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Retekurdistan.it | 16 settembre 2019

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Prigionieri del PKK: Non arretriamo di un passo

Prigionieri del PKK: Non arretriamo di un passo

15 febbraio 2019


Oltre 300 prigionieri e prigioniere dei processi PKK e PAJK in Turchia sono in sciopero della fame a oltranza. „Possono trattenerci nelle galere, ma devono sapere che noi non ci arrenderemo mai”, si afferma in una dichiarazione attuale.

A nome delle prigioniere e dei prigionieri dei processi PKK e PAJK in Turchia, Deniz Kaya ha rilasciato una dichiarazione sull’anniversario del sequestro di Abdullah Öcalan e gli scioperi della fame.

Continueremo con grande determinazione

La dichiarazione recita: „Ci troviamo nel 21° anno del complotto internazionale contro la nostra direzione. È evidente che tutte le pratiche fasciste con le quali il sistema oligarchico e dispotico voleva imporre il suo vantaggio non hanno avuto successo. È una realtà incontestabile che il complotto internazionale delle potenze egemoniche del mondo contro la nostra direzione, era rivolto contro il popolo curdo, il popolo turco e i popoli del Medio Oriente. Se il complotto del 15 febbraio 1999 avesse avuto successo, la ‘legittimità’ giuridica che il fascismo crea per se stesso, avrebbe occultato l’identità e l’esistenza dei popoli con genocidi e massacri. Naturalmente questo pericolo continua ad esistere. L’obiettivo di base della coalizione fascista AKP/MHP è di creare un successo per il complotto. Per questa ragione non si rifugge nemmeno da accordi sporchi. Il sistema di Imralı, la promessa di taglie sul quadro dirigente del PKK, il bombardamento di montagne e città, i massacri nelle città del Kurdistan, l’incarcerazione di rappresentanti eletti e persone patriottiche, devono servire a portare il complotto al suo obiettivo.

Il Presidente Apo con un atteggiamento straordinario e una altrettanto straordinaria resistenza ha decifrato il complotto e lo ha portato alla luce. Ricordiamo con gratitudine e rispetto il nostro compagno Halit Oral e tutti gli altri che sono caduti nell’azione ‚Non potete oscurare il nostro sole‘. Noi come militanti del PKK e PAJK abbiamo mostrato chiaramente che non accetteremo mai una vita senza la leadership e che siamo pronti a fare sacrifici per questo. Possono tenerci chiusi nelle galere, ma noi non ci arrenderemo mai. Abbiamo iniziato il nostro sciopero della fame per la revoca dell’isolamento inasprito della nostra leadership, per condizioni di vita e di lavoro libere, perché siano resi possibili incontri regolari con parenti e avvocati e un trattamento secondo le norme internazionali e continueremo questa azione con grande determinazione. L’offensiva con il motto ‚Rompiamo l’isolamento, abbattiamo il fascismo e liberiamo il Kurdistan‘ è iniziata l’8 novembre con lo sciopero della fame a oltranza della co-Presidente del Congresso della Società Democratica (DTK) e deputata del Partito Democratico dei Popoli (HDP) per Colemêrg (Hakkari), Leyla Güven. Il 27 novembre abbiamo iniziato uno sciopero della fame a turni, che dal 16 dicembre è diventato uno sciopero della fame a oltranza. Continueremo questo sciopero della fame fino a quando sarà spezzato l’isolamento – costi quel che costi.

Avanziamo nella convinzione che la nostra resistenza in costante crescita avrà successo. Salutiamo tutte le amiche e gli amici che oppongono resistenza e partecipano all’azione in Europa, in Kurdistan del sud e in altri luoghi del mondo. Noi come prigionieri del PKK e del PAJK nelle carceri in Kurdistan e in Turchia ci troviamo in sciopero della fame a oltranza dal 16 dicembre con 301 amiche ed amici. Consideriamo la nostra azione adeguata a questa fase per quantità e qualità e allo stesso tempo continuiamo il nostro sciopero della fame a turni in corso dal 27 novembre. La nostra resistenza non è limitata alle carceri. Che ci mandino in esilio o che ci rilascino, noi continueremo la nostra resistenza per rompere l’isolamento in ogni condizione.

Possiamo liberarci dal fascismo solo attraverso la resistenza

Se analizziamo con attenzione la visita alla nostra direzione del 12 gennaio, allora si tratta di un successo della nostra resistenza. Se guardiano dietro i veli per quanto riguarda il rilascio di Leyla Güven, diventa chiaro che anche questo è stato conquistato dalla nostra resistenza. Perché l’alleanza fascista di AKP e MHP e la politica bifronte sono state rivelate al popolo e al movimento. Per questa ragione sappiamo che non abbiamo un’alternativa alla resistenza. Questo atteggiamento si incarna nell’affermazione di Mazlum Doğan nel carcere di Amed: ‚La capitolazione porta al tradimento, il pacifismo alla sconfitta, la resistenza alla vittoria‘. In questa convinzione opponiamo resistenza. Perché resistere contro il fascismo è legittimo sempre e ovunque. Opporre resistenza nell’ambito della politica democratica, lavorare per le elezioni comunali, liberare dal fascismo le elezioni comunali che la nostra direzione ha definito scuole di democrazia, è possibile unicamente attraverso la resistenza. In questo senso invitiamo tutti ad opporre resistenza contro il fascismo. Facciamo appello ai popoli della Turchia e del mondo perché alzino la loro voce contro il fascismo. L’isolamento della nostra direzione è rivolto contro tutti e tutte noi. Coloro che non vogliono sentire il grido della nostra resistenza dovrebbero fermarsi e interrogare la loro umanità. È tempo di schierarsi insieme contro il fascismo e di rompere l’isolamento.“

 

ANF


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