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Kurdistan

Man forte da Berlino

Il governo turco prende slancio per il colpo finale all’opposizione democratica. La cancelliera Merkel garantisce sostegno ad Ankara-Anche se è controverso in quale rapporto siano i TAK con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), Ankara immediatamente dopo l’attentato ha attribuito a quest’ultimo la responsabilità. Il Primo Ministro Binali Yildirim ha dichiarato che non può esserci »alcun dubbio« sul fatto che dietro l’attentato ci sia il PKK. Il Presidente Recep Tayyip Erdogan ha annunciato: »Ora è nostro compito vendicarci.” Dopo l’attentato alle forze di polizia nel quartiere di Istanbul di Besiktas sabati scorso, in Turchia si delinea un inasprimento della caccia alle streghe contro gli oppositori. Nell’attentato secondo fonti governative hanno perso la vita 44 persone, tra cui 36 poliziotti. In una rivendicazione diffusa domenica i »Falchi per la Libertà del Kurdistan« (TAK) hanno dichiarato »non era il popolo turco« ad essere obiettivo dell’azione. Ma che nessuno può aspettarsi una »vita confortevole« fino a quando il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan si trova in carcere e il »fascismo turco dell’AKP« continua i suoi massacri nel sudest della Turchia.

Il regime dell’AKP ha colto il momento favorevole per allargare la repressione contro l’opposizione legale democratica. Uffici del partito di sinistra filo-curdo HDP sono stati assaltati e devastati dalle forze speciali, i poliziotti hanno lasciato scritte nazionaliste sui muri.

L’HDP immediatamente dopo le esplosioni abbia duramente condannato l’azione e espresso le proprie condoglianze per le vittime, ma il Presidente Erdogan e il Primo Ministro Yildirim da tempo perseguono l’obiettivo di criminalizzare il partito. Nelle scorse settimane già erano stati arrestati i co-presidenti del partito Selahattin Demirtas e Figen Yüksedag, contro praticamente tutti parlamentari ci sono indagini in corso. »Solo da domenica a oggi sono stati arrestati 238 dei nostri collaboratori«, ha dichiarato il parlamentare HDP Ziya Pir lunedì a junge Welt. “Negli ultimi dodici mesi sono state circa 10.000 persone, di cui oltre 5.000 si trovano ancora in carcere. Quello che sta succedendo qui è peggio di una messa al bando del partito. Se il partito venisse solamente vietato, se ne potrebbe fondare uno nuovo. Ma se queste ondate di arresti vanno avanti in questo modo, prima o poi semplicemente non avremo più collaboratori. “Il partito, così Pir, nella situazione attuale non riesce a svolgere il suo vero lavoro. “È un momento terribile. Attualmente cerchiamo di sopravvivere. Ma non ci arrenderemo. Terremo testa alle rappresaglie.”

Sostegno ad Ankara arriva dalle forze che sono corresponsabili dell’escalation militare nel sudest della Turchia. Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha condannato i »terribili atti di terrorismo« e garantito al governo turco la “solidarietà” dell’alleanza militare. La cancelliera Angela Merkel ha parlato di un’azione »che disprezza l’essere umano« e ha garantito alla Turchia “di intensificare la collaborazione nella lotta al terrorismo”. Già ora le autorità tedesche perseguono attivisti in esilio, la guerra contro il movimento curdo nel sudest della Turchia e nel nord della Siria viene condotta con armi tedesche e munizioni tedesche.

In modo critico si è pronunciata con jW la deputata federale Ulla Jelpke (Linke):  “Ogni sostegno al regime Erdogan conduce a rendere più profonda la spaccatura della Turchia e con questo a più spargimenti di sangue. Le forniture di armi per questo devono smettere, tanto quanto ogni collaborazione di polizia, militare o di intelligence.

di Peter Schaber

Junge Welt

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