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Kurdistan

Processi JITEM: La Turchia consolida la cultura dell’impunità

La pratica dell’impunità per gli omicidi di Stato ormai ha tradizione. Il procedimento noto come il Processo JITEM di Ankara sul „far sparire“ di 18 uomini curdi, si è recentemente concluso con assoluzioni.

Nel 1998 i politologi Helmut König, Andreas Wöll e Michael Kohlstruck definirono il termine „Vergangenheitsbewältigung” (termine che si può tradurre con superamento/elaborazione del passato, N.d.T.) come termine per indicare il complesso delle attività affrontate da società democratiche impegnate per la salvaguardia dei diritti umani per elaborare un passato caratterizzato da dittatura e crimini.

L’elaborazione del passato nell’individuazione di responsabilità e nell’affrontare la propria storia e i suoi lasciti, anche per la società in Turchia e i suoi decisori politici è un obbligo gravoso, che ad oggi non è stato ancora assolto di fronte a armeni e curdi, o che non si intende assolvere affatto. L’esempio più recente: l’assoluzione degli imputati nel „Processo JITEM di Ankara“.

JITEM è la definizione per i servizi segreti informali della polizia militare turca, responsabile di almeno un quinto degli assassinii irrisolti in Kurdistan del nord. La loro esistenza è stata negata dallo stato per anni.

Nel procedimento sul „far sparire“ tra il 1993 e il 1996 18 politici, avvocati, uomini di affari e funzionari curdi che furono vittima di esecuzioni extragiudiziali da parte dello Stato turco, tra cui Savaş Buldan, marito della Presidente HDP Pervin Buldan, 19 persone erano accusate di „creazione di un’associazione armata orientata alla realizzazione dell’omicidio”. Tra loro, oltre a Ayhan Çarkın, un ex-funzionario di un’unità speciale della polizia turca che nel 2008 nella tv curda ha confessato di aver „ucciso nella lotta contro il terrorismo circa persone al servizio dello Stato turco“, anche Mahmut Yıldırım – noto come „Yeşil“, un altro sicario dello „Stato profondo“, e Mehmet Ağar, ex Presidente generale di polizia della Turchia e ex Ministro della Giustizia. Come Ministro degli Interni, Ağar è stato perfino coinvolto nel cosiddetto scandalo Susurluk, nel quale è diventata evidente la collaborazione tra stato e crimine organizzato.

Susurluk: sinonimo di collaborazione tra Stato e criminalità organizzata

Retrospettiva: Il nome della città di Susurluk nella Turchia occidentale, è sinonimo del collegamento tra strutture dello Stato e criminalità organizzata. In un incidente automobilistico, il 3 novembre 1996 a Susurluk persero la vita il deputato Sedat Bucak, l’alto funzionario di polizia Hüseyin Kocadağ, già comandante delle forze speciali a Colemêrg (Hakkari), e il vicecapo della polizia di Diyarbakir (Amed) e Istanbul e la reginetta di bellezza Gonca Us, insieme all’ex funzionario delle „Associazioni di Idealisti” paramilitari-fasciste e sicario della mafia ricercato dall’Interpol, Abdullah Çatlı. Sopravvisse solo Bucak, un capo tribù curdo di Sêwreg (Siverek) e membro dell’allora partito di governo (DYP) di Tansu Çiller, che nel suo villaggio di origine disponeva di un esercito privato contro il PKK, costituito da 20.000 guardiani di villaggio da 90 villaggi del clan da lui controllato. Per mettere a disposizione i guardiani di villaggio, Bucak percepiva denaro statale per un ammontare mensile di 1,3 milioni di dollari USA.

Sul luogo dell’incidente, dove la limousine Mercedes-600 blindata delle vittime si scontrò a alta velocità con un camion che usciva da un autogrill, la polizia trovò un documento firmato dall’allora Ministro degli Interni Mehmet Ağar, che qualificava Çatlı come „esperto della polizia”, un passaporto diplomatico, sette armi da fuoco con silenziatori e cocaina. I media iniziarono a fare ricerche e rivelarono un intrigo di furto, ricatto, traffico di droga e omicidio, nel quale erano coinvolte alte strutture governative.

Mehmet Ağar: da capo della polizia a Ministro degli Interni

Ağar ha fatto carriera all’interno dell’apparato di polizia. Diventò capo della polizia a Ankara nel 1998 e nel 1990 a Istanbul. In questo periodo iniziò la costruzione di squadroni della morte e era attivo nel traffico di droga, nell’estorsione del pizzo e nello sfruttamento della prostituzione. Nel 1992 Ağar fu trasferito a Erzîrom (Erzurum), dove si dedicò alla costruzione di bande armate ultra-nazionaliste dell‘MHP. Nel 1993 Çiller lo nominò Presidente generale di polizia della Turchia. Nel 1995 venne eletto in Parlamento per il DYP e nominato Ministro della Giustizia. Come Ministro della Giustizia, Ağar si impose per carcerazione in isolamento e esecuzioni extragiudiziali. In tre decreti del maggio 1996 abolì il diritto alla difesa in tribunale. Dodici prigionieri politici morirono durante uno sciopero della fame contro le misure. Durante il governo Erbakan, Ağar alla fine diventò Ministro degli Interni, fino a quando fu costretto a dimettersi a seguito dello scandalo di Susurluk.

Squadroni della morte come imprese economiche

Tra il 1993 e il 1997, i fili di una gran parte delle attività della contro-guerriglia si incontrano da Tansu Çiller e Mehmet Ağar. Si trattava di mantenere il controllo sul traffico di droga, sul gioco d’azzardo, dell’eliminazione di concorrenza sgradita – anche in altri settori economici – e della „conduzione della guerra a bassa intensità“, quella strategia di lotta all’insurrezione in combinazione con un apparato di violenza ancorato a livello giuridico. Si dice che Çiller e Ağar guidassero direttamente almeno una delle organizzazioni criminali nello „Stato profondo” e la finanziassero con mezzi provenienti da un fondo segreto del periodo in carica di Çiller come Presidente del Consiglio. Quando questo finanziamento fu svelato, rischiava di esaurirsi. Per poter tirare fuori altri mezzi dalla gestione di casinò, doveva essere espulsa la classica mafia delle case da gioco. Una legge del governo, da allora in avanti regolamentò i casinò in essere e ammetteva nuove case da gioco di lusso sono in territori definiti con precisione e delimitati. Tra i territori in discussione c’era Kuşadası, dove le vittime dell’incidente di Susurluk insieme a Mehmet Ağar, avevano avvistato dei terreni. Come speculatrice principale per il terreno era presente la famiglia Çiller. Accanto al gioco d’azzardo, anche il traffico di droga costituiva una delle fonti di entrate principali per la contro-guerriglia. Secondo dati del governo tedesco, alla metà degli anni ’90 fino al 90 percento dell’eroina sequestrata in Europa era transitata per la Turchia. Nel „9° Forum Balticum“, una conferenza sulla criminalità organizzata a livello internazionale che si è svolta nel maggio 1999 in Estonia, gli Stati baltici rispetto ai cartelli della droga turchi fecero notare che Tansu Çiller e suo marito Özer non potevano documentare come il loro patrimonio privato durante il mandato della signora Çiller fosse aumentato da 13 a 70 milioni di marchi tedeschi.“

Armi di proprietà della polizia

Le armi che dopo l’incidente a Susurluk furono trovate nella limousine coinvolta nell’incidente erano registrate ufficialmente come proprietà della polizia e risalivano al periodo in cui Mehmet Ağar era ancora capo della polizia di Istanbul. Presumibilmente si trattava di armi con le quali circa 100 uomini d’affari curdi sono stati assassinati nelle metropoli della Turchia occidentale. La serie di esecuzioni iniziò con l’arresto di Abdülmecit Baskın, originario di Colemêrg, capo dell’ufficio anagrafico di Ankara-Altındağ, da parte delle forze speciali della polizia il 3 ottobre 1993. Il suo cadavere fu ritrovato il giorno successivo con le mani legate dietro la schiena in un edificio abbandonato nelle immediate vicinanze della sede centrale dei servizi segreti turchi MIT. Baskın era stato ucciso con tre pallottole. Con l’attentato all’uomo d’affari curdo Behçet Cantürk il 15 gennaio 1994 e l’omicidio di Savaş Buldan il 4 giugno 1994, continuò il „far sparire” di concorrenti sgraditi e oppositori. Kutlu Savaş, ispettore ministeriale incaricato nel 1997 dall’allora Presidente del Consiglio Mesut Yılmaz dell’affare Susurluk, un anno dopo nel suo rapporto di 119 pagine rifletteva: „Forse l’inizio dell’affare Susurluk si nasconde anche in una frase dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Çiller: ‚Noi disponiamo di liste di uomini d’affari che aiutano il PKK.’ E poi iniziarono le esecuzioni. Chi prendeva le decisioni sulle esecuzioni?“ Savaş faceva riferimento a una conferenza stampa del 4 novembre 1993, in cui Çiller precisò ulteriormente: „Noi conosciamo gli artisti e gli uomini d’affari dai quali il PKK riceve il pizzo. Li chiameremo a risponderne.“ Delle liste nere diventate note come „Liste di Çiller“, entrarono a far parte nomi di uomini d’affari che avevano fatto donazioni a associazioni culturali o giornali filo-curdi o all’associazione per i diritti umani IHD, ma anche coloro che rappresentavano concorrenti sgraditi alla mafia statale. In cima alla lista si trovavano il quotidiano filo-curdo Özgür Ülke e il suo finanziatore Behçet Cantürk. Poco dopo la conferenza stampa seguì il bombardamento dell’edificio della redazione di Özgür Ülke. Cantürk doveva essere „messo in guardia“. Nel rapporto di indagine dell’inquirente speciale Savaş in proposito si dice: „Lo Stato non riusciva a spuntarla con Cantürk con strumenti legali. La conseguenza fu che il quotidiano Özgür Ülke fu fatto saltare in aria con bombe al plastico.“ Cantürk però non si fece intimidire. „Mentre ci si aspettava che Cantürk ora avrebbe ceduto allo Stato, si accingeva a fondare qualcosa di nuovo. Così le organizzazioni di sicurezza turche decisero di ucciderlo e questa decisione venne eseguita.“ Gli attentatori – si trattava di poliziotti sotto il comando di Abdullah Çatlı e che erano stati presi dopo l‘attentato – furono poi di nuovo rilasciati dalla polizia su ordini dall’alto. „Le decisioni per gli omicidi nel territorio dello stato di emergenza erano nelle mani di sottufficiali, vice commissari e terroristi transfughi”, si afferma nel rapporto.

Çiller onora Çatlı

Allo Stato turco già allora per combattere i suoi nemici andava bene qualsiasi mezzo: ha impiegato squadroni della morte contro l’opposizione curda, fatto assassinare giornalisti critici, ha collaborato strettamente con la mafia e ha partecipato al traffico di droga internazionale. I collegamenti arrivavano fino in Germania. A latere del processo contro quattro contrabbandieri di eroina, il giudice di Francoforte Rolf Schwalbe alla fine di gennaio del 1997 dichiarò che le indagini erano state rese più difficili dai buoni collegamenti degli imputati con la Ministra degli Interni Tansu Çiller. Secondo Kutlu Savaş il periodo più florido della collaborazione tra istanze statali e bande criminali sono stati gli anni dal 1993 al 1996 – il periodo di governo di Tansu Çiller che poco dopo l’incidente di Susurluk, a domanda sulla morte di Abdullah Çatlı aveva dichiarato: „Tributeremo il dovuto rispetto a ogni persona che per il bene dello Stato estrae la pistola.”

Indagini avviate nel 2011

Le indagini sul „Processo JITEM di Ankara“ sono state avviate nel 2011. La querela contro Mehmet Ağar, İbrahim Şahin, Korkut Eken, Ayhan Çarkın, Ayhan Akça, Ziya Bandırmalıoğlu, Ercan Ersoy, Ahmet Demirel, Ayhan Özkan, Seyfettin Lap, Enver Ulu, Uğur Şahin, Alper Tekdemir, Yusuf Yüksel, Abbas Semih Sueri, Lokman Külünk, Mahmut Yıldırım, Nurettin Güven e Muhsin Korman per l’assassinio di Namık Erdoğan, Metin Vural, Recep Kuzucu, Behçet Cantürk, Savaş Buldan, Haci Karay, Adnan Yıldırım, İsmail Karaalioğlu, Yusuf Ekinci, Ömer Lutfi Topal, Hikmet Babataş, Medet Serhat, Feyzi Aslan, Lazem Esmaeili, Asker Smitko, Tarık Ümit, Salih Aslan e Faik Candan è stata presentata poco prima che scadessero i termini per la prescrizione. Nel corso del procedimento, Mehmet Eymür, ex direttore del dipartimento di sicurezza del MIT ha presentato al tribunale una lista di nomi di 29 persone che sono state giustiziate. Tansu Çiller e suo marito Özer nonostante mandati di comparizione non si sono presentati in tribunale, testimoni a carico pare non fossero reperibili. Le confessioni dell’imputato Ayhan Çarkın secondo i giudici non erano credibili.

E Mehmet Ağar? „Ha negoziato un accordo con il governo e è al sicuro“, ha detto la scorsa settimana Murat Yılmaz, uno degli avvocati dei parenti delle vittime, al pronunciamento della sentenza a Ankara. Un superamento del passato con questo si allontana ancora di più. Senza questo però una democratizzazione della Turchia e l’impostazione di un futuro di pace tra i popoli non è pensabile.

Fonte: ANF

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