.

L’allargamento della lista di divieti da parte del BMI ha conseguenze di grande portata sul clima di politica interna in Germania. Significa un attacco diretto all’identità politica di circa 800.000 curde e curdi residenti in Germania e scardina in larga misura diritti costituzionali come la libertà di opinione e di associazione. Scontri frequenti con la polizia durante lo svolgimento di manifestazioni pacifiche sono predeterminati e politicamente voluti per mantenere in piedi l’idea di nemico immaginario di curde e curdi che sarebbero pronti alla violenza. Le conseguenze saranno altre centinaia di procedimenti penali per infrazione dell’articolo 20 della legge sulle associazioni per esibizione di simboli vietati.

Mentre il governo federale si mostra apparentemente contrario alle accuse di terrorismo in Turchia – attualmente contro il giornalista turco-tedesco Deniz Yücel – aumenta accuse del genere anche in Germania.

La dimensione dell’estensione della messa al bando del PKK nella politica estera

Oltre alle conseguenze dal punto di vista della politica interna, il listing dei partiti e delle associazioni curde ha anche gravi effetti di politica estera in Medio Oriente. La Turchia non nasconde che il suo ingresso in Siria serve soprattutto allo scopo di indebolire e distruggere le strutture curde/arabe di autogoverno nel nord della Siria. Da giorni l’esercito turco i suoi alleati mercenari attaccano villaggi nei dintorni della città di Minbic (Manbij) liberata dalle FSD. In ogni incontro internazionale la Turchia presenta la richiesta di mettere sullo stesso piano lo “Stato Islamico” e PYD/YPG come organizzazioni terroristiche. Con il suo listing di queste organizzazioni come propaggini del PKK, il governo federale ha dato seguito a questa richiesta e dato un salvacondotto alla Turchia per il suo modo di procedere neo-ottomano e distruttivo in Siria e anche in Iraq. In questo modo la Germania si schiera in contrapposizione anche rispetto agli USA, per realizzare in stretta collaborazione con la Turchia i suoi scopi geopolitici nella regione. In Iraq il governo federale tedesco arma i Peshmerga del Presidente curdo del Governo Regionale Massud Barzani, stretto alleato della Turchia. Loro reparti attualmente stanno attaccando nella regione di Shengal (Sinjar) le strutture di autogoverno e autodifesa costruite dagli yezidi. In questo quadro rientrano anche recenti notizie sul fatto che il gruppo industriale del settore degli armamenti Rheinmetall vuole partecipare con una quota del 40% alla produzione di carri armati in Turchia.

La Turchia attualmente è una dittatura nella quale si trovano in carcere oltre diecimila prigionieri politici, tra cui deputati del partito di opposizione HDP e sindaci curdi. Analogamente la maggior parte dei media di opposizione sono vietati e chiusi. Per la maggior parte serve come motivazione l’accusa di attività terroristiche per il PKK. Con l’estensione disposta dal BMI della messa al bando del PKK, il governo federale si schiera al fianco della Turchia e con il suo sostegno politico e il riarmo militare si rende corresponsabile della politica fatale del governo dell’AKP sotto il governo di Recep Tayyip Erdogan.

 

Comunicato stampa di AZADÎ e.V., Rechtshilfefonds für Kurdinnen und Kurden in Deutschland, e Civaka Azad, 09.03.2017

 

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