Connect with us

Hi, what are you looking for?

Retekurdistan.it
Retekurdistan.itRetekurdistan.it

Interviste

Turchia, Siria e Iran attaccano il Rojava con una nuova concezione: Ilham Ehmed

La co-presidente del Consiglio Democratico Siriano (MSD) Ilham Ehmed ha dichiarato che l’attacco ad Hasakah da parte delle forze del regime siriano è stato il risultato della “nuova concezione” concordata dai regimi di Turchia, Iran e Siria (Baath), aggiungendo che si tratta di un nuovo processo e di una nuova situazione. Ehmed ha detto: “Ma non è del tutto chiaro se questo è strategico (a lungo termine) o tattico (a breve termine). È evidente che vi è un grande gioco in corso, e lo stato turco ne è alla testa”.

Ilham Ehmed ha parlato con ANF sui retroscena del conflitto tra le forze del Rojava e quelle del regime siriano nella città di Hasakah l’ottavo (ultimo) giorno di combattimenti. (Il conflitto si è concluso il 23 agosto 2016 a seguito di un cessate il fuoco in accordo al quale le forze del regime siriano si ritireranno completamente da Hasakah).

Ilham Ehmed ha sottolineato che è stata la prima volta che il regime ha lanciato un attacco così pianificato contro il Rojava e ha detto: “Questo attacco è un attacco per il potere e l’occupazione. Si tratta di un attacco per usurpare la volontà del popolo costruita nel corso degli ultimi cinque anni. Per questo motivo la resistenza e la posizione onorevole contro questo attacco da parte della nostra gente e delle nostre forze continuano. Non faremo mai un passo indietro da questa posizione e non ci piegheremo mai”.


“Questo è un messaggio alla Turchia”


Ehmed ha affermato che le forze del regime hanno già lanciato attacchi contro città come Hesekê e Qamishlo in precedenza, ma che il livello di preparazione e l’obiettivo dell’attacco sono stati una novità. Sottolinea che questo attacco non è stato effettuato da un’unità locale o piccola, bensì con il decreto centrale del regime.
İlham Ehmed ha dichiarato: “Questo attacco è il risultato della ‘nuova concezione’ concordata dai regimi di Turchia, Iran e Baath. Si tratta di un nuovo processo e di una nuova situazione. Ma non è del tutto chiaro se questo sia strategico o tattico. È evidente che vi è un grande gioco in corso e lo stato turco ne è alla testa.

Il regime aveva evitato tali conflitti fino ad ora, e aveva tenuto in considerazione la delicatezza dei rapporti tra i curdi e lo Stato. Nonostante ci siano stati attacchi occasionali e ritorsioni nei loro confronti, questo uso di caccia da combattimento, o queste dichiarazioni sugli scontri, in cui si definiscono le forze di sicurezza nella regione “PKK”, dimostra come parlino la lingua dello Stato turco.

Così facendo, stanno mandando alla Turchia il messaggio: “Accetta che io resti al potere. Convinci i gruppi a te alleati a fare lo stesso. E io agirò come te e parlarò come te contro i curdi”. E la Turchia vuole prendere il suo posto nella politica di Damasco e essere di nuovo influente”.


“Il regime turco ha fatto delle promesse ma è solo tattica”

Ilham Ehmed ha aggiunto che la Turchia aveva fatto alcune promesse al regime in un quadro anti-curdo e ha proseguito:


“Finora, Erdoğan aveva definito Assad un dittatore. Ha sostenuto molti gruppi terroristici, tra cui ISIS e gruppi di opposizione e li fatti proseguire nella lotta contro il regime. La Turchia ha perso tutti i suoi amici nella regione e ha ripreso nuovi colloqui con il regime nella speranza di rinforzarsi, rinnovando la sua politica e bloccando il progetto del federalismo democratico guidato dai curdi. Hanno dichiarato a voce al regime che otterrano il sostegno dei gruppi di opposizione e hanno promesso di non opporsi a che Assad resti al potere. In cambio, hanno chiesto al regime di fermare i curdi. In linea con questo, hanno fatto una dichiarazione subito dopo l’attacco (a Hasakah) affermando che il regime aveva finalmente visto che i curdi costituivano una minaccia anche per loro”.
Ilham Ehmed ha sottolineato che lo Stato turco sta giocando di tattica, e ha proseguito:
“La Turchia non ha lasciato Aleppo neanche adesso. Nella pratica, lasciano il confine aperto e gruppi jihadisti e munizioni passano attraverso questo confine ogni giorno. Quindi, anche se cominciano una trattativa con il regime e dichiarano queste cose, in pratica continuano a fare lo stesso. Vogliono portare la guerra di nuovo nelle regioni siriane e del Rojava che sono state liberate da tutte le bande di jihadisti. la Turchia non ha interesse per la distruzione di ISIS e per la stabilità nella regione”.


“L’Iran sta conducendo la guerra nella pratica”

Ilham Ehmed ha affermato che il mandante politico dell’attacco a Hesekê è lo Stato turco, e l’Iran è l’esecutore materiale, e ha aggiunto:

“In realtà, la forza di combattimento principale a Hesekê è l’Iran. Quindi sono queste due forze che stanno direttamente attaccando. E’ stato sempre l’Iran che ha combattuto in precedenza a Qamishlo. L’Iran vuole organizzarsi nella regione. Vuole creare i propri gruppi tra gli arabi. In questo senso, vuole realizzare un proprio progetto in Siria attraverso gruppi vicini al regime. Questo è il motivo per cui la guerra lanciata a Hesekê in quest’ultimo processo viene sviluppata anche contro l’interesse del popolo arabo nell’amministrazione autonoma democratica, contro coloro che si uniscono alle forze democratiche della Siria e all’Assemblea siriana democratica, e che si entusiasmano al progetto di federazione democratica. Non credo che questa alleanza tra la Turchia, l’Iran e il regime siriano sarà permanente. Perché hanno molti conflitti politici e non sono conflitti che possono essere risolti. Ma per i propri interessi, si sono uniti contro i curdi perché vedono i curdi come una minaccia”.


“Il ruolo della Russia non è ancora chiaro”

Ehmed ha inoltre menzionato il ruolo della Russia nella nuova situazione e ha detto che la Russia sente di aver bisogno della Turchia dalla loro parte per determinare la situazione ad Aleppo, e che sono giunti a un accordo su alcune questioni. Ha detto che volevano stabilire se questo accordo facesse parte della nuova concezione: “D’altronde leggiamo il silenzio della Russia contro questo attacco da parte del regime come un’approvazione dello stesso. Ma speriamo che non sia così. La Russia deve chiarire il suo approccio. La Russia approva la distruzione delle regioni curde, e un attacco del genere contro una forza che ha combattuto ISIS e la frammentazione in Siria e ha sviluppato la democrazia? La Russia deve rispondere a questa domanda”.


“E’ possibile che si sviluppi una guerra molto distruttiva”

“Queste alleanze e questo attacco contro Hesekê sono pericolosi. Le forze egemoniche in Medio Oriente sono pronte ora a difendere tutti i tipi di terrore di ISIS per entrare in una guerra molto distruttiva, e rendere i popoli della Turchia una vittima in questa guerra, in un quadro contrario al progetto per la democratizzazione della regione iniziato in Rojava. D’altro canto il silenzio delle forze internazionali e della coalizione invece che una rapida reazione contribuisce alla possibilità che segua una guerra ancora più vasta.

“C’è la possibilità che in futuro gli interessi delle potenze internazionali si scontrino e che questo aprirà la strada a una guerra molto più estesa. Se si arrivasse a questo, nessuno sarà in grado di fermarlo. Per questo vi è un grande pericolo. Gli accordi raggiunti da Russia e Stati Uniti sulla questione di Aleppo e sulla questione della Siria in generale, e sugli accordi nella lotta contro l’ISIS possono essere interrotti da questa guerra. Questa situazione non è nell’interesse della Russia o degli Stati Uniti. Le forze della coalizione, entrambe le forze dovrebbero fare una valutazione urgente della situazione e dichiarare di stare con le forze democratiche che hanno prodotto progetti per la democrazia e prendere la fraternità dei popoli come base per il loro progetto”.


“Non ci piegheremo mai”

Ilham Ehmed ha così valutato l’atteggiamento del popolo di Hesekê contro gli attacchi: “Fino ad ora agli attacchi hanno resistito le YPG, le Asayish e le HPC. Naturalmente la posizione della popolazione è stata anche molto importante. La gente di Hesekê e soprattutto gli arabi hanno mostrato un atteggiamento veramente importante e prezioso. Molte persone finora sono state evacuate per motivi di sicurezza, e quelli che rimangono stanno resistendo”.


Ilham Ehmed ha dichiarato che l’attacco a Hesekê non poteva essere considerato un normale attacco di una parte sull’altra e ha concluso la sua analisi con le seguenti osservazioni: “Questo attacco è un attacco per il potere e l’occupazione. Si tratta di un attacco per usurpare la volontà del popolo costruita nel corso degli ultimi cinque anni. Per questo motivo la resistenza e la posizione onorevole contro questo attacco da parte della nostra gente e delle nostre forze continuano. Non faremo mai un passo indietro da questa posizione e non ci piegheremo mai. Ma speriamo che il regime lo capisca rapidamente e si renda conto che lo Stato turco vuole portarlo ancora una volta all’accordo [anti-curdo] di Adana (1998), e che non c’è nulla da guadagnare per loro da questo. Il regime deve riconsiderare questa decisione e spegnere il fuoco che hanno acceso. Se lo fanno, sarà la fine degli interessi dello stato turco nella regione”.

ANF

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

5X1000 a UIKI Onlus

5 x Mille a
Ufficio di Informazione del Kurdistan In Italia Onlus
Codice Fiscale: 97165690583

IBAN: IBAN: IT89 F 02008 05209 000102651599
BIC/ SWIFT:UNCRITM1710

Potrebbero interessarti anche:

Turchia

Memet Sıddık Akış, co-sindaco eletto del comune di Hakkari, è stato arrestato questa mattina e sostituito dal governatore di Hakkari. Il fascicolo investigativo utilizzato...

Siria

Definendo gli attacchi sempre più continui della Turchia come un tentativo di sabotare le elezioni, Salih Muslim ha affermato: “Il nostro popolo andrà alle...

Turchia

La deputata del partito DEM Ceylan Akça-Cupolo chiede un’indagine sullo sfollamento forzato della popolazione di Sur avvenuto dopo la distruzione del quartiere storico. Il...

Turchia

Condanne durissime contro l’Hdp. 42 anni a Demirtas, l’unico in grado di ridare forza e unità alla sinistra turca e curda. Prima del verdetto...