Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Retekurdistan.it | 22 novembre 2019

Seleziona una pagina:
Scroll to top

Top

Nessun commento

Mazlum Kobanê: Obiettivo primario è la fine dell’invasione

Mazlum Kobanê: Obiettivo primario è la fine dell’invasione

18 ottobre 2019


Pubblichiamo la traduzione di un’intervista apparsa su ANF in lingua tedesca questa mattina.In questa ci è parsa utile la sua pubblicazione come informazione utile a capire il contesto di ciò che sta avvenendo. Dichiarazioni più attuali sono riportate nel Live-Ticker e nella notizia contenente la dichiarazione ufficiale delle FDS. 

La Redazione di Rete Kurdistan Italia

Il comandante generale delle FDS Mazlum Abdi Kobanê si è pronunciato sulla situazione attuale in Siria del nord. Contrariamente a affermazioni di segno contrario, per ora con Damasco sarebbe stato raggiunto solo un accordo militare per proteggere insieme i confini.

Come comandante generale delle Forze Democratiche della Siria (FDS), Mazlum Abdi Kobanê nel corso della serata [del 16 ottobre NdT] ha parlato con l’emittente Ronahî TV della situazione attuale in Siria del nord e dell’est. Kobanê ha dichiarato che lo Stato turco vuole occupare la regione e ha confermato la volontà delle FDS di rispondere agli attacchi di invasione fino all’ultimo momento con la resistenza.

„L’attacco complessivo dello Stato turco occupante dura già da otto giorni. Questi attacchi inizialmente sono partiti su 150 chilometri lungo il confine, in alcuni punto già su territorio dello Stato siriano. Hanno cercato di penetrare attraverso la linea di collegamento da Serêkaniyê (Ras al-Ain) e Girê Spî (Tall Abyad) all’interno del Paese.

La resistenza è ininterrotta e continuerà. Lo Stato turco attacca con migliaia dei suoi soldati e mercenari, centinaia di carri armati, jet da combattimento, aerei da combattimento e da ricognizione. In particolare da regioni come Azaz, al-Bab e Efrîn, sono stati trasferiti qui decine di migliaia di mercenari di IS, al-Nusra e altre bande. Conosciamo fin troppo bene la maggior parte di queste bande che vogliono vendicarsi. Di fronte a loro ci sono curdi, arabi, suryoye e appartenenti a altre etnie, che si sono riunite sotto il tetto delle FDS e si oppongono.

Finora le e i nostri combattenti si sono ritirat* solo da Girê Spî – e questo solo dopo una grande resistenza. A Serêkaniyê la resistenza continua. I soldati dell’esercito di occupazione si muovono solo in una zona molto piccola della città, la battaglia continua in modo aspro. Gli invasori cercano di circondare Serêkaniyê.

La resistenza di Serêkaniyê ha una dimensione storica

Lo Stato turco ha annunciato di aver ,conquistato’ Serêkaniyê. Questo non è vero. A Serêkaniyê si svolge una resistenza di dimensione storica. Saluto tutti i e le combattenti e amic* che vi prendono parte, perché stanno compiendo qualcosa di straordinario.”

Mazlum Abdi Kobanê fa riferimento alla posizione geografica di Serêkaniyê. La città si trova sul confine turco-siriano, direttamente di fronte all’omonima città del Kurdistan del nord (turco: Ceylanpınar), verso la quale non esiste un valico di confine aperto: „Per questo lo Stato turco ha mobilitato tutte le sue forze e attacca da tutti i lati. Ma la resistenza si svolge in modo leggendario. Non avanzano come pianificato. Questa guerra continuerà ancora e non finirà tanto facilmente.

Situazione di Girê Spî

L’ovest di Girê Spî è costituito da territorio quasi aperto. Lo Stato turco con i suoi aerei da combattimento e carri armati ha potuto raggiungere alcuni punti sulla via di collegamento internazionale M4. Ma un’avanzata nella misura in cui viene propagandata dallo Stato o dalla stampa turca, non è vera. Da questo punto di vista si manipola pesantemente. I villaggi della zona sono tutti collegati tra loro, gli scontri in molte località sono ancora in corso. Alcuni dei villaggi si trovano sotto il nostro controllo, altri a loro volta sono stati presi. La resistenza continua e non finirà tanto facilmente. Una sola volta hanno cercato di conquistare la via di collegamento internazionale. Ma sono stati attaccati e scacciati da noi in modo efficace. Vogliono controllare la strada per avanzare da lì verso Kobanê.

Martedì lo Stato turco ha cercato di nuovo di penetrare a Minbic (Manbij). Gli occupanti sono avanzati in due ali, ma hanno fallito grazie ai e alle nostre combattenti che hanno reagito di conseguenza. Dopo scontri è stato possibile spezzare l’ondata di attacchi. Altri attacchi sono da escludere.

Si mira consapevolmente ai civili

Riassumendo posso dire che viene condotta una guerra di forte intensità. Noi continuiamo a opporre resistenza. Finora sono cadut* circa 200 nostr* amic*. La maggior parte di loro ha perso la vita negli attacchi aerei. La popolazione civile però si trova di fronte a un massacro continuo. Sia a Serêkaniyê sia in altre località, si sono verificati dei massacri. 205 civili, tra cui donne e bambini, non vivono più. Circa 300 altr* sono ferit*. Questi dati si riferiscono a numeri che sono stati trasmessi dagli ospedali.

Lo Stato turco non distingue tra obiettivi civili e militari. In questo modo cerca di ottenere risultati. Questa è la strategia della Turchia. Ma non è limitata solo al Rojava. Lo Stato turco segue un piano ovunque voglia irrompere. Per scacciare la popolazione civile, tutte le regioni vengono bombardate indistintamente. Questa è una politica scelta in modo consapevole. Lo Stato turco non lascia alla popolazione altra scelta se non la fuga per poter insediare in questa regione gente da altre regioni.“

Gli USA non hanno adempiuto alle loro responsabilità

Il comandante generale delle FDS, sulla ritirata degli USA dalla Siria del nord ha detto: „Gli USA non hanno adempiuto ai loro impegni. Come sa anche l’opinione pubblica, tempo fa tramite gli USA come parte mediatrice, tra noi e lo Stato turco è stato concordato un meccanismo per la sicurezza del confine. Ma lo Stato turco in modo del tutto improvviso si è tirato indietro da questo accordo. È stato detto che non sarebbero state accettate condizioni e che invece avrebbero attaccato. L’atteggiamento degli USA rispetto a questo è stato piuttosto debole. Hanno dichiarato di non combattere contro la Turchia in quanto partner della Nato. Nonostante gli attacchi della Turchia, gli USA hanno preferito non difendere forze con le quali sono entrate in un’alleanza per la lotta contro IS. Anche le promesse fatte dagli USA in precedenza, di proteggere il popolo curdo e gli altri popoli nella regione e di continuare la lotta contro il terrorismo fino alla completa distruzione di IS, non sono state mantenute. Che lo riteniamo inaccettabile da qualsiasi punto di vista, lo abbiamo comunicato a tutti i livelli. In linea di principio loro la pensano allo stesso modo. Almeno coloro che hanno collaborato con noi, non negano questo dato di fatto.

Complessivamente possiamo dire che gli USA hanno sacrificato questi territori in cui ora ha luogo una guerra, per non mettere in pericolo le sue relazioni con lo Stato turco. Se non viene messa fine a questa guerra e gli USA si svincolano anche dalle loro promesse più recenti, noi lo definiremo molto apertamente un tradimento. Questo lo abbiamo chiarito anche agli USA.

Obiettivo primario è la fine dell’invasione

In passato abbiamo fatto notare che la lotta contro IS nel caso di un attacco dello Stato turco per noi diventa marginale. Questa fattispecie ora si è verificata. Nella situazione attuale, la lotta contro IS non ha priorità. Il nostro obiettivo primario è fermare l’invasione della nostra regione e scacciare gli occupanti dal Paese. Naturalmente IS rappresenta un grande pericolo per l’umanità e anche per il nostro popolo. Ma a fronte della situazione attuale, IS è un problema secondario.

A livello ufficiale siamo ancora alleati degli USA sulla base della lotta comune contro IS, e anche nella pratica questa collaborazione continua in alcuni settori. Gli USA finora non hanno dichiarato il contrario. Attualmente si trovano nella regione ancora 12.000 membri di IS nonché i loro famigliari. Questi problemi continuano a dover essere affrontati e risolti. Fondamentalmente gli USA vogliono che l’accordo per la lotta contro IS in qualche modo venga mantenuto. Il nostro compito fondamentale in questo momento tuttavia consiste nel fatto di difendere il nostro popolo e il Rojava. Detto in breve: noi abbiamo congelato tutte le nostre attività contro IS. Noi attualmente ci difendiamo solo dagli attacchi di IS. A noi è chiaro che IS con gli attacchi della Turchia si è riorganizzato e è passato in posizione di attacco. In molte località ci sono stati attentati e esplosioni. Sono state attaccate le carceri per liberare membri di IS prigionieri. Del resto lo Stato turco ha già annunciato di voler estendere ulteriormente la guerra. La riattivazione e il rafforzamento di IS è comunque una delle cose principali alle quali tiene lo Stato turco. Per questo continueremo a mantenere in piedi la nostra difesa contro IS. La lotta pratica tuttavia è invece congelata.

Sul destino dei membri di IS imprigionati decidiamo noi

Attualmente si svolgono discussioni intese su cosa ne sarà dei membri di IS incarcerati. Alcune parti ritengono che lo Stato turco si occuperà di loro. Questa opzione per noi è inaccettabile. Del destino delle bande di IS incarcerate e dei loro famigliari, decidiamo noi. Siamo stati noi a catturarli, per questo decidiamo noi cosa succede con loro. Se le forze degli Stati che ci hanno sostenuti nella lotta contro IS dovessero restare qui e continuare la lotta, allora potremo decidere insieme del destino delle bande di IS. Se anche loro dovessero lasciare la regione, non ci sarà nemmeno più un’alleanza e le azioni future rispetto ai prigionieri di IS riguardano solo noi. Interventi dall’esterno sono fuori questione. Questa posizione la abbiamo sostenuta già in passato e la manteniamo anche ora. Se i Paesi d’origine credono davvero che dai loro cittadini incarcerati parta un pericolo, devono adempire le loro responsabilità.”

Telefonata con Donald Trump

Sulla telefonata con il Presidente USA Donald Trump di due giorni fa Mazlum Abdi Kobanê ha detto: „Trump stesso ha telefonato. Erano presenti anche il suo vice Presidente e alcuni senatori. Abbiamo parlato di quale sia la direzione in cui si sviluppa la situazione qui. Si è informato sui nostri piano e su quali possibilità di azione esistono. Sull’accordo sulla sicurezza dei confini che abbiamo raggiunto con il regime, ha dichiarato di non essere contrario. Ha detto: ‚Vogliono difendere il loro Paese. Questo lo possono fare, noi lo sosteniamo.’ Trump ha detto che lo capiva, perché gli USA non hanno adempiuto ai loro impegni. La nostra parte ha reso chiaro che gli USA devono fermare questa guerra. Noi abbiamo dichiarato che questa guerra è diventata possibile solo a causa del ritiro delle truppe USA e che per questo gli USA hanno l’obbligo di fermarla. Noi abbiamo ricordato alla parte USA i suoi impegni di proteggere i popoli della regione e di mantenere la lotta contro IS. Perché al momento a Serêkaniyê è in corso una guerra intensa. Abbiamo fatto notare che Kobanê è in pericolo e che a questa guerra va messa fine. Trump ha detto che avrebbe parlato con Erdoğan e avrebbe tentato tutto. Se necessario avrebbe inasprito le sanzioni.

Inoltre abbiamo prospettato agli USA che la nostra collaborazione, posto che adempiano ai loro doveri, può continuare. In fondo sono stati loro che non si sono attenuti ai nostri accordi.

Accordo trilaterale con Siria e Russia

La relazione con la Siria e la Russia era elementare. Era necessaria per impedire gli attacchi dello Stato turco. Non si tratta però di un’alleanza. Da un punto di vista si potrebbe valutare come una specie di riconciliazione. Il quadro di questo accordo è costituito dall’obiettivo di impedire allo Stato turco di occupare territorio siriano. Ai colloqui hanno preso parte responsabili militari russi, rappresentanti del governo siriano e noi.

L’accordo tra noi non ha uno sfondo politico. È solo di natura militare. La zona che si intende occupare, inizia sulla linea del confine e entra per 30 chilometri in profondità in territorio siriano. Gli USA sostengono la posizione di non intervenire lì. Per questo ci siamo intesi con la Siria su una difesa comune dei confini. In questo modo lo Stato turco non potrà estendere il territorio che ha occupato.

Lotta comune per il futuro della Siria

Un altro tema è il quadro di un accordo a livello politico. Al momento in proposito non conduciamo ancora colloqui, tuttavia andrà a finire così. In fondo il Rojava è una parte della Siria. Attualmente ci occupiamo esclusivamente della guerra di aggressione della Turchia. Per via della situazione attuale abbiamo assegnato all’esercito siriano la regione di confine di Minbic. Anche a Tirbespî, Serêkaniyê, Til Temir e lungo la M4 sono state assegnate postazioni ai soldati siriani. Si tratta di punti strategicamente importanti. Negli accordi con la Siria, la Russia è la potenza di protezione che garantisce l’accordo.

Ci sono due forze che possono fermare lo Stato occupante: gli USA e la Russia. La situazione degli statunitensi è chiara, per questo la presenza di un’altra forza come la Russia è un vantaggio. Il 90 percento del territorio del Rojava si trova fuori dalla zona dei combattimenti. Solo lì dove è necessario, combatteremo insieme all’esercito siriano. Più tardi punteremo alla basi per un accordo politico per il futuro della Siria.

Alcune cerchie ritengono che lo Stato siriano sia entrato in questa zona senza alcuna base. Questa affermazione non corrisponde a verità. Noi ci troviamo in una situazione straordinaria che richiede che le nostre forze combattano insieme all’esercito siriano. La nostra popolazione dovrebbe seguire la situazione con attenzione e non lasciarsi provocare. Queste aree provocatorie possono anche dire che abbiamo perso le nostre conquiste. Questo non è vero. Le informazioni che non provengono da noi, non hanno contenuti veritieri. Fondamentali sono le dichiarazioni dell’Amministrazione Autonoma.

Tradizione di resistenza del Rojava

La resistenza in Rojava non è limitata all’oggi. Da otto anni tutto il modo guarda alla resistenza delle Forze Democratiche della Siria e alle Unità di Difesa del Popolo e delle Donne YPG/YPJ. Anche nella situazione attuale vediamo i lati positivi di questa lotta. Che il mondo intero sia al fianco delle curde e dei curdi a fronte dell’invasione, senza dubbio dipende dal fatto che si sente in obbligo con loro. Tutte le nostre amiche e i nostri amici affermano la solidarietà con noi. Ma queste reazioni non ci bastano. Perché gli attacchi di occupazione continuano. La posizione dei partiti curdi dovrebbe essere più concreta. Ancora una volta abbiamo imparato che lo Stato turco è il nemico di tutti noi. Il suo unico obiettivo è di cancellare i curdi. Il fatto che abbiamo ritirato le nostre forze dalla zona di confine, evidentemente non è bastato. Si vogliono distruggere le nostre conquiste. Per attuare questo, lo Stato turco trova davvero molti pretesti.

Unità di tutti i partiti curdi

I partiti politici curdi dovrebbero unirsi sotto un tetto comune. Anche se militarmente non sono presenti sul posto, ha un grande significato che formino un’unità a livello politico. Alcune delle nostre forze curde sono attive in strutture differenti. Anche loro devono prendere posizione contro questa invasione. Solo con dichiarazioni e riunioni la cosa non è risolta; dovrebbero compiere passi concreti e impegnarsi per la resistenza a Kobanê, Serêkaniyê e Girê Spî.

Il nostro accordo con la Siria non è stato ancora completamente attuato. È vero, l’esercito è arrivato a Minbic e Til Temir. Ma abbiamo raggiunto un accordo sulla sicurezza dei confini. Al momento non ci sono ancora truppe del regime sulla linea di confine. Ora dovrebbero andarci per indebolire l’invasione.

Saluti ai e alle combattenti

Colgo l’occasione per inviare a tutte e tutti i combattenti delle YPG, YPJ e FDS e alla popolazione locale cordiali saluti. Le nostre amiche e i nostri amici su tutti i fronti oppongono una storica resistenza. In particolare salute le nostre amiche e i nostri amici a Serêkaniyê. Da otto giorni resistono a tecnologia bellica estremamente moderna. Lì dove c’è resistenza, la vittoria non è lontana. Di questo sono convinto. Noi combatteremo, noi vinceremo. E questo già presto.”

Fonte: ANF


Inserisci un commento