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Retekurdistan.it | 20 ottobre 2019

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Zona di sicurezza come parte della politica espansionistica turca

Zona di sicurezza come parte della politica espansionistica turca

5 agosto 2019


Lo Stato turco continua a minacciare un’occupazione della Siria del nord e dell’est. Domani arriva in Turchia una delegazione di militari USA per colloqui sull’istituzione di una „zona di sicurezza“.Mentre lo Stato turco continua a minacciare un’occupazione della Siria del nord e dell’est con la definizione „zona di sicurezza“, oggi una delegazione di militari USA è attesa in Turchia per colloqui. Nell’incontro verranno trattati piani di soluzione dell’Amministrazione Autonoma della Siria del nord e dell’est e i piani di occupazione dello Stato turco.

Il 22 luglio James Jeffrey come incaricato speciale USA per la Siria aveva condotto colloqui per la Siria a Ankara con politici turchi. Contemporaneamente il comandante delle forze armate USA (CENTCOM) Kenneth McKenzie a Ayn Issa aveva incontrato il comandante generale delle FDS, Mazlum Abdi, e rappresentanti dell’Amministrazione Autonoma.

Due piani diversi

L’Amministrazione Autonoma propone una zona che entra nel territorio per cinque chilometri escludendo le città nella zona di confine. La Turchia insiste su una zona che vada dai 30 ai 35 chilometri. Dopo il colloqui con l’inviato USA Jeffrey rappresentanti dello Stato turco hanno respinto le proposte come insufficienti e hanno minacciato guerra.

Erdoğan: Distruggere! – Bahçeli: Incendiare!

Mentre il Ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu ha definito insoddisfacenti i piani USA, il Presidente Erdoğan sui negoziati per la zona di sicurezza ha dichiarato: „Qualunque cosa ne esca, noi siamo determinati a distruggere il corridoio del terrorismo a est dell’Eufrate. Per questo non ci serve il permesso.“

Il suo partner di coalizione Devlet Bahçeli (MHP) ha detto: „Il nord della Siria deve essere incendiato, gli va mostrata la forza dei turchi.“

Dichiarazione di James Jeffrey

Jeffrey ha poi visitato gli Stati europei della coalizione anti-IS. Dopo il suo ritorno a Washington ha dichiarato che con la Turchia non era stato possibile raggiungere un accordo su una zona di sicurezza. In una conferenza stampa al Ministero degli Esteri statunitense, ha detto che gli USA sono legati alla loro promessa di non permettere alcun attacco alle Forze Democratiche della Siria (FDS). Alla domanda se la garanzia USA per le FDS continua a esistere ha risposto: „Siamo in obbligo rispetto alla parola data che coloro che combattono al nostro fianco non vengono attaccati da nessuno. Questo include la Turchia.“

Oggi colloqui a Ankara

La seconda tornata di colloqui sulla prevista zona di sicurezza ha luogo oggi in Turchia. Una delegazione militare USA parlerà con rappresentanti turchi della „sicurezza dei confini“. Intanto continuano i movimenti militari della Turchia in particolare al confine con Şêxler, Kobanê, Girê Spî e Serêkaniyê. L’Amministrazione Autonoma della Siria del nord e dell’est ha messo il baricentro su attività diplomatiche. La popolazione e le forze militari nella regione continuano a prepararsi a un’invasione della Turchia.

Sogni neo-ottomani da Efrîn fino a Kerkûk

La Turchia con il suo piano di occupazione persegue una riedizione del patto nazionale Misak-i Milli. Finora lo Stato turco ha occupato Jarablus, Azaz, al-Bab, Idlib e Efrîn besetzt, ora vuole prendere da Minbic le zone di Şêxler, Kobanê, Girê Spî, Serêkaniyê, Dirbêsiyê, Amûdê, Qamişlo e Dêrîk per raggiungere da lì Kerkûk e Mosul.

Passo per una soluzione politica

L’Amministrazione Autonoma della Siria del nord e dell’est in ogni occasione dichiara di non volere una guerra. Il piano da lei presentato rappresenta un passo compiuto per una soluzione politica. Come Aldar Xelîl (TEV-DEM) ha dichiarato a ANF, il baricentro del lavoro è stato messo su iniziative diplomatiche. Questo obiettivo è anche quello del piano presentato, che Xelîl riassume così:

„La zona di sicurezza può entrare all’interno fino a cinque chilometri. Le città ne sono escluse. Il territorio può essere sotto osservazione della coalizione internazionale o dell’ONU. La sicurezza nel territorio non spetta alle YPG/YPJ e FDS, ma a forze dei consigli locali. Le forze della coalizione internazionale possono pattugliare la zona. La presenza di militari turchi viene esclusa, rappresentanti civili sono pensabili insieme alla coalizione.“

La Turchia vuole occupare la via di collegamento internazionale

La Turchia invece insiste per una „zona di sicurezza“ che penetri all’interno del Paese per circa 30 – 35 chilometri. A circa 30 chilometri dal confine passa una via di collegamento internazionale (Rotko) che va dal Kurdistan del sud fino a Aleppo. Da lì ci sono vie di collegamento verso Damasco e i Paesi arabi. Con la l’occupazione di questa strada, che rappresenta un’importante via commerciale, la Turchia sarebbe più vicina ai suoi piani neo-ottomani. Nel secondo o terzo passo del piano di occupazione turco è previsto il trasporto di petrolio da Kerkûk e Deir ez-Zor verso il Mediterraneo.

Primo obiettivo è Girê Spî

Il primo obiettivi di occupazione della Turchia è Girê Spî (Tall Abyad). Da lì si vuole raggiungere Ain Issa dove ha sede l’Amministrazione Autonoma della Siria del nord e dell’est. Lo Stato turco clcola che con la caduta di Ain Issa si aprirebbe la via verso Raqqa. Con questa offensiva, come passo successivo dell’occupazione si vuole interrompere il collegamento tra Kobanê, Cizîrê, Raqqa, Tabqa, Minbic e Deir ez-Zor.

Zona di guerra estesa

Le forze di autodifesa e la popolazione nel nordest della Siria compie ampi preparativi per poter rispondere a lungo termine a un attacco turco. Mazlum Abdi, il comandante delle Forze Democratiche della Siria (FDS), in una precedente dichiarazione ha fatto notare che azioni di combattimento in un possibile attacco della Turchia non si limiteranno al territorio attaccato. La guerra in questo caso si estenderebbe a un territorio lungo 600 chilometri.

Alla domanda in quale misura la popolazione opporrà resistenza all’invasione turca, Aldar Xelîl ha risposto che la gente nella regione resiste già dall’inizio della guerra in Siria e che manterrà questo atteggiamento. „La gente ha già vissuto troppe guerre. Per preservarla da un’altra guerra puntiamo prioritariamente sul lavoro diplomatico“, ha dichiarato. „Ma se si dovesse arrivare a un attacco, la popolazione opporrà resistenza. Si prepara a questo. Attualmente nell’opinione pubblica democratica e nelle quattro parti del Kurdistan e nella popolazione che vive all’estero osserviamo una grande attenzione al tema. La gente di difenderà contro un’occupazione.“

di ERSİN ÇAKSU

Fonte: ANF


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