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Opinioni e analisi

Erdogan si ostina

Sale molto rapidamente il numero di infezioni virali in Turchia. Sindacati chiedono il fermo della produzioneIn Turchia i tempi in cui si speculava su un presunto »gene turco« che sarebbe stato in grado di rendere immuni dal coronavirus e il governo per la prevenzione dell’infezione faceva distribuire acqua di colonia, sono finiti. Perché in quasi nessun altro Paese attualmente cresce così rapidamente il numero contagiati. Sabato secondo il Ministro della Salute Fahrettin Koca erano accertati quasi 24.000 casi, secondo dati ufficiali circa 500 sarebbero i morti di Covid-19. I medici ritengono che i numeri siano significativamente più alti.

Scuole e bar sono chiusi, anche le preghiere pubbliche nelle moschee sono state sospese. Ma un divieto di uscita a livello nazione, come chiede il sindaco socialdemocratico Ekrem Imamoglu della città di Istanbul fortemente colpita con il 60 percento delle infezioni rilevate, incontra il rifiuto del Presidente Recep Tayyip Erdogan. Dietro a questo c’è la paura di un ulteriore crollo dell’economia già fortemente compromessa da due anni. La produzione va mantenuta, »sia quel che sia«. Invece da sabato c’è un divieto di uscita non solo per anziani a partire dai 65 anni, ma anche per i giovani sotto i 20 anni che non hanno un lavoro fisso o non sono impiegati come lavoratori stagionali. Inoltre 31 città, compresa Istanbul, sono state messe sotto quarantena. Nei negozi e nei mercati vige l’obbligo di indossare mascherine.

Un’alleanza di sindacati e associazioni professionali di sinistra – la Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari dei Lavoratori, la Federazione dei Dipendenti Pubblici, l’Ordine degli Ingegneri e Architetti e l’Ordine dei Medici della Turchia – intanto chiede in un catalogo di sette punti l’immediata chiusura di tutte le imprese non di importanza vitale e l’emanazione di un divieto di circolazione. Piccoli negozi devono essere sostenuti dallo Stato e i lavoratori avere congedi retribuiti. Chi è privo di reddito deve ricevere un sussidio di disoccupazione senza condizioni. I licenziamenti durante la pandemia devono essere vietati e i debiti dilazionati. Strutture della sanità privata dovrebbero essere messe sotto controllo pubblico e le cure mediche offerte gratuitamente.

Per una »campagna di solidarietà nazionale« avviata da Erdogan e sostenuta dall’ente religioso Diyanet, secondo l’emittente ufficiale TRT entro il fine settimana è già stato donato oltre un miliardo di Lire turche. La campagna pare »essere piuttosto un’altra possibilità di sostenere imprenditori edili nella costruzione di ponti, strade, tunnel e mega-progetti«, sospetta tuttavia la pagina di notizie di sinistra Gazette Duvar. Già in precedenza il quotidiano kemalista Sözcü aveva fatto notare che uomini d’affari con le donazioni possono ridurre le imposte da pagare. Imprese vicine al governo inoltre traggono profitto da una garanzia governativa dell’ammontare di 18.,9 miliardi di Lire turche nell’ambito di un ombrello di salvataggio. Inoltre sono stati presi in carico i loro affitti, mentre altri, in particolare le piccole imprese, sono andate in bianco.

Il Ministro degli Interni Süleyman Soylu intanto ha fatto bloccare i conti di donazioni dedicati al coronavirus delle amministrazioni cittadine di Istanbul e Ankara controllate dall’opposizione presso la banca statale Vakif, dato che questi »sono in contraddizione con l’ordinaria amministrazione«. Nella metropoli curda di Diyarbakir sotto amministrazione forzata, il governatore ha vietato una campagna di aiuti dell’HDP di sinistra per abitanti in quarantena. In un carcere della città curda di Batman la polizia sabato notte ha soffocato una rivolta con l’uso di lacrimogeni. I detenuti chiedevano la loro liberazione, dato che un’amnistia progettata dal governo per lo sgravio delle carceri sovraffollate esclude decine di migliaia di prigionieri politici.

di Nick Brauns

da junge Welt

https://www.jungewelt.de/artikel/375969.t%C3%BCrkei-erdogan-bleibt-stur.html

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