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Diritti umani

Dubbi sul suicidio

Come è morto il profugo Amed A. detenuto nel carcere di Kleve? L’avvocato della famiglia non crede che si sia ucciso Il 6 luglio 2018 Amed A. viene arrestato nei pressi di una cava di ghiaia a Geldern nella Renania Settentrionale – Vestfalia. Il sistema informativo di polizia Viva mostra un risultato, il 26enne finisce nel carcere di Kleve. Il 17 settembre si verifica un incendio nella sua cella. Amed A. rimane gravemente ferito, muore il 29 settembre per le conseguenze. Rapidamente diventa chiaro: Amed A. per settimane è rimasto in carcere da innocente, i funzionari lo avevano scambiato con un uomo del Mali ricercato con mandato di cattura.

 Il caso ormai è all’attenzione della giustizia della Renania Settentrionale – Vestfalia. La procura di Kleve ha confermato venerdì a junge Welt che sarebbero stati avviati diversi procedimenti sul caso Amed A. Si indaga contro sei poliziotti per privazione della libertà, contro una persona dell’area sanitaria del carcere per omicidio colposo.

Intanto continuano a emergere nuovi dettagli sul caso e rafforzano i dubbi sulla volontà di chiarimento inizialmente proclamata con eloquenza dal governo regionale. Invero il Ministro degli Interni Herbert Reul (CDU) durante una seduta straordinaria del parlamento regionale del 5 ottobre aveva definito lo »scambio« un »grave errore operativo «; il Ministro della Giustizia Peter Biesenbach (sempre CDU) aveva ammesso che era necessario »interrogarsi in modo autocritico su cosa è andato storto «.

Allo stesso tempo Biesenbach evidentemente ha male informato il parlamento regionale. »Il detenuto in ogni caso non ha attivato il sistema di chiamata«, viene citato Biesenbach dal Kölner Stadtanzeiger da un rapporto del Ministero della Giustizia del 10 ottobre. Un rapporto interno del Ministero della Giustizia della Renania Settentrionale – Vestfalia, ora diventato noto e anch’esso a disposizione del Kölner Stadtanzeiger, documenta invece che Amed A. nel momento dell’incendio »ha attivato il sistema di chiamata nella cella 143« – un’immediata reazione da parte del personale carcerario evidentemente è mancata. Contro l’auto-immolazione depone anche il fatto che la finestra cella del detenuto è rimasta aperta.

Le nuove informazioni contraddicono la tesi presentata dai rappresentanti del governo regionale come particolarmente plausibile, che Amed A. avrebbe dato lui stesso fuoco alla sua cella. Già il 5 ottobre Peter Biesenbach davanti al parlamento regionale aveva parlato di un »incendio forse causato per colpa propria«, diversi media – tra cui Bild – avevano poi lanciato la tesi che Amed A. fosse a rischio di suicidio.

Questo a sua volta viene contraddetto con determinazione dall’avvocato della famiglia di Amed A. Necdal Disli venerdì aveva dichiarato a junge Welt di ritenere non plausibile la tesi del suicidio e che anche la famiglia non crede al fatto che Amed A. intendesse mettere fine alla sua vita. »Il padre ha raccontato che Amed era nel pieno della vita, prossimamente voleva sposarsi. Aveva progetti per il futuro«, così Disli. »Partire qui da un suicidio, questo caso non è poi così semplice«, ricorda il giurista.

A fronte del nuovo stato delle informazioni ora la SPD in Renania Settentrionale – Vestfalia chiede le dimissioni del Ministro della Giustizia. »Il Ministro Biesenbach ha perso la sua credibilità«, ha dichiarato il capogruppo SPD Sven Wolf venerdì a domanda di jW. Anche Wolf ritiene problematica la determinazione di un suicidio: »Quando al Ministro sono state fatte troppe domande, evidentemente doveva essere stato un suicidio«, così il politico socialdemocratico.

di Peter Schaber

https://www.jungewelt.de/artikel/341970.justizskandal-in-nrw-zweifel-an-suizid.html

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