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Kurdistan

I curdi portano la Turchia ad adottare politiche variabili

Nonostante tutta la problematicità delle loro precedenti relazioni, Turchia e Russia hanno fatto i primi passi per distendere le loro corde tese. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha visitato San Pietroburgo per incontrare il Presidente russo Vladimir Putin per raggiungere un’intesa reciproca. I problemi tra Ankara e Mosca si erano esacerbati dopo l’abbattimento di un jet russo nel novembre del 2015 e l’uccisione del suo pilota al confine da parte di jihadisti sostenuti dalla Turchia. Questo era stato preceduto dall’intervento della Russia in Siria nell’impegno per aiutare il regime di Assad a sconfiggere le forze di opposizione e fermare la loro avanzata, ma anche di mantenere gli interessi della Russia e rafforzare la sua presenza in Medio Oriente, dato che la Siria lì è la sua ultima base.

Quello che risulta incredibile per molti osservatori è come questo stia succedendo in mezzo a tutti gli scontri tra loro e in un momento in cui la Turchia sta ancora fornendo all’opposizione siriana e ai gruppi estremisti armi, aiuti sanitari e aiutando i loro foreign fighters ad attraversare il confine per unirsi a questi gruppi. Questi sono anche i gruppi che hanno abbattuto un elicottero russo solo pochi giorni fa e che hanno straziato i corpi di cinque appartenenti all’aviazione russa. Per non dire della guerra in corso tra le forze del regime (sostenuta da Russia e Iran) e gruppi estremisti (che sono spalleggiati da turchi, sauditi e altri).

I curdi sono lo spettro della Turchia

L’irrisolta questione curda era ed è la ragione che porta la Turchia a essere instabile e imprevedibile nelle sue politiche, mettendo a rischio la sua credibilità. La nuova inclinazione del governo del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) verso la Russia è parte del continuo tentativo di demolire le ambizioni curde nel Rojava, una cosa che verrà facilmente accettata dai Paesi occidentali, in particolare gli USA e la, tradizionali rivali della Russia. Una simile azione potrebbe anche mettere a repentaglio le relazioni tra la Turchia e gli Stati del Golfo, partner che sono intenti a rovesciare il regime di Assad per rimpiazzarlo con una potenza sunnita per ridimensionare la mezzaluna sciita nella regione.

Un’altra motivazione che porta la Turchia ad avere politiche imprevedibili per via del Rojava è che i cantoni nel nord della Siria sono amministrati dal Partito di Unione Democratica (PYD) e dalle Unità di Difesa del Popolo (YPG) che agli occhi dei turchi sono entrambi rami del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). La Turchia teme il già crescente impatto del Rojava sui curdi della Turchia (Bakur) e anche di essere vicina di curdi che simpatizzano con il PKK.

Tuttavia in contrasto con questo, gli USA non condividono il punto di vista turco su PYD e YPG. Washington ha sostenuto il Rojava militarmente dagli attacchi di Stato Islamico contro Kobane alla fine del 2014 e è stato riferito che l’esercito statunitense ha costruito due basi aeree nel Rojava nonostante gli ammonimenti turchi. Anche i Paesi europei condividono i sentimenti statunitensi in una certa misura, in particolare dopo l’apertura di una rappresentanza del Rojava in due principali capitali europee (Berlino e Parigi).

La Russia mira a ostacolare Ankara

Il sostegno turco agli estremisti siriani e ai gruppi di opposizione ‘moderati’ collegati alla Coalizione Nazionale Siriana che opera da Istanbul è stato un punto critico. Per questo il recente riavvicinamento tra Turchia e Russia significherà che quest’ultima raggiungerà un accordo con i leader turchi per tagliare o limitare i rifornimenti alle forze di opposizione. Verrà anche fatta pressione sulla Turchia per coinvolgere la Coalizione Nazionale Siriana in colloqui con il regime siriano per mettere fine alla guerra in condizioni che siano adatte per la Russia e i suoi alleati.

In cambio, Ankara si aspetta il sostegno di Mosca nel fermare l’avanza curda nella Siria settentrionale che dovrebbe unire Kobane e Afrin e perfino estendersi fino al Mare Mediterraneo. Se questo non succederà, la Turchia si aspetta almeno che la Russia isoli i curdi in Siria e interrompa potenziali relazioni tra Russia e PKK che sono diventate un punto di discussione dopo la comparsa di un video che mostrava combattenti del PKK che abbattevano un elicottero turco usando un missile antiaereo russo. I curdi nel Rojava hanno migliorato le loro relazioni con la Russia e hanno già aperto una rappresentanza a Mosca, ma non è chiaro se il Rojava potrà sviluppare una relazione strategica con la Russia per mantenere quello che ha conquistato e continuare ad avanzare. Sviluppare i legami tra Turchia e Russia mette in pericolo tutto questo. Inoltre anche il continuo sostegno da parte della coalizione anti-ISIS a guida statunitense sul terreno, al confronto con l’inerzia della Russia solleva punti interrogativi su come si svilupperanno le relazioni con le potenze internazionali.

Conclusione

La guerra civile siriana ha creato una difficile e complessa rete di relazioni e dinamiche che si sta esacerbando mentre passa il tempo e al tavolo della comunità internazionale continua mancare una soluzione. Oltre 400,000 morti, centinaia di migliaia di feriti e milioni di profughi all’interno della Siria e milioni di rifugiati in tutto il mondo, per non parlare della distruzione, non hanno avvicinato una soluzione. Questo è il risultato di interessi delle potenze regionali e internazionali sovrapposti e in collisione tra loro, che anch’essi mutano nel tempo.

L’inimicizia della Turchia nei confronti dei curdi è stato un fattore maggiore nel rendere più profonda e nel complicare la guerra in Siria. Sfortunatamente il nuovo sviluppo tra Russia e Turchia sembra aggiungersi alla crisi anziché a una soluzione. Il Presidente e il governo turchi continuano a fomentare la guerra invece di sviluppare una soluzione della questione curda in Turchia e continueranno a fare lo stesso nel Rojava e in Siria.

 

Qusay Sheikh

Giornalista curdo del Rojava

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