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Rassegna Stampa

La guerra di Ankara contro il PKK

Le Forze di Difesa del Popolo (HPG) curde presentano un bilancio annuale. La Turchia tace alte perditeL’ingresso di truppe turche in Siria del nord lascia facilmente dimenticare che anche nell’est della Turchia e nel nord dell’Iraq continuano i combattimenti con la guerriglia del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Questo diventa chiaro nel bilancio annuale che le Forze di Difesa del Popolo (HPG) hanno presentato giovedì.

Lo scorso anno hanno avuto luogo 117 operazioni di terra dell’esercito turco, circa 670 attacchi aerei e 321 attacchi con artiglieria o carri armati. Per 64 volte si sarebbe arrivati a scontro aperti tra la guerriglia e l’esercito. Per parte loro, le HPG hanno eseguito 339 azioni di guerriglia. Secondo dati delle HPG complessivamente sono stati uccisi 1.220 soldati e poliziotti e altri 266 feriti, sono inoltre stati distrutti 34 veicoli corazzati e colpiti sette elicotteri militari.

Non è però possibile verificare questi dati. I media turchi omologati dal partito di governo AKP ormai solo in casi eccezionali riferiscono di perdite dell’esercito. E nelle unità speciali che operano nelle zone curde del Paese, sono impiegati soprattutto soldati di professione senza legami famigliari, che hanno acconsentito al fatto che la loro morte possa essere taciuta. »Lo Stato turco cerca con ogni mezzo di nascondere la realtà della guerra e la sua mancanza di successo, e attraverso i suoi media conduce una guerra psicologica«, lamenta quindi la guerriglia. Nel suo canale Internet, Gerilla TV, quindi documenta regolarmente video delle sue azioni. Si vedono gli attacchi a veicoli corazzati con cariche esplosive telecomandate, così come fuoco di mortai su caserme e assalti della guerriglia su postazioni nemiche ripresi con delle bodycam.

Le proprie perdite secondo la guerriglia ammontano a 456 combattenti cadut* e sei fatt* prigionier*. Inoltre nel 2019 sono stat* uccis* più comandanti di alto grado della guerriglia rispetto agli anni precedenti. Ciò che viene taciuto nel bilancio annuale è: queste perdite sono soprattutto una conseguenza dell’impiego di droni killer da parte della Turchia. Anche se le truppe di terra turche, entrate maggio con migliaia di soldati nella regione dell’Iraq del nord di Hakurk /curdo: Xakurke) per interrompere le vie di collegamento della guerriglia sulle montagne di Qandil, a causa della resistenza delle e dei combattenti espert* del territorio a stento sono riuscite a penetrarvi, l’allargamento della guerra dei droni ha limitato in modo rilevante la libertà di movimento della guerriglia nella sua zona di ritiro nel territorio montagnoso del nord dell’Iraq. Dopo la partenza degli aerei da combattimento da Diyarbakir in Turchia, alle e ai combattenti sulle montagne di Qandil, preavvisat* da compagn* sul posto resta abbastanza tempo per ritirarsi in rifugi sicuri. Questo non avviene più con i droni Bayraktar-TB2 che appaiono all’improvviso. Questi o sono armati essi stessi o osservano le unità fino all’arrivo di elicotteri da combattimento o cacciabombardieri.

A questo secondo proprie dichiarazioni la guerriglia reagisce in forme e con tattiche modificate sulla base di una »guerra di guerriglia del 21° secolo«. Così una »unità volante« delle HPG, munita di parapendii nel febbraio 2019 ha bombardato dall’alto una base militare nei pressi di Silopi vicino al confine iracheno. E il 13 novembre l’alleanza guerrigliera »Movimento Rivoluzionario Unito dei Popoli« (HBDH), nella quale si sono unite le HPG e organizzazioni turche marxiste-leninite, ha attaccato il deposito di munizioni di una divisione corazzata a Urfa con droni carichi di esplosivi. Nelle gravi esplosioni secondo dati HBDH sono stati uccisi 19 soldati e dozzine sono stati feriti.

»Noi consideriamo l’anno 2020 l’anno della vittoria nel quale le forze rivoluzionarie creeranno importanti conquiste e vantaggi«, si afferma dal comando della guerriglia. Il Ministro degli Interni turco Süleyman Soylu in un discorso tenuto a fine dicembre nella città di Mus in Anatolia orientale, ha invece ribadito ancora una volta il Mantra della distruzione del PKK entro l’anno che il governo turco ripete annualmente fin dagli anni ‘80.

di Nick Brauns

da junge Welt

https://www.jungewelt.de/artikel/369883.t%C3%BCrkei-kurdistan-ankaras-krieg-gegen-die-pkk.html

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