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Interviste

La minaccia turca di chiudere Incirlik non è un fulmine a ciel sereno

Un esperto di questioni internazionali ha evidenziato che le minacce turche agli Stati Uniti di chiudere la loro base in Turchia,alla luce di molte cose che hanno contribuito alla tensione nelle relazioni tra Turchia e USA, “compresa l’invasione nel nordest della Siria”, “non è un fulmine a ciel sereno.”

Masoud Maalouf, l’ex ambasciatore libanese in Canada, e esperto di questioni internazionali a colloquio con North-Press ha detto che la minaccia turca di chiudere la base aerea USA “Incirlik” non è un fulmine a ciel sereno. Ha evidenziato che ci sono molte che hanno contribuito alle ultime tensioni tra i due Paesi dai giorni del precedente Presidente Barack Obama, nel contesto del fallito tentativo di golpe, poi la questione del riavvicinamento turco-russo e l’acquisto del sistema missilistico S-400 dalla Russia da parte della Turchia. Allo stesso modo il riavvicinamento della Turchia all’Iran, per decenni “nemico più grande” degli Stati Uniti, oltre a “l’invasione turca del nordest della Siria e l’uccisione e l’espulsione di migliaia di curdi-siriani, gli alleati locali degli Stati Uniti.”

La visita del Presidente turco Erdogan a Washington e il suo ricevimento alla Casa Bianca un mese fa, e poi il suo secondo incontro con Presidente Trump a margine del vertice NATO due settimane fa, “non hanno dissipate queste differenze e mancanza di fiducia reciproca, mentre la tensione è salita quando il Congresso USA ha si è pronunciato per il riconoscimento del Genocidio Armeno per mano dei turchi ottomani nel 1915, e questo è ciò che ha fatto arrabbiare Erdogan,” secondo l’esperto di questioni internazionali.

Il Congresso USA aveva preso una decisione di imporre sanzioni alla Turchia dopo la sua invasione del nordest della Siria e secondo Maalouf, ora ci sono le possibilità che questa a decisione venga dato seguito alla luce della minaccia turca di non permettere agli statunitensi di usare la base area di Incirlik che contiene testate nucleari statunitensi e che è anche vicina alla base Kurecik per sistemi radar, anche questa usata dalle forze aeree USA.

L’esperto di questioni internazionali ritiene che prendere una decisione del genere da parte della Turchia, peggiorerebbe le relazioni tra i due Paesi, perché gli Stati Uniti contano su questa base per proteggere i loro alleati nei Paesi della NATO dalla loro Guerra in Iraq nel 2003, in particolare quei Paesi vicini ai confini con la Russi, e anche rispetto alla possibilità che scoppi un conflitto armato con l’Iran.

La Turchia conta sul fatto che con un passo di inasprimento di questa natura non perderebbe molto nelle sue relazioni con i Paesi NATO, considerando che le sue relazioni sono già molto fredde dall’acquisto dei missili russi perché “I Paesi NATO considerano che l’ingresso di tecnologia russa in uno dei Paesi NATO esporrebbe la tecnologia delle forze armate occidentali a una penetrazione da parte della Russia,” secondo Maalouf.

Ha spiegato che nonostante le differenze tra Turchia e Stati Uniti, gli USA hanno ancora bisogno della Turchia, sia per quanto riguarda la sua collocazione geograficamente strategica vicino a Russia, Siria, Iraq e Iran sia rispetto alle possibilità della Turchia di fermare sfollati e profughi dall’Asia e dalla Siria verso l’Europa.

Ha anche fatto notare che, “La Turchia dipende dalla forza della sua minaccia di chiudere la base di Incirlik, dal suo nuovo riavvicinamento con la Russia che è diventato una questione economica e militare in Medio Oriente, specialmente dopo che ha garantito basi aeree, di terra e navali in Siria.” Maalouf ha sottolineato che, “Da questo punto di vista sul quale si basa la Turchia, il Presidente Trump potrebbe trovarsi costretto a congelare l’implementazione di sanzioni contro la Turchia per evitare ulteriori tensioni e fermare il riavvicinamento con la Russia.”

“Tuttavia se il Congresso lo ritiene appropriato, può bypassare il Presidente Trump e imporre le sanzioni perché ha una stragrande maggioranza che è favorevole.”

L’ex ambasciatore libanese in Canada ha chiarito che, “il tema ora dipende dalla possibilità di negoziati tra i due Paesi che riducano le tensioni tra loro, sapendo che la Turchia ha confermato il suo desiderio di non recedere dall’affare dei missile russi e che ha minacciato di emanare una decisione del Parlamento turco che riconosca il genocidio della popolazione indigena sul suolo statunitense nota come indiani d’America, in risposta alla decisione del Congresso USA di riconoscere il Genocidio Armeno.”

Secondo l’opinione dell’esperto, “La Turchia potrebbe ricorrere a un ricollocamento geopolitico perché rafforza il suo riavvicinamento con Russia e Iran, che porta alla formazione di un forte blocco economico e militare al posto degli Stati Uniti, che sembrano intenti a ritirarsi gradualmente dalla regione in attuazione della politica di Trump che si chiama “America First” e con la quale ha vinto la presidenza nel 2016 e che cerca di promuovere di nuovo in vista delle nuove elezioni alla fine del prossimo anno.

Masoud Maalouf, ex ambasciatore libanese in Canada, e esperto di questioni internazionali ha concluso la sua dichiarazione per North-Press dicendo: “La questione ora dipende dalla parte statunitense, da chi vincerà le prossime elezioni presidenziali e da quale sarà la parte che avrà la maggioranza al Congresso. Dalla parte turca dipende da Erdogan e dal fatto se il suo partito continuerà a guidare la Turchia o da qualche cambiamento che potrebbe esserci al livello della presidenza turca.”

Fonte: North Press Agency

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