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Retekurdistan.it | 22 novembre 2019

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Gli USA in Siria: Ritorno alla strategia MOC?

Gli USA in Siria: Ritorno alla strategia MOC?

8 novembre 2019


Gli USA in Siria sembrano tornare alla loro strategia MOC, ritiene il giornalista Ersin Çaksu. Attraverso due centri operativi militari in Giordania e in Turchia gli Stati partecipanti dal 2013 controllano forniture di armi a „ribelli moderati“.

Con l’inizio della guerra civile nel 2011, gli USA hanno iniziato a sostenere in Siria gruppi di ribelli „moderati”. Quando con questi gruppi non è stato possibile ottenere i risultati desiderati, gli USA nel 2014 nella lotta per Kobanê si sono alleati con i curdi per mostrare presenza in Siria. Il sostegno USA ai ribelli che agiscono sotto l’etichetta della cosiddetta „opposizione siriana” tuttavia continua in modi diversi. Ora attraverso questi gruppi viene elaborato un nuovo piano.

Dopo la vittoria militare su „Stato Islamico“ (IS) da parte delle Forze Democratiche della Siria (FDS) guidate dalle YPG/YPJ e la ripristinata stabilità nel nordest della Siria, gli USA hanno improvvisamente dato alla Turchia e al suo „Esercito Nazionale Siriano“ (ENS, arabo: Jaish al-Watani) reclutato tra IS e milizie radical-salafite dell’area di Jabhat Fatah al-Sham (ex Fronte Al-Nusra) la base per occupare il Rojava.

Alle milizie è stato garantito territorio siriano per l’insediamento?

Cosa vogliono gli USA nella regione? Questa domanda ora come prima se la fanno in molti. È universalmente noto che gli USA non si sono mai allontananti da questi gruppi „moderati” e che li sostengono ancora. Ora sembra che ai gruppi operanti sotto il patrocinio della Turchia, siano state garantite le aree curde nel nordest della Siria come „terra promessa“.

Esternazioni di Trump

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan alla fine di settembre ha parlato in modo molto aperto davanti all’assemblea plenaria dell’ONU della sua agenda e ha dato un’idea dei suoi piani di occupare con un „corridoio di sicurezza“ che entra in territorio siriano per una profondità di 32 km il Rojava. Le parole del suo omologo statunitense Donald Trump, „Abbiamo messo in sicurezza il petrolio. Ai curdi è stato concesso un salvacondotto“, indicano che entrambi sono dalla stessa parte.

Fare concessioni a gruppi radicali?

D’altro canto il Ministero degli Esteri USA avrebbe suggerito ai responsabili in Siria del nord e dell’est di scendere a compromessi con gruppi sostenuti dalla Turchia, hanno fatto sapere i media statunitensi. Ormai la presenza delle truppe USA nella regione è più alta che nel momento della cosiddetta „decisione sul ritiro“ e del successivo ingresso di truppe siriane e russe.

Ritorno alla strategia MOC?

Nella seconda metà del 2013 sotto la guida degli USA sono stati fondati due „Military Operation Center“ (MOC) segreti. Questi centri di comando (il MOC ha la sua sede principale nella capitale giordana Amman, un centro operativo fratello si trova in Turchia e è conosciuto con la sigla turca MOM), dove lavorano addetti alla sicurezza e militari dagli Stati del Golfo, dalla Turchia, dalla Giordania e dagli USA, coordinano le attività dei cosiddetti gruppi di ribelli, ossia della „opposizione siriana“. Di questo fa parte anche la distribuzione di armi per via area e via terra a milizie scelte.

Molte delle truppe di mercenari addestrati e equipaggiati con armi dal MOC attualmente prendono parte all’invasione in Rojava con l’etichetta dello „Esercito Nazionale Siriano”.

Che gli USA spianino la via del ritorno in campo a gruppi dell’area di al-Qaida, al-Nusra, IS e dei Fratelli Musulmani, viene interpretato come un tentativo di ritornare alla strategia MOC iniziale.

Speranza nella caduta del regime

I gruppi coordinati dal MOC non erano appoggiati solo dagli USA, dalla Turchia, dall’Arabia Saudita, dalla Giordania e dal Qatar – anche Paesi UE hanno già partecipato ampiamente a livello politico, diplomatico, finanziario e militare alla costruzione di queste truppe di mercenari. Le aspettative erano alte: i gruppi dovevano marciare da nord e da sud a Damasco e far cadere il regime.

Anche se questi raggruppamenti radical-islamisti hanno fallito e si trovavano al limite della loro esistenza, gli USA non hanno mai ritirato la loro mano protettrice. Nemmeno quando queste truppe sono state man mano sconfitte e si sono recate da Idlib sotto l’ombrello protettivo della Turchia. Ora Washington rende possibile l’occupazione della Siria del nord e dell’est e lascia il Rojava agli jihadisti.

Gruppi sostenuti dall’occidente occupano il Rojava

Un gran numero di fazioni di mercenari che si sono unite nell’ENS e che sono state addestrate e equipaggiate dal MOC in precedenza facevano parte del Fronte Al-Nusra, classificato dagli USA come terroristico. Alcune di loro sono:

Liwa al-Mu’tasim/Brigata Mutasim: Questo gruppo con sede a Mare a nord di Aleppo ha avuto le sue armi e il suo addestramento dagli USA. Possiede fucili M-16, mitragliatrici leggere di tipo Typ M249, mitragliatori M240, mortai di tipo M120 (Soltam K6), M224 e M252, mitragliatori M2-Browning e veicoli corazzati e si stima che abbia circa da 1500 a 2000 membri. Nell’estate 2017 sono apparse foto che mostravano che la milizia viene addestrata dal Pentagono. Liwa al-Mu’tasim partecipa all’occupazione di Efrîn.

Firqat al-Shamalia / Divisione Nord: Questo gruppo è stato fondato nel 2012 da Mohammed Khaled Fares al-Bayoush, un ex tenente colonnello dell’aviazione siriana, a Kafr Nabl nel governatorato di Idlib. In precedenza si chiamava Liwa Fursan al-Haqq. Il gruppo è stato equipaggiato dagli USA e dall’Arabia Saudita con missili BGM-71 TOW e ha avuto un sostegno diretto dalla CIA. Nell’estate 2015 si è formato sotto il tetto di Jaish al-Fatah, un anno dopo insieme alla 13a Divisione e Liwa al-Shughur ha fondato lo „Esercito Libero di Idlib“. Il gruppo ha preso parte agli attacchi a Şêx Meqsûd, un quartiere abitato da curdi a nord di Aleppo, e all’invasione di Efrîn.

Jaish al-Islam: Fondato nel 2011 a Ghouta est e coordinato fin dall’inizio dal MOC. Il comandante di questa struttura era il salafita Zahran Alloush. Questi gruppo sostenuto dall’Arabia Saudita negli attacchi a Şêx Meqsûd ha usato gas cloro. Dopo l’uccisione di Zahran Alloush, il suo posto è stato preso da suo fratello Mohammed Alloush. Il gruppo ha partecipato agli incontri a Riad e Astana. Dopo aver lasciato Ghouta ha costruito le sue basi d’appoggio insieme a Faylaq al-Rahman a al-Bab e Efrîn.

Brigata Sultan-Murad: Il gruppo è un’unione di diversi gruppi islamisti turkmeni. Anche i Lupi Grigi fascisti sostengono questi turkmeni che Erdoğan definisce „fratelli“. Ufficialmente è stata fondata all’inizio del 2013 e inizialmente era attiva soprattutto nella regione intorno a Aleppo. Pare che fino al 2016 il gruppo avesse 1600 membri, a metà del 2017 si è unito con altri gruppi di mercenari nel TFSA (Esercito Libero Siriano – Turchia). Il MOM oltre a appoggio di artiglieria e aereo, mette a disposizione della Brigata Sultan-Murad anche mezzi finanziari e si fa carico dell’addestramento militare del gruppo. Organizzazioni internazionali accusano questo gruppo di sistematici crimini di guerra. In un rapporto delle Nazioni Unite si afferma che la frazienha preso parte all’attacco a Şêx Meqsûd con 83 civili morti (tra cui 30 bambini). Nel rapporto ONU sono documentati anche casi di arresti illegali e torture di prigionieri di guerra, saccheggi e reinsediamento forzato a Efrîn. Una gran parte di questa milizia è costituita da ex jihadisti di IS.

Faylaq al-Sham/Legione Sham: Si tratta di un’alleanza di 19 milizie sunnite-islamiste fondata nel marzo 2014 durante la guerra civile siriana e finanziata dall’Arabia Saudita. L’alleanza vicina alla fratellanza Musulmana era attiva a Aleppo, Homs, Damasco e Idlib e attraverso le sue diverse componenti ha ricevuto sostegno dal MOC e dal MOM. L’alleanza inoltre ha partecipato agli attacchi a Efrîn e Şêx Meqsûd.

51a Brigata: Fondata nel settembre 2015. Quando il gruppo si è unito all’ENS, ne è diventato il capo Mohammed Deri. Il gruppo ha partecipato agli incontri a Ginevra e all’occupazione di Efrîn.

di ERSİN ÇAKSU

Fonte: ANF


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