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Retekurdistan.it | 20 gennaio 2020

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Vivere come Sara

Vivere come Sara

12 gennaio 2020


La comandante HPG Amara Gulistan ricorda Sakine Cansız: „Le sue ultime parole non sono ancora dette.Quando parlava con te ti toccava e con questo tocco ti guariva. Ti capiva e te lo faceva sentire.“

La comandante HPG Amara Gulistan in una trasmissione speciale su Stêrk TV in occasione dell’anniversario degli assassinii di Parigi ha riferito dei suoi ricordi di Sakine Cansız. La co-fondatrice del PKK sette anni fa, insieme a Fidan Doğan e Leyla Şaylemez è stata assassinata a Parigi dai servizi segreti turchi.

Amara Gulistan, una comandante delle Accademie Appollon delle Forze di Difesa del Popolo HPG, sul suo primo incontro con Sakine Cansız (Sara) ha detto:

„Quando sono andata in montagna, avevo due grandi sogni: volevo vedere Rebêr Apo [Abdullah Öcalan] e Heval Sara. La prima cosa che ti viene in mente a proposito di Sara è resistenza. Naturalmente non la si può descrivere con una sola parola. In realtà ha ricercato se stessa e anche le sue compagne di strada. Con il suo atteggiamento rappresentava migliaia di donne e è diventata per loro come un grido. Vederla e poterla abbracciare una sola volta, erano uno dei miei grandi sogni. Quando nel 2011 sono uscita dal carcere, l’ho incontrata in montagna. In carcere si era parlato costantemente della sua resistenza nella galera di Amed. Durante la mia carcerazione era stata per me una fonte di speranza. Avevo nostalgia di lei e delle montagne. Entrambe le speranze si sono avverate contemporaneamente. Per me le montagne significano la stessa cosa di Sara.

Primo incontro

Fu di notte, eravamo andate in visita in un’altra zona. Era buio. Poi arrivarono altre visite, ci salutammo. Alla fine arrivò un’amica e mi abbracciò forte. In qualche modo sentivo che doveva essere Heval Sara. Poi venne accesa la luce. Era seduta in un angolo e ci guardava una per una. Questa era una delle sue caratteristiche più belle: guardava le sue compagne di strada come se fosse la prima volta. Quando guardò verso di me, disse: ‚Tu probabilmente se l’amica che è arrivata dal carcere.‘ Fui sorpresa, in fondo mi vedeva per la prima volta. Alla mia domanda su come lo aveva indovinato, rispose: ‚Questo si può fare solo se si è stati in carcere.‘ Per me questo fu un momento molto particolare, una sensazione molto speciale. Con il suo abbraccio era in grado di guarire tutte le ferite interne e il dolore accumulati. Prima che aprissi la bocca ti guardava, vedeva la sua condizione, i tuoi movimenti, i tuoi occhi. Ti capiva e te lo faceva sentire. Capiva le tue contraddizioni, le tue difficoltà e quello che non riuscivi a esprimere con le parole.

Effetto che durava per anni: quando parlava con te, ti toccava

Da questo punto di vista ho avuto una grande fortuna perché ho potuto abbracciarla, sentire la sua voce e condividere con lei un momento. Per lei non era necessario parlare per ore con una persona o passarci intere giornate per capirla. Ti dava la sensazione di conoscerti da anni. Per lei non era importante quale colore, religione o lingua avesse una persona. Una conversazione con lei poteva rivelare un effetto che durata negli anni. Quando parlava con le, ti toccava e con questo tocco ti guariva. Perfino in una conversazione breve, si poteva sentire la libertà. Io sento ancora questo effetto.

Rapporti amorevoli e incredibile fiducia

L’intero atteggiamento di Sara e il suo modo di vivere sono diventati una caratteristica del movimento delle donne. Metteva in pratica le idee del Rebêr Apo. Dove c’era lui c’era anche Heval Sara e viceversa. Il suo atteggiamento è diventato una cultura di resistenza globale. Ancora oggi donne che resistono, che difendono se stesse, quando prendono la parola, hanno una propria volontà e lottano per questo, traggono la loro forza dalla cultura della resistenza di Sara. Che donne devono essere presenti nella vita e avere diritto di parola anche a livello militare, sono punti fermi che Sara ha ostinatamente e continuamente riproposto. Anche il suo rapporto amorevole con le donne era qualcosa di molto speciale. Aveva una fiducia incredibile nelle donne e andava loro incontro senza alcuna riserva. È stata anche la prima a impegnarsi per le idee del Rebêr Apo, che le donne devono essere visibili in ogni compito, in ogni lavoro e in ogni ambito della vita.

Ricerca costante della libertà

La ricerca della libertà di Heval Sara non è mai finita. Questa ricerca incessante la spingeva a andare avanti. Ci lavorava costantemente, istruzione le donne e organizzarle. Quando ancora prima della fondazione del PKK si unì al primo gruppo intorno al Rebêr Apo, fu posta la prima pietra per la lotta di liberazione delle donne.

Il volto inflessibile di Dersim

La sua terra natia, Dersim, aveva un grande effetto su Heval Sara. Dersim aveva due volti. Uno dei volti ha vissuto un genocidio e non si riconosce più. L’altro volto oppone ancora resistenza e non si piega. Sara ea il volto inflessibile di Dersim. Le sue particolarità erano la resistenza nella galera di Amed, il suo atteggiamento senza compromessi, il suo legame con le e i suoi compagni* di strada e il fatto di seguire ostinatamente le cose in cui credeva. Non concepiva la situazione a Dersim come un destino, ma vi si opponeva. Guardava sempre avanti e si concentrava sul suo obiettivo.

Ogni luogo una zona di combattimento

In carcere tentarono di toglierle testa e cuore. Si difese e rispose con la libertà. Con questo si vendicò di tutti i sistemi che esistono per ridurre persone in schiavitù. Non sarebbe stata Sara se avesse accettato la politica di oppressione e una vita nell’oscurità. Aveva annusato una volta la libertà e anche il carcere non fu in grado di fermare la sua ricerca. Anche sotto tortura proteggeva e consolava le sue compagne di strada. Non aspettava. Non accettava facilmente le cose. Più diventava forte la pressione, più diventava grande la sua resistenza. Per lei ogni luogo era una zona di combattimento. Il suo legame con il Rebêr Apo e con le sue amiche e i suoi amici la teneva in piedi. Per lei la libertà doveva vincere a ogni costo.

L’ultima parola di Sara non è ancora detta

Al momento il nemico attacca in tutte le quattro parti del Kurdistan. L’ultima parola di Sara non è ancora detta. Con il suo assassinio il nemico voleva trasmettere un messaggio. Il Rebêr Apo a questo proposito ha parlato di un complotto. Chi fa proprio l’atteggiamento di Heval Sara lotta per la libertà. La perseveranza della lotta ci porta alla libertà. Perseverare nei modi del Rebêr Apo e di Heval Sara ci porta alla libertà. Vivere come Sara è il più grande messaggio che possiamo trasmettere.“

di LALEŞ RÊNAS / FARAŞİN DEMHAT

Fonte: ANF


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