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Retekurdistan.it | 19 novembre 2019

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Le famiglie delle vittime del massacro di Roboski multate dai tribunali turchi

Le famiglie delle vittime del massacro di Roboski multate dai tribunali turchi

17 giugno 2013


17 giugno 2013

Il 28 Dicembre 2011, aerei da guerra F-16 lanciarono un attacco sugli abitanti del villaggio di Roboski, nel distretto di Şırnak, in Turchia. Mentre stava tornando al suo villaggio, un gruppo di persone, che stava trasportando carburante a buon mercato dall’Iraq alla Turchia, fu bombardato da quattro jet F-16.

34 membri del gruppo, inclusi 17 minorenni, furono uccisi a causa dell’attacco aereo. Alcuni erano appena dodicenni.

Ed oggi, ad un anno e mezzo dall’accaduto, le famiglie delle vittime del massacro di Roboski sono state punite con una sanzione amministrativa dell’ammontare di 3000 lire turche ed il Procuratore Speciale ha chiamato le famiglie a testimoniare per aver effettuato una commemorazione in occasione del cinquecentesimo giorno dopo il massacro.

Le famiglie delle 34 vittime sono state multate da un tribunale turco per aver oltrepassato il confine durante la cerimonia di commemorazione. Le famiglie avevano camminato verso il confine tra la Turchia ed il Kurdistan Federale in occasione del cinquecentesimo giorno dopo il massacro ed avevano deposto fiori nel luogo in memoria dei loro cari. Essendo state sottoposte ad indagine, le famiglie sono state anche chiamate a testimoniare presso l’ufficio del Capo Procuratore provinciale.

Veli Encü, che ha perso i membri della sua famiglia, ha detto che è stata avviata un’indagine contro chiunque ha camminato verso il confine per deporre fiori sul luogo dove sono stati uccisi i parenti.

Encü ha aggiunto che è stata condotta un’indagine su tutte le 34 famiglie: “Anche Züleyha Encü, la mia sorella undicenne, e Cahide Encü, che non era neanche sul posto durante la cerimonia, sono state chiamate a testimoniare”.

Ferhat Encü, che ha perso 29 suoi parenti nel massacro, ha effettuato una dichiarazione sulla decisione: “E così, per il Procuratore speciale di Diyarbakır non è stato abbastanza trasmettere il caso di Roboski all’ufficio del Procuratore militare con il pretesto di un ‘difetto giurisdizionale’. Utilizzando come scusa la commemorazione avvenuta sul luogo del massacro cinquecento giorni dopo, ci hanno imposto una sanzione amministrativa di 3000 lire turche e ci hanno anche inviato una notifica di testimonianza. Questi procedimenti sono stati avviati nei confronti di circa 130-150 persone”.

Questa decisione, presa dai tribunali turchi in seguito al massacro, ha rivelato ancora una volta lo “status” dei Kurdi che vivono in Turchia. Ha anche svelato le politiche del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) al Governo: esso infatti ha provato il fatto di non essere diverso dai precedenti governi turchi per quanto riguarda il fatto di intraprendere politiche per accelerare la negazione e l’eliminazione dei Kurdi.

Prima di tutto, bisognerebbe sottolineare che il massacro di Roboski fu condotto dallo stato turco. Non fu una coincidenza che esso accadde subito dopo la riunione del Consiglio Nazionale di Sicurezza (MGK).

E questo massacro è la conseguenza delle politiche in favore della guerra del Governo AKP. La sua cosiddetta “democrazia avanzata” e le sue “aperture” sono semplicemente un travestimento per nascondere le politiche repressive, accompagnate dai bombardamenti. Nonostante il fatto che ai Kurdi siano stati negati tutti i loro diritti nazionali fin dalla fondazione della Repubblica turca, i partiti politici legali filo-kurdi hanno continuamente proposto piani e suggerimenti in favore della pace ed anche il PKK ha provato la sua dedizione verso una potenziale soluzione democratica della questione kurda attraverso l’annuncio di numerosi cessate il fuoco (il più lungo tra il 1999 ed il 2004; altri cessate il fuoco unilaterali nel 1993, 1995, 1998, 2005, 2006, 2009 e 2010)

Quindi i Kurdi sono ben consapevoli del fatto che sia necessario porre fine alla guerra e raggiungere una pace onorevole, democratica e giusta.

Fazel Hawramy ha scritto sul Guardian: “Il bombardamento di abitanti di villaggio innocenti da parte dell’esercito turco richiede giustizia. Le relazioni con i Kurdi dipendono da essa”.

Ad ogni modo, lo Stato turco non ha fatto nulla per alleviare il dolore delle famiglie delle vittime. Ed anche due anni dopo il massacro, esse sono ancora insultate e punite davanti agli occhi di tutto il mondo.

Più di un mese fa, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) ha cominciato a ritirare i suoi guerriglieri dalla regione kurda in Turchia (Kurdistan Settentrionale) nell’ambito del processo di soluzione che sarebbe stato avviato dal Governo AKP e da Abdullah Öcalan, leader del PKK, nel tentativo di risolvere la questione kurda.

Adesso che l’atteggiamento del Governo turco verso il massacro di Roboski è diventato ancora più umiliante ed ingiusto, ció che emergerà dal ritiro dei guerriglieri del PKK dalla regione kurda in Turchia rappresenta una seria ed allarmante questione, che aspetta di avere risposta prima che sia troppo tardi.

Alliance for Kurdish Rights

http://kurdishrights.org/2013/06/17/families-of-the-victims-of-roboski-massacre-fined-by-turkish-court/


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