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Kurdistan

Caso di coalizione Böhmermann

Merkel sguinzaglia la Procura dello Stato: Contro il comico del canale ZDF si può indagare per lesa maestà di Erdogan-Autorizzazione concessa – la cancelliera Angela Merkel venerdì ha utilizzato proprio questa formulazione per scaricare la responsabilità per il caso Böhmermann alla Procura dello Stato a Magonza. Questa ora deve decidere se mettere in stato d’accusa il comico del canale ZDF in base al »paragrafo di lesa maestà« 103 del codice penale dei tempi del Kaiser o meno. In caso di condanna Jan Böhmermann potrebbe mettere in conto fino a tre anni di carcere e una pena pecuniaria. Se dovesse aggiungersi il reato di calunnia, potrebbero essere addirittura cinque anni di carcere.

Il pollice alzato di Berlino non sarebbe stato nemmeno necessario, perché il capo di stato turco Recep Tayyip Erdogan ha presentato anche querela in base al paragrafo 185 del codice penale per oltraggio. Questa deve essere comunque seguita dalla Procura di Magonza. Questa querela civile sarebbe anche andata avanti, se Merkel non si fosse resa aiutante nell’esaudire il despota turco. C’è da sperare che il giuristi di Magonza prendano la libertà di opinione, artistica e di stampa più sul serio della capa del governo. Il ruolo chiave di Erdogan nella strategia di Merkel nella blindatura dell’UE rispetto ai profughi non è nuovo. Un nesso con la sua decisione di ieri è evidente: mentre nella sua dichiarazione a Berlino Merkel ha fatto esplicito riferimento a intrecci economici con la Turchia e alla collaborazione nella NATO. Ma passato meno di un anno da quando la cancelliera dopo l’attacco terroristico alla redazione della rivisita Charlie Hebdo a Parigi aveva concesso la franchigia alla satira. La rivista con caricature di Maometto era diventata oggetto dell’odio di islamisti.

Il corpo del reato è una poesia pesante che Jan Böhmermann ha recitato nella sua trasmissione »Neo Magazin Royale« e che secondo la rappresentazione del moderatore voleva mostrare il confine tra satira ammessa e critica ingiuriosa. Iniziava con le parole »Sackdoof, feige und verklemmt, das ist Erdogan, der Präsident« [coglione, vigliacco e inibito, così è Erdogan il Presidente] e cresce drasticamente fino alla sodomia e a riferimenti alla pedopornografia. Nella precipitosa ubbidienza Merkel aveva formato il suo giudizio su questa farsa già in anticipo. Non da sola, ma insieme al Presidente del Consiglio dei Ministri turco Ahmet Davutoglu. Dopo una telefonata appena due settimane fa fece proclamare al portavoce del governo Steffen Seibert che i due avevano concordato sul fatto che si trattata di un »testo scientemente offensivo«.

Prima ancora che la cancelliera venerdì esplicitasse la sua »autorizzazione«, la polizia e il tribunale amministrativo di Berlino hanno attaccato il diritto fondamentale alla libertà di manifestare. Attivisti al mattino volevano manifestare con lo slogan »manifestazione di capre contro l’oltraggio« [N.d.T.: la poesia definisce il Presidente turco “Ziegenficker”, trad. “scopacapre”] recitando parti della poesia ingiuriosa davanti all’ambasciata turca e mostrarne estratti su manifesti. Richiamando la tutela della privacy la manifestazione è stata vietata.

Il riguardo in politica estera da parte della Merkel sarebbe un segnale assolutamente sbagliato, così ha dichiarato venerdì il vice-Presidente della ver.di Frank Werneke, che fa anche parte del Consiglio di Amministrazione del canale ZDF. Wernecke prosegue: »In Turchia vengono arrestati giornalisti, gettati carcere dopo processi spettacolo o espropriati media critici nei confronti del governo – questo stile politico antidemocratico il governo turco ora cerca di trasferirlo anche alla Germania. Il governo federale avrebbe dovuto dare un segnale contrario. Non lo ha fatto – questo è amaro.«

 

di Michael Merz

Jungewelt

Foto: Julian Stratenschulte/Ole Spata/dpa/Montage jW

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