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Comunicato:Identificati i curdi che hanno manifestato oggi a Montecitorio per Kobane

Sono stati identificati e rilasciati verso le 21.40 una quindicina di curdi che hanno manifestato oggi davanti a Montecitorio, provando poi a entrare nell’ingresso, per attirare l’attenzione del Parlamento sul rischio di genocidio nella città di Kobane nel Kurdistan siriano, sotto attacco delle bande dello stato Islamico (IS) sostenute e appoggiate dalla Turchia. I

giovani, tutti richiedenti asilo e rifugiati politici, erano stati condotti al commissariato Trevi al termine della manifestazione, assistiti dall’avvocata Simonetta Crisci di Senzaconfine e alla presenza dell’On. Erasmo Palazzotto di SEL; qualche momento di tensione davanti a Montecitorio, che molta stampa non ha esitato a definire “assalto a Montecitorio”, “aggressione”.

In realtà l’aggressione la subiscono loro, i kurdi, da centinaia di anni; e anche in Italia, dopo anni di manifestazioni regolari e autorizzate, di fronte al silenzio e all’indifferenza, se non all’ignavia della comunità internazionale di cui l’Italia fa parte, hanno provato a farsi sentire così, in maniera pacifica ma determinata.

Dentro quello stesso palazzo che si è prontamente chiuso a riccio di fronte alle loro legittime richieste di attenzione, il sottosegretario agli esteri Giro aveva appena risposto per iscritto a un’interrogazione di Scagliusi e altri sulla situazione a Kobane e sull’appoggio della Turchia a ISIS, riuscendo a non nominare quasi la parola “curdi”, se non in relazione alla parte irachena, in un capolavoro di equilibrismo che conferma ancora una volta la sudditanza del governo italiano alle politiche neocoloniali della NATO e dei suoi alleati in Medio Oriente (vedi la Turchia).

Suonano vuote le parole conclusive del Governo italiano: “Continueremo a seguire ciò che sta avvenendo in Siria e Iraq con il massimo impegno, di concerto con i nostri partner internazionali, con l’auspicio che tragedie quali quella che sta avvenendo a Kobane abbiano presto a cessare”. Sarebbe meglio decidere qualche misura concreta per evitare le tragedie, invece che prendersela con i curdi che manifestano la loro preoccupazione nelle nostre piazze.

Roma, 2 ottobre 2014 Rete italiana di solidarietà con il popolo kurdo

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