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Kurdistan

Giornalismo sotto accusa

Aperto a Istanbul il processo contro redazione e collaboratori del quotidiano turco Cumhuriyet – Tutti gli imputati sono accusati di »appartenenza a un’organizzazione terroristica armata« o di averla sostenuta, per esempio attraverso la propaganda. La pubblica accusa turca considera Dündar il sospettato principale.

Come caporedattore di Cumhuriyet avrebbe modificato la linea politica del giornale e così avrebbe aiutato il movimento del predicatore islamico residente negli USA Fethullah Gülen, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) o il DHKP-C della sinistra radicale. In caso di condanna gli imputati rischiano fino a 43 anni di carcere.Nella giornata di ieri davanti alla 27° Grande Corte Penale a Istanbul è iniziato il processo contro 17 collaboratori e giornalisti con ruolo dirigente nel quotidiano turco Cumhuriyet critico nei confronti del governo, dei quali undici si trovano in carcerazione preventiva. Altri due imputati sono fuggiti dalla Turchia, tra loro l’ex caporedattore Can Dündar. Quest’ultimo ora gestisce dalla Germania la piattaforma Internet bilingue Özgürüz (Noi siamo liberi).

Can Dündar stesso ieri in un colloquio con junge Welt ha accusato il governo di »limare l’ultimo bastione della libertà di stampa« attraverso Cumhuriyet. Sulla Süddeutsche Zeitung ha scritto che gli unici reati dei suoi colleghi sarebbero »rapporti, interviste, titoli, tweet e editoriali critici nei confronti del governo«. Questo significa che i collaboratori di Cumhuriyet »sono accusati di giornalismo«. Özgürüz ha riferito che l’atto di accusa si appoggia principalmente su articoli che sono stati pubblicati sul quotidiano, per esempio uno che ha rivelato una fornitura di armi della Turchia a organizzazioni islamiste in Siria. L’amministratore delegato di Cumhuriyet, Akan Atalay, ha dichiarato che attraverso il processo si vuole far tacere il giornale.

Lunedì mattina il giornalista Kadri Gürsel sulla base di rapporto del quotidiano Hürriyet ha respinto le accuse nei suoi confronti, secondo le quali avrebbe avuto colloqui telefonici con appartenenti al movimento di Gülen o ricevuto SMS da loro. Özgürüz ha riferito che di questi contatti considerati prove a carico fanno parte anche telefonate che non ci sono state e messaggi di condoglianze a giornalisti di altri media.

Nella prima udienza della sessione processuale della durata di cinque giorni la corte vuole ascoltare le richieste di scarcerazione degli imputati e probabilmente venerdì deciderà dovranno restare in carcerazione preventiva fino alla fine del processo.

Come ha riferito l’agenzia stampa ANF, numerosi sostenitori di Cumhuriyet, organizzazioni per i diritti umani, sindacati dei giornalisti e colleghi di altri giornali lunedì hanno manifestato di fronte al Palazzo di Giustizia di Istanbul con lo slogan »I giornalisti non si piegheranno, vinceranno«. Immagini televisive hanno strato come la polizia turca ha proceduto contro i manifestanti. All’avvio del processo hanno assistito un gran numero di delegazioni straniere.

Dal tentativo di golpe di un anno fa e la proclamazione dello stato di emergenza, in Turchia sono stati chiusi quasi 150 giornali, riviste e stazioni radiofoniche e televisive. Accanto ai media vicini al movimento Gülen che Ankara ritiene responsabile per il tentativo di colpo di stato, questo ha colpito in particolare redazioni curde e della sinistra. Migliaia di giornalisti hanno perso il posto di lavoro.

 

di Kevin Hoffmann

 

 Junge Welt 

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