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Turchia

TURCHIA. L’Hdp è un partito unito, non riusciranno a disintegrarci

Intervista a Ertuğrul Kürkçü, presidente onorario del partito di sinistra pro-curdo dopo la richiesta di messa al bando mossa dal procuratore capo della Corte d’appello della Cassazione: «Per il governo le prossime elezioni sono un bivio: la vita o la morte. Per questo il processo contro di noi è una mossa politica. Ma Erdogan non otterrà i voti dei nostri elettori: sono stanchi dell’uomo solo al

Pochi giorni fa il procuratore capo della Corte d’Appello della Cassazione turca, chiudendo un’indagine sul Partito democratico dei popoli (Hdp), ha presentato richiesta per la messa al bando del partito di sinistra pro-curdo, accusandolo di «distruggere l’integrità dello Stato turco» insieme al Pkk.

Un’accusa che segue a mesi di pressioni palesi da parte degli ultra nazionalisti del Mhp, alleati di governo dell’Akp di Erdogan, per giungere a una chiusura della terza forza politica del parlamento. Ne abbiamo parlato con Ertuğrul Kürkçü, presidente onorario dell’Hdp.

C’è una mossa politica dietro la causa per la chiusura dell’Hdp?

La richiesta del capo procuratore riflette direttamente l’appello politico della coalizione di governo, in particolare degli ultra nazionalisti dell’Mhp, le forze più reazionarie di Turchia. La coalizione va verso una politica sempre più reazionaria che minaccia concretamente l’Hdp. Il tentativo di liberarsi dell’Hdp intende produrre due risultati: da una parte eliminare un’opposizione democratica per, fatti i conti matematici, permettere alle forze dell’attuale coalizione di raggiungere il 50% alle prossime elezioni, impresa altrimenti impossibile; dall’altra, l’Akp spera di far transitare verso di sé i voti dell’Hdp, che domina nell’elettorato curdo. Niente a che vedere dunque con la minaccia terroristica: questa mossa è dovuta al disperato bisogno di Erdogan di garantirsi un altro mandato presidenziale. Dai banchi dell’opposizione, l’attuale presidente rischia di essere trascinato in tribunale per i gravi crimini commessi in questi anni. Le prossime elezioni, per la coalizione di governo, sono un bivio: la vita o la morte.

Cosa vi aspettate da questo procedimento legale?

L’accusa di per sé non porta necessariamente alla messa al bando. Questo processo è una questione di lotta politica, sia internamente che a livello internazionale. Tutto dipende dall’equilibrio di forze, non è una questione meramente legale, ma politica. Ogni risultato è possibile. L’accusa è fondata su una base legale debole, casi già persi di fronte alla Corte europea per i diritti umani che ha rifiutato una simile linea di difesa da parte dello Stato turco nel caso di un precedente partito chiuso, il Democratic Society Party. A decidere è la Corte costituzionale: almeno 10 su 15 giudici devono votare a favore della messa al bando. Dipenderà dunque da quanto il governo e il presidente faranno pressioni. Per questo sarà importante il ruolo internazionale: gli Stati uniti hanno già espresso preoccupazioni per il processo e sono certo che anche l’Europarlamento e il Consiglio europeo faranno lo stesso. L’Akp sarà isolato a livello internazionale se sradicherà l’Hdp dall’orizzonte politico turco perché in questi anni il nostro partito è diventato il punto di riferimento democratico di molte realtà all’esterno. Sarà un processo seguito in tutto il mondo e dalle istituzioni internazionali di cui la Turchia è parte. In ogni caso chiudere l’Hdp non avrà gli effetti sperati: i suoi elettori non voterebbero mai e poi mai per l’Akp, attendono solo di liberarsi di questo sistema di un uomo solo, voterebbero per altre forze di opposizione. Sarebbe solo una vendetta delle forze reazionarie, nazionaliste e fasciste del paese.

Intendete reagire politicamente?

Reagiremo come non si aspettano. Si aspettano che l’Hdp adotti una posizione massimalista: boicottare le elezioni, boicottare il parlamento. Non lo faremo, non c’è una spinta popolare verso questo tipo di reazione. Non ci demoralizzeremo né ci disintegreremo sotto le loro pressioni, abbiamo già passato tanti stress test. Inizieremo la nostra battaglia politica con nuove energie. Ascolteremo quanto ha da dire la nostra base e poi prenderemo la decisione.

Da anni l’Hdp è nel mirino di una feroce campagna politica, fatta di migliaia di arresti di leader, sindaci, sostenitori, di processi per terrorismo e commissariamento di centinaia di comuni. Che effetti ha avuto sul partito?

L’Hdp non è semplicemente un partito curdo, non è la continuazione dei partiti del passato che erano partiti curdi sostenuti da forze democratiche turche. L’Hdp è un partito comune di opposizione curdo e turco, ne fanno parte decine di partiti turchi, curdi, con diversi background. Inoltre nei casi precedenti, i partiti curdi erano soli; stavolta il Chp, i repubblicani, si sono apertamente dichiarati al fianco dell’Hdp. Non è un semplice partito ma è il volto di una realtà radicata, di gente che vuole farsi sentire dentro le istituzioni. È unito e questo è un tesoro prezioso. Non ci sono segni di debolezza e di frammentazione e sono certo che troveremo il modo di usare queste risorse umane per difenderci.

Quale oggi la situazione interna nel paese in termini di polarizzazione politica e crisi socio-economica?

La Turchia sta attraversando la peggiore polarizzazione da quando è una repubblica. Ho assistito a molte di queste fasi, dagli anni ‘60, e questa è la situazione più divisiva: in passato erano le forze armate a interrompere i processi politici, stavolta le misure dittatoriali sono prese direttamente da un governo civile, Erdogan e i suoi alleati che ci stanno conducendo verso una dittatura islamico-fascista. Sono loro a definire la realtà, a negare la crisi economica e quella sanitaria. Ma dopo tanti anni la gente non crede più alla carta delle minacce straniere o degli attacchi terroristici giocata da Erdogan. Le recenti operazioni in Iraq contro le forze curde hanno condotto a un risultato inatteso dal governo: tutte le opposizioni, comprese quelle nazionaliste, hanno reagito criticando il governo e chiedendo a Erdogan di assumersi le proprie responsabilità di fronte al parlamento. Lo strumento del nazionalismo non funziona più come prima di fronte alla crisi economica e a quella pandemica. Anche gli elettori dell’Akp stanno calando: secondo i sondaggi, ogni mese la coalizione di governo vede diminuire il proprio consenso, mentre aumentano sia gli indecisi che i voti a favore delle opposizioni. Questa polarizzazione adesso gioca contro Erdogan: il paese non è più spaccato esattamente a metà, l’Akp sta arretrando. Mi aspetto quindi che le forze democratiche internazionali continuino a seguire la situazione in Turchia, altrimenti subiremo un arretramento irreversibile nel paese, nel Mediterraneo, nella regione.

di Chiara Cruciati – Il Manifesto 

 

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