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Donne

Le madri parlano delle loro figlie: Sêvê, Fatma e Pakize erano la vita stessa

ŞIRNAK – Sono passati quattro anni dall’assassinio di tre politiche a Silopi durante i coprifuoco. Mentre non ci sono stati sviluppi nel caso, che è stato segretato, le famiglie continuano a soffrire e aspettano che i responsabili siano messi sotto processo.

Sono passati quattro anni dall’assassinio di tre politiche, la dirigente del Partito Demcoratico delle Regioni (DBP) Sêvê Demir, la componente del Congresso delle Donne Libere (KJA) Fatma Uyar e la co-Presidente dell’Assemblea del Popolo di Silopi Pakize Nayır uccise dal fuoco aperto contro di loro da un veicolo corazzato il 4 gennaio 2016 mentre stavano cercando di raggiungere un altro quartiere. Neanche uno solo dei responsabili è mai stato chiamato a rispondere dell’assassinio delle tre politiche curde.

Le famiglie continuano a soffrire e aspettano che i responsabili siano portati in tribunale. Le madri delle tre politiche hanno ribadito la loro richiesta di giustizia e hanno raccontato della lotta delle loro figlie.

SIAMO FIERI DI FATMA’

Madre Hatice Uyar, parlando di sua figlia, ha detto che le manca tanto e che le è molto difficile parlare di lei. Madre Uyar ha raccontato di non aver mai potuto passare molto tempo con sua figlia quando era viva, e ha detto: “Si è unita al partito quando aveva 12 anni. È stata arrestata 3-4 anni dopo e tenuta in carcere per 5 anni e 3 mesi. È arrivata a Silopi dove è stata rilasciata e dove ha perso la vita durante i coprifuoco. Madre Uyar ha detto che è impossibile dimenticare quello che è successo e ha detto: “Ricorderò la sua lotta per tutta la vita. Seguirò il suo cammino. Siamo così fieri di lei. Ha illuminato il nostro cammino. Provo lo stesso dolore ogni volta che visito la sua tomba. È nei miei pensieri giorno e notte.”

MADRE NAYIR: ERANO LA VITA STESSA

Behiye Nayır, mandre di Pakize Nayır reagendo al fatto che i loro assassini nono sono mai stati individuati, ha detto che non importa quanti anni passeranno, loro non desisteranno dalla loro richiesta e che la loro sofferenza non avrà mai fine. Madre Nayır ha detto: “Pakize era un’eccellente persona a casa e nel partito. Lavorava duramente. Aveva un negozio, provvedeva alla sua famiglia. Ha iniziato a impegnarsi in politica e ha avuto successo. Era una civile che lavorava con l’HDP quando le hanno sparato. Persone così non meritano di essere uccise.”

Madre Nayır, chiedendo ancora una volta che i responsabili dell’assassinio di sua figlia siano individuati, ha detto: “Non ci permettono neanche di chiedere che vengano individuati i responsabili dell’assassinio di mia figlia. Ci denunciano nel momento stesso in cui pronunciamo il suo nome.”

SI E’ UNITA ALLA LOTTA QUANDO AVEVA 12 ANNI

Sakine Demir, madre di Sêvê Demir ha detto: “Era una persona con uno spirito rivolto verso il pubblico e conosceva bene la sua cultura. Si è unita alla ltta quando aveva solo 12 anni. Non sognava di sposarsi come altre donne. Stava con il suo popolo. Sêvê percorreva questo cammino perché voleva giustizia, pace, unità. Non voleva che altre madri piangessero sui corpi dei loro figli morti. Voleva che i massacri venissero fermati. Si è unita alla lotta perché non voleva vedere altra gente scacciata. Sêvê diceva che le donne devono unirsi a questa lotta per loro stesse.”

Madre Demir ha attirato l’attenzione sul fatto che sua figlia è stata uccisa poco dopo essere uscita dal carcere, ha affermato che tutto il mondo ha visto quei giorni. Madre Demir ha detto: “Le donne devono tenersi per mano e essere unite. Ora basta. Un giorno verrà la pace, per quanto possano continuare a ucciderci. Che le nuvole nere che coprono questo Paese si allontanino e che la pace arrivi in queste terre.”

Fonte: MA

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