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Retekurdistan.it | 16 dicembre 2019

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Iran: “La polizia non si aspettava che la situazione diventasse così seria”

Iran: “La polizia non si aspettava che la situazione diventasse così seria”

26 novembre 2019


Athena, 30 anni, è una Social Media Manager e attivista per i diritti umani e i diritti delle donne proveniente dall’Iran che vive in Turchia. Ha iniziato la sua attività politica nel 2008 con la campagna per il candidato riformista Mirhossein Mousavi. Dopo le elezioni, quando il Presidente di lungo corso Mahmoud Ahmadinejad rivendicò a sé le vittoria, prese parte alle proteste in tutto il Paese, a assemblee co-organizzate e interventi di opposizione nella sua università a Teheran. Negli ultimi anni la sua attività nel Paese si è limitata a far crescere la consapevolezza sul destino dei prigionieri politici e la situazione generale in Iran. Come attivista per i diritti delle donne traduce libri e partecipa all’organizzazione di campagne politiche nel Vicino Oriente.

In Iran da venerdì 15 novembre è in corso una rivolta massiccia. Come è stato possibile che un aumento del prezzo della benzina facesse scoppiare proteste così imponenti?
Da anni il governo raziona la benzina. Con il prezzo di 10.000 Rial iraniani (0,27 €) al litro. Venerdì sera hanno reso noto che il nuovo prezzo sarà di 15.000 Rial iraniani (0,41 €) al litro. Questo prezzo vale per 60 litri al mese. Se ne serve di più, viene venduta a 30.000 Rial iraniani (0,82 €) al litro. È il triplo del prezzo originario. Per la maggior parte delle persone in Iran questa è stata una notizia terribile. La difficile situazione economica ha già costretto la gente in ginocchio. Molte persone hanno iniziato a fare lavori aggiuntivi per piattaforme di taxi simili a Uber come Snap e Tap30 – e così questo aumento del prezzo si è sentito subito. Nella provincia di Chuzestan, con una maggioranza araba, molte persone non possono bere la loro acqua corrente, diversamente dal resto del Paese. La gente lì deve comprare la sua acqua da autobotti. Il prezzo per autobotte per via dell’aumento dei prezzi è raddoppiato. E questo è avvenuto già il mattino dopo la notizia. Per molte persone quindi la vita quotidiana diventaterebbe estremamente cara – e la gente è entrata nel panico.

Come ha iniziato a protestare la gente?
Nella notte dell’annuncio la gente ha reagito sui social media – su Twitter e su Instagram. Instagram in realtà è l’unico dei social media che in Iran non è stato bloccato.

Alcune persone hanno espresso la loro rabbia, altre hanno chiesto ai loro follower di fare qualcosa. La gente ha iniziato a diffondere messaggi su come sarebbe scesa in strada e avrebbero lasciato lì le loro macchine, ispirata da proteste in altri Paesi. I primi video che ho visto erano di Isfahan, dove la gente nelle sue macchine suonava il clacson e non si muoveva. Poi sono nati altri video. Le persone bloccavano le strade con piccoli sassi, si mettevano sedute sull’autostrada e così via. Hanno iniziato a riunirsi nelle strade principali, anche senza le loro macchine.

La repressione statale è iniziata subito? E contro chi era rivolta?
In effetti è stata una piccola sorpresa. La gente non si aspettava che avrebbero partecipato in tanti e la polizia non si aspettava che la situazione diventasse così seria. Prima negli slogan si parlava di corruzione e di come lo Stato ha perso il denaro del petrolio e di come adesso vuole prendere i soldi dalla gente, con riferimento alla situazione economica e a tutti gli scandali di corruzione del governo dell’ultimo periodo. Gridavano anche che il governo manda i suoi soldi in Palestina e che i soldi devono andare a beneficio della popolazione. I manifestanti non si sono coperti il volto come in passato. Inizialmente era davvero una protesta tranquilla e pacifica.

A poco a poco è intervenuta la polizia e c’è stata un’immagine che mostrava persone che coprivano le telecamere che controllano il traffico. La violenza quel pomeriggio ha iniziato a crescere. Uno dei primi video mostra la Guardia Rivoluzionaria a Mashhad. La persona che riprende ha detto che la Guardia rompeva finestrini e si vedono macchine con i parabrezza rotti che sono circondate da loro. Questo è successo sabato sera. La gente si aspettava che la polizia e la Guardia Rivoluzionaria avrebbe iniziato a reprimere come di consueto, ma evidentemente le persone non avevano più paura. Sono rimaste e si sono opposte, e in risposta la Guardia è diventata più aggressiva. Studenti universitari a Teheran e in altre città si sono uniti alle proteste e sono stati arrestati, portati fuori dalle università con le ambulanze. Non sappiamo cosa gli succederà ora. La gente a Shiraz ha dato fiori alla polizia, cosa alla quale è stato risposto con gli idranti. A Kermanshah, in Kurdistan, la gente ha respinto la Guardia Rivoluzionaria con i sassi e gli hanno sparato contro con i lacrimogeni. La mattina di domenica sono usciti video di persone a Shiraz e Sirjan, alle quali i Guardiani della Rivoluzione avevano sparato. Per via della situazione con Internet, è difficile scoprire quante persone sono state uccise e ferite. Amnesty International lunedì 18 novembre ha comunicato 106 persone. Alcune piattaforme fino a giovedì mattina avevano contato più di 200 morti.

Attualmente non c‘è alcuna possibilità di comunicare con le persone in Iran. Quando è stato oscurato Internet da parte dello Stato?
Sì, quando domenica le proteste sono continuate, il collegamento Internet è diventato più debole. Poi lo Stato lo ha spento del tutto. Solo zone limitate e alcuni pochi server a Teheran funzionano e sono sotto osservazione. La maggior parte delle notizie che abbiamo negli ultimi giorni, sono state diffuse tramite telefonate a amiche e amici in Iran. Anche alcuni video che sono riusciti a inviare attraverso questi server limitati. Gente che ha fatto video ora però viene arrestata. La popolazione iraniana è sempre più isolata e indifesa.

Cosa puoi dirci sugli arresti? A che tipo di repressione e procedimenti sono esposte le persone?
La situazione per i prigionieri politici in Iran è sempre stata dura. In genere vengono imputati con accuse false, per esempio vengono definiti dal regime come spie per Israele o gli USA. Non possono avere un avvocato di loro scelta. Ci sono solo determinati avvocati che lo Stato gli assegna. Ma la maggior parte dei prigionieri politici vengono condannati senza avere la possibilità di accedere a un‘effettiva difesa. Molti vengono torturati e costretti a fare confessioni nella televisione pubblica. Anche le famiglie vengono messe sotto pressione. E questo non solo per attivist* in Iran. Molt* attivist* fuori dai confini dell‘Iran sono preoccupat* per le loro famiglie. Il governo in passato ha arrestato famiglie di attivist* in esilio. Così per esempio in passato è stato arrestato il fratello di Massih Alinejad per metterla sotto pressione perché smettesse il suo lavoro giornalistico dissidente all‘estero. Oppure lo Stato toglie alle famiglie delle e degli attivist* politic* le loro proprietà per costringerl* a tornare in Iran.

Le proteste attuali sono state definite come rivolta senza leadership”.
, questa rivolta non sembra avere capi e, fatta eccezione per le lavoratrici e i lavoratori della fabbrica di zucchero Haft Tapeh che sono entrat* in sciopero, nelle proteste non c‘è stato segno di sindacati o altre organizzazioni delle lavoratrici e dei lavoratori. La maggior parte delle notizie e dei video mostra masse di persone con preoccupazioni economiche che vogliono liberarsi dei Mullah. La gente grida: “Il gas è diventato più caro e i poveri più poveri”, “Abbasso il dittatore”, “Rohani/Khamenei lasciate in pace il Paese”, “Akhond (mullah): sparite!”. Alcun* manifestanti hanno incendiato banche, edifici dei tribunali e scuole religiose.

Come è stato possibile riportare Internet in Iran senza approvazione del regime?
Le persone hanno bisogno di una possibilità sicura di poter collegare tra loro in tutto il Paese, inviare notizie e video e portare queste notizie finalmente fuori dai confini. Sono state proposte alcune reti che collegano telefoni senza Internet tramite Bluetooth e WiFi. Una di queste è Bridgefy, la App usata a Hong Kong. Ma non molte persone sono a conoscenza di questa possibilità e non sanno come la si ottiene e come si usa.

D’altro canto molte persone hanno anche paura di usarla e di rendere pubblica la loro identità e il numero di telefono su piattaforme alle quali il governo potrebbe ottenere accesso. Per questo ogni mezzo che fornisce informazioni e istruzioni su questo tipo di reti attualmente sarebbe d‘aiuto. Ogni tipo di finanziamento per lo sviluppo di App sicure e il loro invio a iranian* aiuterebbe. Il governo ha bisogno di Internet per i suoi affari, quindi prima o poi devono collegarsi di nuovo. Ma fino a allora per le e i manifestanti che attualmente vengono arrestat* e uccis* potrebbe essere troppo tardi. Inoltre il regime ha cercato di costruire un proprio Intranet, una rete nazionale, per mantenere in piedi il funzionamento degli affari e escludere cittadin* per sempre dai collegamenti internazionali. Al momento non sono in grado di farlo, ma sembra davvero essere una questione di tempo. Prima o poi le persone in Iran avranno bisogno di Internet e telefoni protetti dai satelliti per poter combattere l‘isolamento. E questo non può avvenire senza sostegno internazionale.

# Intervista: Amanda Trelles Aquino è una giornalista e attivista di Berlino. Ha vissuto in America Latina, Europa e in Medio Oriente.
#Immagine: middle-east-online

Fonte: Lower Class Magazine, 24 novembre 2019

https://lowerclassmag.com/2019/11/24/iran-banken-gerichtsgebaeude-und-religioese-seminare-in-brand/


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