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Kurdistan

Il solito sospetto

Il governo turco attribuisce la responsabilità per l’omicidio dell’ambasciatore russo al predicatore Fethullah Gülen-Il governo turco attribuisce la responsabilità per l’omicidio dell’ambasciatore russo Andrej Karlow di lunedì ad Ankara al movimento del predicatore Fethullah Gülen, residente in esilio negli USA, che definisce “Organizzazione terroristica Fethullah« (FETÖ). Gülen viene ritenuto anche regista occulto del tentativo di golpe del 15 luglio. Il primo a divulgare questo tipo di lettura subito dopo l’attentato è stato il sindaco di Ankara, Ibrahim Ibrahim Melih Gökcek, mai in difetto quando si tratta di teorie del complotto. In quel momento il giornale scandalistico vicino al governo, Yeni Akit, sul suo sito web definiva l’attentatore ucciso, che ha giustificato il suo gesto come vedetta per come la Russia ha agito ad Aleppo, ancora come “martire”.

Deputati del partito di governo AKP e giornali vicini al governo come Yeni Safak e Takvim, nel frattempo definiscono l’uccisione dell’ambasciatore, avvenuta la sera prima di un vertice russo-turco-iraniano, come un operazione ” occidentale” o “operazione NATO”, condotta con l’aiuto di FETÖ. L’intenzione sarebbe stata di disturbare il rapporto russo-turco che si sta di nuovo normalizzando. A fronte del rapporto simbiotico del movimento Gülen e dei servizi segreti USA, che hanno usato le scuole di Gülen in diversi Paesi centroasiatici come punto di appoggio per gli agenti, questa deduzione sembra ripercorribile.

Il profilo dell’attentatore tuttavia non lo mostra tuttavia come gülenista tipico. Il 22enne Mevlüt Mert Altintas era piuttosto il prodotto caratteristico di un sistema di istruzione che per volontà del Presidente Recep Tayyip Erdogan deve educare “una generazione religiosa”. Altintas nell’anno 2014 – in un momento in cui i gülenisti venivano già perseguiti come organizzazione terroristica – ha iniziato il servizio in polizia in un’unità speciale. È stato più volte responsabile della protezione di Erdogan, cosa che indica una particolare verifica sulla sicurezza della sua persona. Immagini su Internet qualificano Altintas come seguace del »Gregge Osmanen« (Osmanli Ocaklari), un’organizzazione per gli scontri di piazza dell’area dei Lupi Grigi, ma fedele a Erdogan. Negli ultimi anni si è intensificato il reclutamento di persone provenienti da questo ambiente islamista-fascista per le unità speciali della polizia.

Come prove dell’appartenenza di Altintas al Movimento Gülen, finora i media turchi portano solo il fatto che uno dei suoi zii avrebbe lavorato come insegnante in una scuola di Gülen. Inoltre Altintas per i due giorni dopo il fallito tentativo di golpe di luglio si sarebbe messo in malattia. “La FETÖ, che conosciamo è un’organizzazione occulta, oscura e molto pragmatica, che mai sacrificherebbe la vita di uno dei suoi componenti per il suo obiettivo”, così mercoledì l’editorialista del quotidiano Hürriyet Daily News (HDN), Ahu Özyurt, ha messo in dubbio l’appartenenza dell’attentatore al Movimento Gülen. »I gülenisti sono bravi a piazzare prove, immischiarsi in vicende private e mettere trappole, ma non hanno mai osato sfidare apertamente la morte.”

Tuttavia in passato il Movimento Gülen si è assolutamente servito di forze religioso-fasciste per i suoi scopi. Così nel 2006 e 2007 diversi omicidi di cristiani e del giornalista armeno-turco Hrant Dink hanno scosso la Turchia. I giovani autori materiali, provenienti dall’area dei Lupi Grigi, vennero coperti da poliziotti e magistrati appartenenti al Movimento Gülen.

Ma a fronte della pianificazione logistica dell’attentato sembra piuttosto improbabile che l’attentatore fosse un “lupo solitario” come suggerisce l’editorialista di HDN Özyurt. Accanto al Movimento Gülen e ai suoi protettori ci sono altre forze che vedono con preoccupazione l’avvicinamento russo-turco. Le monarchie del Golfo, Arabia Saudita e Qatar rimproverano al governo dell’AKP di aver abbandonato l’obiettivo comune di rovesciare il Presidente siriano Bashar Al-Assad per combattere i ribelli curdi nel nord della Siria.

di Nick Brauns

Junge Welt

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