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Retekurdistan.it | 12 dicembre 2018

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Olive insanguinate

Olive insanguinate

23 novembre 2018


A Afrin nel nord della Siria le truppe di occupazione rubano il raccolto. Lite per la spartizione del bottino. È previsto che le olive rubate vengano vendute alla Spagna. Questo si evince dal protocollo stipulato sotto la supervisione dei servizi segreti turchi MIT tra »consigli locali« a Afrin, costituiti da collaborazionisti locali delle forze di occupazione e milizie fedeli alla Turchia dell’ »Esercito Libero Siriano« (ESL). »L’obiettivo di questo protocollo è l’organizzazione della raccolta delle olive negli anni 2018/2019 nei territori sottratti ai terroristi di PKK-PYD-YPG nell’Operazione Ramoscello d’Ulivo «, si afferma nel documento del quale l’agenzia stampa curda ANF ha citato stralci.

Il volume complessivo delle entrate dello Stato turco dal raccolto di olive viene valutato in circa 80 milioni di dollari. Alle milizie andrà una quota di 22 milioni se consegnano il raccolto interamente ai consigli locali.Nella regione di Afrin nel nord della Siria, da marzo occupata dalla Turchia e abitata in soprattutto da curdi, Ankara fa saccheggiare il raccolto in modo sistematico.

A questo scopo due settimane fa presso la città di Cindires è stato appositamente aperto un nuovo valico di confine verso la Turchia, attraverso il quale secondo i partiti di opposizione in Turchia sono già state portate in Turchia 50.000 tonnellate di olio d’oliva. »Non vogliamo che i ricavi vadano al PKK. Vogliamo che i guadagni provenienti da questo territorio sotto il nostro controllo vadano a noi «, così il Ministro per l’Agricoltura Bekir Pakdemirli durante le discussioni sul bilancio nel Parlamento turco sabato ha giustificato il furto di olive praticato con l’aiuto di cooperative agricole turche. Ankara classifica le Unità di Difesa del Popolo (YPG) che combattono contro le truppe di occupazione, una propaggine del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK).

Il deputato di Urfa del Partito Democratico dei Popoli (HDP) filo-curdo e di sinistra, Nurettin Macin, ha condannato questa politica come »Ghanimah« – nella giurisdizione islamica il diritto del conquistatore al bottino viene definito in questo modo. Da parte del partito di opposizione kemalista CHP invece si temeva un danno ai produttori di olive turchi a causa delle importazioni dalla Siria.

Non tutte le squadre di miliziani jihadisti entrate a Afrin al fianco della Turchia sono d’accordo. Divergenze sulla spartizione delle olive rubate nello scorso fine settimana hanno perfino portato a combattimenti tra l’esercito turco e unità dell’ESL al suo fianco, con la milizia »Ahrar Al-Sharkija« formata da ex combattenti di »Stato Islamico« (IS) Negli scontri nel territorio cittadino di Afrin, nei quali sono stati impiegati anche dei carri armati, sono rimaste uccise dozzine di soldati e miliziani. L’esercito ha proclamato un coprifuoco. La televisione turca TRT ha parlato di una »operazione contro un’organizzazione criminale«. Una parte delle diverse centinaia di miliziani alla fine si è arresa, altri si se ne sono andati con le loro armi nella vicina provincia di Idlib per – come hanno dichiarato martedì gli jihasti – »evitare spargimenti di sangue nella popolazione civile «.

Il furto di olive è solo uno degli innumerevoli crimini delle truppe di occupazione. Una commissione che si è costituita con giuristi provenienti da tutta la Siria, in un rapporto presentato a metà novembre ha documentato oltre 900 violazioni dei diritti umani e violenze contro la popolazione civile dall’inizio degli attacchi contro Afrin a gennaio. Guerra e occupazione così sono costate la vita a quasi 750 civili. 2.500 civili sono stati sequestrati, 850 di loro sono considerati »scomparsi«. Case, campi e giardini degli abitanti sono stati distrutti, Centinaia di migliaia di persone costrette alla fuga. Al posto degli espulsi sono state insediate a Afrin famiglie di jihadisti provenienti da altre parti della Siria.

 

https://www.jungewelt.de/artikel/344233.syrien-blutige-oliven.html


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