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Kurdistan

Se in Turchia arrestano gli avvocati

[divider]9 Marzo 2013 [/divider]In questi giorni mi trovo in Turchia come membro di una commissione internazionale di inchiesta formata da varie organizzazioni internazionali ed europee di avvocati e giuristi per indagare sull’arresto di sedici avvocati impegnati nella difesa di persone impegnate in lotte sociali, avvenuto all’alba del 18 gennaio scorso. Tale evento e’ stato denunciato da associazioni dei diritti umani come Amnesty International ed Human Rights Watch, oltre che dalle associazioni di giuristi che hanno inviato la delegazione.

Tali associazioni hanno rilevato la violazione di varie norme internazionali ed europee sui diritti umani oltre che dei Basic Principles sulla professione legale emanati dalle Nazioni Unite. Del resto, l’organizzazione degli avvocati turchi cui appartengono gli arrestati. l’Associazione dei giuristi progressisti CHD, che conta oltre tremila iscritti in tutta la Turchia, fa parte da tempo delle associazioni promotrici della delegazione.

Molti degli avvocati arrestati sono ancora dentro e rischiano gravi condanne per violazione della legge antiterrorismo, che qualifica terrorismo ogni mobilitazione e lotta sociale. Terroristi come la signora dipendente pubblica arrestata ınsieme al marito e alla figlioletta lattante per aver organizzato uno sciopero che è intervenuta ieri sera a una manifestazione con in braccio quella stessa figlioletta.

Da varie testimonianze risulta come gli arresti degli avvocati e le perquisizioni che li hanno accompagnati siano avvenuti in dispregio di varie norme sia turche che internazionali. Si è trattato di un’operazione interamente gestita dalla polizia antiterrorismo nella quale la stessa procura antiterrorismo ha svolto chiaramente un ruolo subordinato alle direttive dei servizi direttamente collegati all’attuale governo dell’islamico moderato Erdogan.

Del resto la principale accusa e domanda contenuta negli interrogatori degli avvocati arrestati e soggetti a maltrattamenti gravi è stata: perché difendete gli operai in lotta, le popolazioni che non vogliono l’inquinamento e gli altri soggetti che si oppongono? Perché chiedete la punizione degli agenti colpevoli di torture ed uccisioni? E non è la prima volta che in Turchia avvengono repressioni collettive di questo tipo contro gli avvocati. Nel novembre 2011 furono 46 gli avvocati arrestati per avere difeso persone legate ai movimenti kurdi. Molti di questi si trovano ancora in carcere e non si sa se e quando potranno uscirne.

Il presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Istanbul, che conta oltre trentamila iscritti ed e’ il maggiore del Paese, lui stesso del resto sottoposto a procedimento penale per essere intervenuto a favore degli arrestati e in attesa del suo processo che dovrebbe essere tenuto il 16 maggio, ci ha detto che la Turchia si sta trasformando sempre più chiaramente in un regime di tipo fascista. Ci si è illusi a lungo di contenere questa deriva con il richiamo dell’Europa.

Oggi che l’Europa è in crisi per le note ragioni e la tremenda cecità dei suoi governanti, questo richiamo è sempre meno forte. Mentre la crisi avanza e disgrega il tessuto sociale la tentazione di ricorrere alla repressione brutale e si fa sentire anche da noi e in altri Paesi europei come la Spagna e la Grecia. Figuriamoci qui con le note tradizioni autoritarie che vanta questa parte del mondo. Oggi questo Paese è soggetto a una miscela fra autoritarismo e islamismo che sembra essere la ricetta indicata dai poteri dominanti per tutti i Paesi a tradizione islamica.

La democrazia del resto non può essere importata o imposta con le pressioni economiche dall’esterno che possono al massimo svolgere un ruolo sussidiario. Decisiva, in ogni situazione, è la mobilitazione democratica del popolo. Comune è del resto la lotta dei vari Paesi mediterranei per la laicità dello Stato e contro ogni tentativo di introdurre artificiose contrapposizioni basate su etnia o religione. Un giochino in cui i fascisti nostrani non sono da meno dei fondamentalisti islamici.

Perseguitando gli avvocati e demolendo lo Stato di diritto il governo turco e gli altri governi impegnati nella repressione delle lotte sociali rischiano di eliminare ogni margine di mediazione giuridica e sociale, preparando le condizioni di nuovi e sempre più estesi scontri che ne determineranno in ultima analisi il sotterramento. E’ compito dei giuristi democratici fare in modo che questo inevitabile processo rivoluzionario avvenga nel modo migliore possibile e con i minori costi sociali possibili, garantendo la salvaguardia dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani.

Lascia ben sperare la grande manifestazione di donne che ho visto sfilare ieri sera per la via del’Indipendenza. Migliaia di donne e ragazze combattive che non si rassegnano certo a rinunciare alla loro libertà per fare contenti i bigotti. Che siano islamici o di altra vocazione.

di Fabio Marcelli   9 marzo Il Fatto Quotidiano

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