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Kurdistan

Terzo report della delegazione italiana a Urfa

La giornata elettorale è iniziata con l’appuntamento con i membri del HDP. Alcuni di essi hanno, infatti, preso parte alla delegazione come osservatori, accompagnandoci in alcuni seggi elettorali nei villaggi limitrofi la città di Urfa, nell’area di Eyyübye. I villaggi che sono stati osservati sono tutti a maggioranza araba, motivo per cui sono stati considerati di fondamentale importanza al fine di limitare, per quanto possibile, i brogli elettorali.

I villaggi visitati sono stati 9. Ciò che ci ha maggiormente colpito è che in tutti i villaggi era presente il mukhtar all’interno dei seggi, pratica questa illegale poiché non consente la piena libertà di espressione degli abitanti dei villaggi, incutendo, in qualche modo, timore e ponendo pressione sugli elettori. Inoltre, altro dato rilevante in ogni scuola è l’alta percentuale di uomini all’interno e fuori dai seggi elettorali, a fronte di una bassissima presenza femminile. Quando presenti, le donne sono sempre accompagnate da un uomo, sia esso fratello, marito o padre.

Il primo villaggio visitato, Uğurlu, è il villaggio più grande dell’area, anch’esso a maggioranza araba, con una popolazione di circa 2000/ 2100 abitanti. La prima cosa che è saltata agli occhi è stata la presenza della jandarma fuori dai seggi. Forze di sicurezza in tuta mimetica, con fucile imbracciato e aspetto minaccioso. A chi è rimasto fuori dai seggi è stato immediatamente chiesto dagli abitanti il motivo della presenza sul posto e l’appartenenza al partito. Una sorta di minaccia velata è stata lanciata, consigliando la delegazione a lasciare il seggio senza creare problemi perché “ogni volta, durante le elezioni, muoiono 4 o 5 persone”.

Ciò che è stato notato dagli osservatori all’interno è stata la presenza di moltissima gente all’interno del seggio, che in maniera caotica procedeva alle operazioni di registrazione e voto impedendo, così, la possibilità di garantire privacy, libertà e svolgimento del voto in maniera legale. Essendo la situazione all’interno del seggio poco sicura, visto il capannello di persone che si è radunato attorno agli osservatori, è stato deciso di lasciare il seggio al fine di evitare problemi. Quando, all’uscita, è stato chiesto alla jandarma di scattare delle foto, la possibilità è stata negata.

Il secondo villaggio visitato, Yardımcı (circa 1200 elettori, maggioranza di popolazione araba) e il terzo, Kubacık (circa 500 elettori), non hanno presentato grossi problemi. In entrambi i villaggi si è chiesto quali partiti fossero rappresentati all’interno del seggio. Mentre nel primo immediatamente la risposta è stata che un rappresentante di ogni partito maggiore fosse presente (AKP, HDP, MHP, CHP), nel secondo villaggio la risposta immediata del presidente di seggio è stata negativa, immediatamente contestata dagli altri presenti che hanno sostenuto che fossero rappresentati 4 partiti.

Il quarto seggio visitato, nel villaggio di Vergili, è il punto di voto di ben 5 villaggi limitrofi, motivo per cui gli elettori sono intorno a 850. Anche qui ci troviamo di fronte la jandarma che si limita a guardare i nostri movimenti e la situazione del seggio. Ciò che ci colpisce immediatamente è il sovraffollamento all’interno della stanza in cui il seggio è situato. Il motivo è subito chiaro: in un’unica aula sono presenti due diversi seggi. Questo riporta subito ad una situazione di poca chiarezza e normalità: un unico seggio per 5 villaggi e un’unica aula in cui 850 persone devono esprimere il proprio voto. Una situazione perfetta per poter effettuare brogli e influenzare il voto degli elettori. Anche qui alla domanda relativa la rappresentanza dei partiti è stata confermata la presenza di alcuni dei partiti maggiori, HDP, AKP, MHP, ma si nota l’importante assenza del partito kemalista, il CHP.

Uno degli osservatori nota subito una situazione anomala: all’interno di una delle cabine elettorali erano presenti due persone, un uomo e una donna. Su questa situazione, già notata in un altro seggio, sono state chieste delle spiegazioni. Ciò che è stato risposto è, in sostanza, che si tratta di una pratica comune in queste aree dove una donna viene, spesso, accompagnata da un uomo, sia esso fratello, marito o padre. Quando è stato fatto notare l’illegalità della procedura, uno dei presidenti ha tenuto a sottolineare che si tratta, solitamente, di persone malate, con problemi nel camminare o spesso non vedenti. Ma molto più spesso di persone che, semplicemente, non sanno leggere. Mentre la situazione sembra calma, uno dei presenti alza la voce, in maniera particolarmente aggressiva, invita la delegazione a lasciare il seggio con la scusante che la stanza è troppo affollata.

Il quinto villaggio, Bakışlar, di circa 350 elettori, non ci accoglie con calore. All’interno del seggio un componente dell’esercito, in abiti civili, membro degli scrutatori, pone una serie di domande in tono, quasi, di sfida: chi siamo, qual è l’associazione di riferimento, da dove veniamo e per quale motivo siamo li. Ha, inoltre, cercato di impedire la visione delle liste elettorali e delle modalità di registrazione e firma degli elettori. Ciò che è stato notato è la bassa percentuale di impronte digitali, usate per sostituire la firma laddove l’elettore non fosse in grado di scrivere. Questo dovrebbe dimostrare che la gran parte degli elettori è in grado di scrivere oppure che alcuni hanno votato a nome di diversi elettori . Alle 12 circa l’80% degli elettori aveva votato.

Il sesto villaggio visitato, Büyük Üzlük, è composto da 160 elettori, di cui alle 12.20 152 erano andati a votare per cui gli scrutatori hanno considerato le elezioni ufficialmente chiuse. Nel seggio è presente solo il rappresentante dell’AKP e il mukhtar, naturalmente presente all’interno dell’aula, tiene a sottolineare che non è necessaria la presenza di rappresentanti perché gli elettori votano in piena libertà, è possibile votare per AKP, CHP, MHP, HDP o qualsiasi altro partito senza nessuna pressione dall’esterno. Quando è stato chiesto ai membri del HDP come mai nessuno dei suoi componenti fosse presente nel seggio è stato detto che essendo il numero degli elettori inferiore a 200, non è stato ritenuto importante essere presenti sul posto. Nella lista elettorale ciò che è saltato immediatamente agli occhi è stata la presenza di pochissime impronte digitali a dimostrazione che, probabilmente, un singolo membro della famiglia ha votato per gli altri. Ciò potrebbe essere confermato dal fatto che le firme presenti sembravano molto simili.

A fine mattinata, abbiamo visitato il villaggio Özlü, in cui gli elettori sono circa 800 e ai seggi erano presenti i rappresentanti dei principali partiti. Ciò che ci ha colpito è la differenza dei 3 seggi. Nel primo visionato gli scrutatori hanno tenuto a specificare l’elevata percentuale di scolarizzazione degli abitanti del villaggio, con la presenza di molti medici, avvocati, insegnanti. Questo per giustificare la quasi completa assenza di impronte digitali identificative degli elettori. Il secondo seggio, invece, ci stupisce per l’onestà con cui gli scrutatori ci dichiarano il fatto che non usino l’impronta digitale in sostituzione della firma, ma un timbro anonimo con cui non si riesce in nessun modo ad identificare l’elettore.

Questo metodo utilizzato, naturalmente, non è legale. Infine, l’ultimo seggio presenta una specificità, ancora, diversa: nella lista degli elettori votanti sono presenti molte impronte digitali, ma si tiene a precisare che la percentuale di scolarizzati sia altissima, tanto che la persona che in quel momento è dentro la cabina elettorale è una donna e un’insegnante. A tal proposito, alcuni osservatori notano che la persona all’interno della cabina si trattiene un tempo superiore al normale e si sentono dei rumori di fogli piegati in maniera sospetta. Quando si fa notare al presidente di seggio e gli si chiede quanto tempo è consentito rimanere all’interno della cabina, risponde il tempo necessario a seconda della singola persona. Non avendo il potere di intervenire in simili situazioni, lasciamo il seggio. È in quel momento che qualcosa di sospetto accade: appena usciti dall’aula uno dei presenti chiude immediatamente la porta come per nascondere qualcosa che stava succedendo all’interno.

È, però, quello che è successo nel villaggio di Seksen Ören che ci ha lasciato particolarmente sconvolti. All’ingresso nella scuola abbiamo notato che i 3 seggi presenti erano chiusi con la motivazione che fosse ora di pranzo, per cui tutti fossero a casa con la famiglia a mangiare. Alla nostra domanda sul fatto che fosse una cosa legale o meno, uno dei presidenti di seggio, presentatosi come tale dopo qualche minuto, ha chiesto se volevamo vedere il suo seggio. Naturalmente la sua offerta è stata accolta. Una volta dentro, mentre si parlava dei rappresentanti di lista e delle modalità di voto, alcuni osservatori hanno notato delle irregolarità nella lista degli elettori facendolo notare al presidente.

Per questo motivo uno degli osservatori ha cercato di scattare una foto scatenando, così, l’ira del presidente e del resto degli scrutatori. Sono scoppiate parole forti, la delegazione è stata rinchiusa per circa 20 minuti all’interno dell’aula impedendo a tutti i presenti di uscire. Tra urla, tentativi di chiarimenti e liti è arrivato il mukhtar che ha attaccato verbalmente la delegazione presente nel seggio, chiedendo cosa ci facessero degli osservatori internazionali in quel villaggio, che nessuno aveva bisogno della loro presenza.

Il dibattito è durato circa 30 minuti, con tentativi vari di sedare la cosa. La delegazione è stata invitata dai presenti a lasciare il villaggio prima che la situazione degenerasse e venissero chiamate le forze di sicurezza a “protezione” del seggio.Dopo questo avvenimento l’umore della delegazione è cambiato, la preoccupazione cresce e la tensione per l’esito finale di queste elezioni aumenta. I brogli e le irregolarità sono state chiare da subito, ma uno scontro tale ha amplificato i sentimenti negativi della giornata. Questo ci ha dato, inoltre, modo di toccare con mano l’impossibilità dei rappresentanti di lista di agire in tali situazioni e opporsi a brogli e inganni vari che accadono nei singoli seggi.

L’ultimo villaggio, Görenler, per fortuna ci ha accolto in maniera differente dal precedente. Gli scrutatori sono stati disponibili a parlare con noi e abbiamo assistito alla votazione di un elettore AKP. Egli chiede, infatti, di poter votare in maniera pubblica perché il suo voto era già stato promesso. Il presidente di seggio lo invita a votare nella cabina elettorale da cui esce con il foglio in mano, bacia la busta su cui ha inserito la scheda elettorale e dichiara il suo voto per Erdoğan. Le scorse elezioni hanno visto 40 voti in questo villaggio a favore del HDP, ma questa volta questo probabilmente non accadrà. Gli elettori di HDP sono stati minacciati. Hanno riferito questa minaccia al partito con cui hanno cercato una soluzione, senza nessun risultato. Questo fa pensare che l’HDP abbia perso i 40 voti a favore dell’AKP.

Una volta terminato il giro dei villaggi che l’HDP aveva deciso di farci controllare, siamo tornati alla sede centrale del partito in cui molti dei membri erano presenti in attesa dei risultati elettorali. Le facce che si sono presentate al nostro arrivo non erano facce serene e felici come, probabilmente, erano quelle del 7 giungo scorso. La tensione, la preoccupazione e, forse, la delusione era chiaramente leggibile nei loro volti. Delusione confermata dai risultati elettorali alla fine dello spoglio. Il risultato di Urfa è stato sorprendente e deludente al tempo stesso:

l’HDP ha perso dei consensi importanti nella città, passando dal 38 al 28.5%.

I risultati elettorali del distretto sono netti:
AKP 64,6%, HDP 28,5%, MHP 2,8%, CHP 2,7%

È interessante notare la diversa partizione dei voti all’interno dello stesso distretto. Sono rilevanti tre casi:
Halfeti (città di Dilek Öcalan) HDP 58,4%, AKP 32,1%

Suruç (tristemente nota per l’attentato del 20 luglio 2015) HDP 68,8%, AKP 28,4%

Eyyübiye (area di cui fanno parte i seggi visionati) HDP 17,5%, AKP 77,5%

I risultati deludenti di Urfa si sono presentati in tutto il paese, con il superamento della soglie elettorale del HDP, ma una ripresa sorprendente del AKP. Risultati generali: AKP 49,4%, CHP 25,4%, MHP 11,9%, HDP 10,7%. I risultati finali hanno dimostrato una caduta del partito filo-curdo, ma anche una perdita di consenso notevole del partito dei lupi grigi e dello stesso partito kemalista andando a rafforzare notevolmente il partito di Erdoğan.

Resi noti i risultati, la città di Urfa si è trasformata in una città a festa. Macchine, motorini, persone per strada a festeggiare il risultato dell’AKP, cori, bandiere e tamburi a rimarcare quel risultato importante dopo appena qualche mese dalle elezioni vittoriose del HDP. Fuochi d’artificio e spari di pistole hanno accolto la vittoria del sultano Erdoğan. L’altra faccia di questa vittoria è quella dei membri del HDP. Faccia sconfitta e delusa. In partito non ci si aspettava questo risultato: dei 6 parlamentari che puntavano di eleggere ne sono stati eletti solamente 3 (Osman Baydemir, Dilek Öcalan, İbrahim Ayhan). Ciò che qualcuno sostiene è che questo 10,5% ottenuto dal partito filo-curdo sia stato solo un regalo fatto dal partito al governo per tenere calma la situazione dell’est e sud-est del paese.

Quello che rimane da capire è cosa sia successo: brogli, inganni, tensione e paura sono la base di tutto oppure i sostenitori del HDP hanno deciso di fare un passo indietro in maniera spontanea e concedere di nuovo fiducia ad Erdoğan? Nei prossimi giorni avremo, sicuramente, delle risposte.

Delegazione italiana a Urfa

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