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Kurdistan

Liberate Abdullah Öcalan!

Persone ferite intrappolate in sotterranei, civili bruciati vivi, bambini uccisi da armi da fuoco nelle strade, cadaveri di donne denudati per esibirli; lo stato e l’esercito turco  sono impegnati  in una guerra di uccisioni di massa, non contro i militanti del PKK, ma contro la popolazione civile curda, davanti agli occhi della comunità internazionale che non osa neanche condannare le atrocità.

Nel 17° anniversario dello spettacolare complotto internazionale del 15 febbraio 1999, in cui fu catturato Abdullah Öcalan, il capo del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), la guerra civile sta distruggendo il Kurdistan settentrionale e la Turchia. Ben consapevole del potere di Öcalan di dirigere la politica in guerra e in pace, lo stato turco lo ha isolato completamente dal mondo esterno fin dall’aprile del 2015, prima delle elezioni parlamentari e della massiccia escalation  della guerra che ha violentemente segnato la fine del processo di pace durato due anni e mezzo, iniziato da Öcalan.

Dopo essere stato costretto a uscire dalla Siria a causa della pressione dei turchi, Öcalan prima cercò di trovare asilo in Europa e fu costretto a lasciare l’Italia a causa delle minacce dei paesi europei che stavano dalla parte della Turchia, loro partner nella NATO. Mentre andava in Sudafrica, Öcalan fu sequestrato in Kenya e restituito  alla Turchia e in una furiosa collaborazione tra vari servizi segreti, compresa la CIA. La sua destinazione finale, e da allora sua dimora, era l’isola-prigione di Imrali.

Riferendosi a lui come all’ “uccisore di bambini”, i media turchi diedero il via a una massiccia campagna di propaganda, mostrando un Öcalan drogato, semi-cosciente, nel tentativo di mettere in ridicolo la lotta curda umiliando il suo leader.

In innumerevoli occasioni, i curdi hanno chiarito che la libertà di Öcalan è direttamente collegata alla libertà e alla pace in Kurdistan e in Turchia. Sebbene Öcalan abbia espresso molte volte la sua condanna di questo atto, più di 100 persone si sono auto immolate per protestare contro il suo imprigionamento. In innumerevoli occasioni il leader curdo ha messo in rilievo l’importanza del dialogo e del negoziato, annunciando vari cessate il fuoco unilaterali. Nel 2009, il giorno che segnava il 25°anniversario della lotta armata del PKK, Öcalan terminò il  “Piano d’azione   per i Negoziati.” La sua storica dichiarazione di Nawroz fatta nel 2013 mise effettivamente fine a una guerra violenta e annunciò l’era di “far tacere le armi e di lasciar parlare le idee e la politica.”

Il suo prolungato isolamento è uno strumento di guerra pianificato, usato dalla Turchia per indebolire psicologicamente i curdi, e anche per legittimare la sua illimitata  furia omicida contro la popolazione civile.

La Guantanamo europea: l’isola di Imrali

Per i primi 11 anni della sua carcerazione,  Öcalan è stato l’unico prigioniero di Imrali. Non meno di 1.000 soldati sorvegliavano la sua cella. La pena iniziale era stata la condanna a morte per altro tradimento, ma tre anni dopo la sua cattura, in Turchia venne abolita la pena di morte grazie alle pressioni dell’UE, dove all’epoca la Turchia voleva disperatamente entrare. Questo significò che la sua punizione a vita  sarebbe terminata con la sua morte in carcere.

Un’atmosfera di maltrattamenti psicologici e di tortura  governa  il regime di sicurezza di Imrali. Öcalan riceve soltanto informazioni censurate, dall’esterno, e gli è stato negato per anni qualsiasi contatto umano, comprese le strette di mano.

Migliaia di attivisti curdi, sia in Europa che nelle prigioni turche, si sono impegnati a fare parecchi scioperi della fame, alcuni durati 68 giorni, allo scopo di aumentare la consapevolezza circa le condizioni di Öcalan. Soltanto dopo settimane di digiuno da parte di attivisti curdi per attirare l’attenzione sui segnali che Öcalan stava venendo lentamente avvelenato, il Comitato per la prevenzione della tortura, (CPT) dell’UE, nel 2007 accettò di esaminare le condizioni di salute di Öcalan. A Imrali vengono violati i diritti umani impunemente, cosa che ha portato alcuni a definirla la “Guantanamo dell’Europa” (E’ un’isoletta turca  che si trova nella parte meridionale del Mar di Marmara, n.d.t).

Fin dal 2011 a Öcalan è stato negato di contattare i suoi avvocati e la sua famiglia dal 2014. I suoi avvocati sono costantemente tormentati, minacciati e messi in prigione.

Delegazioni politiche hanno potuto visitare Öcalan  in brevi incontri nel quadro del processo di pace iniziato da lui. Per quasi un anno è stato totalmente isolato – gli sarebbe potuta capitare qualsiasi cosa.

Fin dalla metà  2012 si sono tenute veglie quotidiane davanti al Consiglio Europeo di Strasburgo per la libertà di Öcalan. Ogni settimana, un gruppo diverso di attivisti si accampa di fronte al Consiglio. In una prolungata campagna mondiale guidata dall’Iniziativa Internazionale denominata “Libertà per Öcalan – Pace in Kurdistan,” sono state raccolte più di 10,3 milioni di firme per la sua libertà. Tra i firmatari ci sono: Noam Chomsky, Arundhati Roy, Jeremy Corbyn, e Antonio Negri, e anche parlamentari, scrittori, filosofi, e attivisti.

Mentre migliaia di attivisti di tutto ilo mondo manifestano quest’anno per la sua libertà, l’attivista ed ex avvocato di Nelson Mandela, il giudice Essa Moosa, guiderà una delegazione internazionale a Imrali per chiedere un incontro con Öcalan per ricominciare il processo di pace. Il giudice  dichiara:

“Crediamo che Öcalan possa svolgere un ruolo molto importante per la risoluzione della questione curda in Turchia, nello stesso modo in cui ha fatto il Presidente Nelson Mandela in Sudafrica.”

Mentre lo stato turco gode dell’appoggio della NATO e dei paesi dell’Unione Europea,  Öcalan  non ha neanche un accesso adeguato ai media. E’ impossibile negoziare una soluzione di un conflitto che dura da 40 anni, stando in isolamento. Per usare le parole di Nelson Mandela: “Nessun uomo può negoziare se è in catene!”

Non soltanto Öcalan continua a essere considerato la voce politica di milioni di curdi oppressi, ma è anche una persona che ha un impatto intellettuale e che è autore di almeno 40 libri, molti dei quali scritti in prigione. Le sue opinioni filosofiche hanno subito un massiccio mutamento di paradigma, dimostrando una notevole creatività intellettuale e una forza di volontà malgrado subisca condizioni disumane.  Öcalan ha criticato pesantemente se stesso e il suo  partito per le pratiche autoritarie usate nelle fasi iniziali. Si è scusato pubblicamente per molte azioni. Le sue analisi della natura del potere, del patriarcato, dell’ordine economico globale, degli stati-nazione e dei problemi ecologici, non soltanto gli hanno fatto ottenere una fiducia anche maggiore tra i Curdi, ma più di recente hanno coinvolto filosofi e movimenti radicali in tutto il mondo.

Anche se soltanto pochi dei suoi libri sono stati tradotti in lingue europee, molta gente ha cominciato a occuparsi del suo pensiero, dai movimenti  latino-americani di gente comune ai gruppi progressisti di sinistra in Medio Oriente e alle donne di tutto il mondo. Negli scorsi anni, persone come Immanuel Wallerstein e David Graeber hanno scritto prefazioni  ai suoi libri, mentre filosofi come David Harvey, Slavoj Zizek, e John Holloway hanno dichiarato l’immenso valore degli scritti di Öcalan per il cambiamento radicale in Medio Oriente, oltre al Kurdistan.

Il fatto che le proposte di Öcalan trovino il favore di così tanti gruppi in tutto il mondo, ovviamente minaccia l’ideologia dello stato turco e  dei suoi complici. Di recente, Resat Baris Ünlü, un professore turco dell’Università di Ankara è stato accusato di promuovere il terrorismo quando ha fatto una domanda ai suoi studenti, durante  gli esami,  riguardo allo sviluppo del pensiero di Öcalan. L’accusa ha percepito questa domanda come pericolosa e sovversiva perché legittima il pensiero di Öcalan e fa capire che è un leader politico.

Si è scritto molto riguardo al “confederalismo democratico” di Öcalan come alternativa allo stato-nazione, un sistema che attualmente si sta attuando in parti diverse del Kurdistan, soprattutto nel Rojava. Tuttavia, per molte persone che intendono la sua posizione solamente come quella di capo carismatico, il significato emotivo che per milioni di Curdi è connesso con  lui, è incomprensibile.

Migliaia di persone hanno passato del tempo con lui nella Valla della Bekaa in Libano e a Damasco. Innumerevoli persone comuni hanno ricevuto l’istruzione da lui e lo hanno conosciuto da vicino. Al contrario dei leader curdi ricchi e corrotti, che vengono scelti dai governi occidentali  e da stati come la Turchia in quanto “veri rappresentanti” dei Curdi, Öcalan è figlio di una famiglia povera e ha condotto una vita molto modesta quando era a capo del PKK. Le sue dichiarazioni che era un movimento popolare erano rafforzate dal suo stile di vita e dall’approccio che aveva verso le persone.

Specialmente verso le donne Öcalan è sempre stato un compagno, che non le considerava mai come amanti, madri, sorelle o figlie, ma come loro stesse. Sottolineava sempre che le donne sono la forza più democratica e che la lotta per la libertà verrà condotta dalla rivoluzione delle donne. Molte delle donne che ora combattono contro lo Stato Islamico si sono unite alla lotta dopo aver incontrato Öcalan  ed essere state influenzate dal suo rispetto e fiducia nei confronto del potere delle donne e dalla sua profonda analisi del patriarcato, iniziando con la famiglia curda e fino al sistema globale. Nella regione autonoma denominata Rojava ( è il Kurdistan siriano o Kurdistan occidentale, n.d.t.), dove è in corso una rivoluzione guidata dalle donne, molte  anziane custodiscono come un tesoro vecchie fotografie di riunioni per l’istruzione  e assemblee dove compare Öcalan, mentre ora giurano di sconfiggere il gruppo Stato Islamico organizzando le forze femminili. Dicono che la rivoluzione delle donne del Rojava era iniziata con il suo arrivo, decenni fa. Kobane era stata la prima destinazione del leader curdo.

Con gli scritti teorici di Öcalan e la sua pratica e anche con il suo appoggio incondizionato alle donne, il movimento femminile curdo è oggi diventata una delle forze più dinamiche e radicali di cambiamento in Medio Oriente.

Pochi capi sarebbero riusciti a convincere milioni di persone a optare per la democrazia radicale invece che per uno stato nazione, allo stesso tempo incentrando il discorso della liberazione sul potere delle donne, cominciando di nuovo dalla pace e dalla riconciliazione con tutti i popoli del Medio Oriente e contemporaneamente facendo dell’ecologia un pilastro fondamentale nella lotta per la libertà. Öcalan ha creato una comunità di milioni di individui risoluti, coraggiosi e determinati, con un progetto politico che è diventato una luce splendente di speranza per la pace in Medio Oriente. Questa fiducia nelle comunità è ciò che trascina la gente verso di lui.  La sua guida produce e riproduce un’intera società  di leaders che si autodeterminano, con    le donne in prima linea. L’autonomia democratica e le lotte per  l’autogoverno, accompagnate da resistenza coraggiosa in diverse parti del Kurdistan, sono il loro pratico manifesto di questo.

Malgrado tutti i tentativi di isolare Öcalan dal popolo curdo, rimane indiscusso, anche da parte dei suoi più grandi nemici, il fatto che è considerato il rappresentante politico da milioni di Curdi. Il prolungato isolamento totale in questo periodo di guerra dimostra che una delle più grosse minacce per lo stato curdo è la sua voce. In quel senso, come dice Huey Newton: “Si può imprigionare un rivoluzionario, ma non si può imprigionare la rivoluzione.”

Liberate Öcalan!

Di Dilar Dirik

Dilar Dirik, di 23 anni, fa parte del Movimento delle donne Curde. E’ scrittrice, e dottoranda al Dipartimento di Sociologia dell’Università di Cambridge.

Originale: TeleSUR English

Traduzione di Maria Chiara Starace

 

 

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