Connect with us

Hi, what are you looking for?

Retekurdistan.it
Retekurdistan.itRetekurdistan.it

Interviste

Besê Hozat: Si preferiscono gli jihadisti (Parte 2)

Le potenze globali preferiscono uno Stato jihadista a uno sistema democratico di autonomia.Besê Hozat (KCK) spiega i retroscena e sottolinea il significato di un’alleanza curdo-araba in Medio Oriente.

Besê Hozat come co-Presidente del Consiglio Esecutivo dell’Unione delle Comunità del Kurdistan (KCK) in un’intervista con ANF si è pronunciata su temi di attualità [pubblicata in lingua tedesca il 30.1.2020 NdR] . Pubblichiamo la seconda parte di un estratto rispetto alla situazione attuale in Iraq, in Iran e in Siria, gli interessi delle potenze mondiali in accordo con la Turchia e il significato di un’alleanza curdo-araba.

In Iraq negli ultimi mesi vige una confusione che va presa su serio. Diverse forze regionali e internazionali lì disputano i loro conflitti. Queste forze vogliono manipolare anche il movimento della popolazione che si creato in reazione a questo. Qual è la politica giusta per una reale soluzione in Iraa? Come andrebbe affrontata la situazione?

L’Iraq dagli anni ‘90 è al centro dell’intervento NATO in Medio Oriente. Da decenni ha luogo una sanguinosa guerra interna. Le forze globali dell’egemonia e dello status quo che si nutrono di ideologie nazionaliste e confessionali, hanno fatto del centro della civiltà una tomba dei popoli. La condizione di guerra e il caos in Iraq non si possono superare con una politica nazionalista e riferita alle confessioni. In Iraq i problemi possono essere risolti solo con il sistema di una nazionale democratica e una concezione democratica della direzione. Solo così si può trovare una via d’uscita dal caos. La ragione principale per la povertà e la corruzione vigenti è la mancanza di una concezione di governo. Un sistema democratico-federeale o confederale, che si fonda sul paradigma della nazione democratica è l’unica vera soluzione in Iraq. Curdi, arabi sciiti e sunniti, turkmeni, aramei, assiri e ezidi possono vivere liberamente sotto un tetto federale o confederale, se costruiscono in Iraq sistemi democratico-autonomi. Questa è la soluzione più giusta e realistica.

Noi troviamo sbagliata una politica nazional-statale. Il sistema dello Stato nazionale non corrisponde agli interessi dei curdi, dei popoli, delle donne e di tutte le classi oppresse.

Né ingerenza dall’esterno né status quo

Dopo che il caos in Iraq è diventato più grande, anche il conflitto tra l’Iran e gli USA ha raggiunto un apice temporaneo. Cosa avviene qui e come posizionarsi rispetto a questo?

Tra gli USA e l’Iran ha luogo uno scontro di potere su suolo iracheno. Entrambe le parti vogliono ingrandire la loro influenza in Iraq. Con l’attentato al generale iraniano Qassem Soleimani a Baghdad gli USA vogliono spezzare l’influenza dell’Iran in Iraq e in tutta la regione. Allo stesso tempo esiste un nesso con la politica generale di intervento degli USA in Medio Oriente. Nella trasformazione della regione secondo i propri interessi, gli USA vogliono indebolire l’Iran e portarlo al punto desiderato.

Il posizionamento giusto della popolazione e un’organizzazione una difesa che si basa sulle proprie forze. I popoli non devono mettersi dalla parte delle potenze egemoniche o degli Stati dello status quo nella regione. Entrambe le parti no riconoscono la volontà e la libertà delle persone. L’atteggiamento giusto è di organizzare le proprie forze, di stringere un’alleanza tra i popoli e di condurre una lotta indipendente. In questo si tratta della capacità di organizzarsi con una concezione democratica della politica e di costruire una propria direzione e autodifesa. Le persone devono puntare su un’alleanza tra popoli nella regione e la lotta rivoluzionaria democratica che si basa su questo. Un sistema confederale che si fonda lontano dall’ideologia nazionalista, confessionale e sessista su territori autonomi e unità democratica tra i popoli è il miglio sistema di difesa. Solo se si lotta con questa concezione, i popoli possono liberarsi dal loro ruolo di vittima.

A questo riguardo un’alleanza democratica tra i popoli, soprattutto un’alleanza curdo-araba è molto importante. Una simile alleanza nella regione potrebbe portare a sviluppi storici ai sensi dei popoli. Anche un’alleanza curdo-persiana avrebbe un effetto positivo simile. Questo compito sta alle forze rivoluzionarie democratiche che hanno la pretesa di assumere un ruolo di avanguardia. Il complotto rivolto contro le persone in Medio Oriente può essere reso inefficace solo con un’alleanza democratica dei popoli.

Lo Stato turco vuole vicini deboli

Quale parte ha lo Stato turco negli eventi in Iraq, in Iran e in Siria? Cosa spera di ottenere dal caos?

Lo Stato turco ha contribuito in modo determinante alla situazione attuale in Siria e in Iraq. È al vertice delle forze che hanno promosso e rafforzato la guerra in entrambi i Paesi. Fin dal primo giorno esistono una collaborazione e un’alleanza tra IS e l’AKP. Lo Stato turco ha dato ogni forma di sostegno materiale, ideale e militare negli attacchi di IS in Iraq e in Siria. Questo è un dato di fatto che è provato in documenti ufficiali. Il regime turco da anni vuole sviluppare la sua posizione predominante nella regione indebolendo i suoi Paesi vicini con guerre interne. Vuole portare sotto la propria influenza le zone un tempo dominate dagli Ottomani. A questo scopo c’è la base militare turca a Başika in Kurdistan del sud. È il quartier generale centrale dove si organizza politicamente, militarmente e dal punto di vista dell’intelligence la politica di espansione e occupazione. Lo stesso avviene nella zona di occupazione turca in Siria.

Per l’Iran esiste un piano simile. Lo Stato turco considera l’Iran una concorrenza e un ostacolo nella propria politica egemonica nella regione. Un indebolimento dell’Iran attraverso scontri interni viene considerato un fatto a proprio vantaggio. Con la sua politica la Turchia rende in ogni caso evidente cos’è e da che parte sta.

Contraddizioni principali tra AKP e USA

Lo Stato turco da ultimo con il suo intervento in Libia ha chiarito ufficialmente che funge da potenza protettrice degli jihadisti. Come va interpretata la politica di Erdoğan sugli jihadisti e il silenzio dell’opinione pubblica mondiale in proposito?

Gli USA trattano l’AKP come progetto di dello „Islam morbido“. La comunità Gülen è stata incaricata del successo del progetto. L’alleanza tra l’AKP e la comunità Gülen nel periodo tra il 2002 e il 2013 erano parte del piano USA. Con questo progetto gli USA volevano stabilire la Turchia come modello per il mondo islamico per ottenere controllo attraverso la Turchia. Da questo punto di vista la politica dell’AKP nella regione è stata sostenuta attivamente. L’AKP ha tratto profitto da questo sostegno esterno e ha organizzato diversi gruppi nelle sue zone di influenza. Fino a quando ha ottenuto il controllo sullo Stato, l’AKP si è attenuto alla politica USA. Quando la comunità Gülen ha sollevato sempre più pretese di potere ci sono stati grandi scontri e l’AKP ha preso sempre più una direzione propria che era in contraddizione con gli interessi USA.

Il secondo grande problema con gli USA si è presentato sul tema IS. Lo Stato turco all’interno della NATO è diventato la forza che ha assunto il ruolo più attivo nelle relazioni con IS. La NATO ha modificato la sua politica per indebolire IS, ma l’AKP ha mantenuto la sua politica e ha intensificato le sue relazioni con IS. Su questo tema si sono presentati problemi con gli USA, sono nate contraddizioni. L’ AKP non ha abbandonato IS a causa della sua vicinanza ideologica. Ha seguito ostinatamente il suo obiettivo di portare al potere un goveron in Iraq e in Siria che fosse vicino ai propri orientamenti ideologici. Per questa ragione si è sforzato di rendere più profonda la guerra in Iraq e in Siria. Allo stesso tempo ha sostenuto IS per compiere attraverso gli islamisti un genocidio nei confronti dei curdi e realizzare il suo piano neo-ottomano. Voleva prendere più mosche in un colpo solo.

La Turchia ha fondato un esercito di jihadisti

Dopo la sconfitta di IS, l’AKP ha rimesso insieme i membri di IS sotto un nuovo nome. Anche i gruppi di Al-Nusra e Al-Qaida di diversi orientamenti ideologici sono stati organizzati sotto nuovo nome. Da quando l’AKP è arrivato al governo, sono stati fatti preparativi in questa direzione. Con il tempo ha costruito un grande esercito di jihadisti. Questo esercito di jihadisti è stato utilizzato contro i curdi nella resistenza per l’autogoverno in Kurdistan del nord. Una parte della Siria del nord è stata occupata con questi jihadisti. Ora vengono in parte inviati in Libia. Anche se gli USA, l’Europa e la Russia ne sono perfettamente al corrente, continuano a sostenere la politica jihadista dello Stato turco. La Turchia costruisce perfino un sistema jihadista in Siria del nord e dell’est con il sostegno degli USA e di alcuni Paesi europei.

Meglio uno Stato jihadista di un sistema di autonomia

Dobbiamo comprendere la politica delle potenze globali contro i curdi nella regione in tutta la sua profondità. In Siria del nord uno Stato jihadista viene preferito a un sistema democratico autonomo dei curdi e degli altri popoli che vivono lì. Questo è un dato di fatto che mostra molto apertamente la politica delle potenze globali. Non vogliono un sistema democratico nella regione. Sono contro una democratizzazione del Medio Oriente. Conflitti e guerre costanti corrispondono di più ai loro interessi. Si tratta di un sistema di potere che vive di conflitti e caos. Dato che il governo AKP/MHP serve ai loro sporchi interessi, viene sostenuto dalle potente egemoniche. La politica del governo fascista AKP/MHP rende più profondo il caos e aumenta i conflitti. Questa politica serve alla politica attuale delle potenze egemoniche.

Trasferimento concordato di jihadisti in Libia

Anche il trasferimento di jihadisti in Libia era concordato con queste forze. Partire dal fatto ch ele potenze internazionali non ne sanno nulla e non hanno approvato, sarebbe sbagliato. Gli jihadisti che non è sotto possibile vincere in Siria, sono stati mandati in Libia.

Nella politica sulla Libia del governo turco si tratta dell’espansione del suo orientamento confessionale-ideologico e di una dimostrazione di potere per nascondere la debolezza all’interno del Paese e all’estero. Per quanto riguarda questa politica tuttavia si tratta di un aborto.

Come considera l’atteggiamento del mondo arabo rispetto alla politica dello Stato turco sul Medio Oriente? E quale significato ha l’alleanza curdo-araba nata in Siria del nord e dell’est per il mondo arabo?

È stato giusto che i Paesi della Lega Araba abbiano condannato l’invasione dello Stato turco in Siria del nord e dell’est e abbiano preso posizione contro l’occupazione. Questo mostra quantomeno una cerca sensibilità nei confronti della politica di espansione turca. Ma questo non basta. Tutti i Paesi arabi dovrebbero lottare attivamente contro gli attacchi di occupazione della Turchia. Lo Stato turco persegue una politica di espansione oltre i propri confini e occupa militarmente territorio straniero. I territori occupati vengono annessi e attraverso l’annientamento della popolazione autoctona vengono allargati i confini statali. Lo Stato turco commette crimini contro l’umanità. Contro questo è legittimo ogni tipo di lotta.

Un’alleanza curdo-araba ha una funzione chiave nella democratizzazione della regione. L’alleanza curdo-araba che è stata stretta in Siria del nord e dell’est, ha provocato sviluppi straordinari. Ha impedito una dissoluzione del sistema e portato un’unità. Contro IS e l’occupazione turca si è lottato insieme, cosa che ha portato a risultati importanti. Costruire un’alleanza del genere nell’intera regione è molto importante per una democratizzazione, per la libertà e la pace in Medio Oriente. La democratizzazione del Medio Oriente dipende da un rafforzamento continuo di un’alleanza curdo-araba. Perseguire questo obiettivo è un compito molto prezioso.

Fonte: ANF

5X1000 a UIKI Onlus

5 x Mille a
Ufficio di Informazione del Kurdistan In Italia Onlus
Codice Fiscale: 97165690583

IBAN: IBAN: IT89 F 02008 05209 000102651599
BIC/ SWIFT:UNCRITM1710

Potrebbero interessarti anche:

Turchia

Condanne durissime contro l’Hdp. 42 anni a Demirtas, l’unico in grado di ridare forza e unità alla sinistra turca e curda. Prima del verdetto...

Turchia

Gültan Kışanak, Ayla Akat Ata, Meryem Adıbelli, Ayşe Yağcı e Sebahat Tuncel sono di nuovo libere. Ma non si sentono veramente libere. Dopo aver...

Turchia

Sara Kaya, ex co-sindaco del distretto di Nusaybin a Mardin, è stata rilasciata dal carcere il 9 maggio dopo un lungo periodo di detenzione....

Turchia

Un gruppo di 159 accademici, scrittori, parlamentari e avvocati ha chiesto il rilascio delle persone imprigionate nel processo di Kobanê e ha affermato: “Questo...