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Retekurdistan.it | 10 dicembre 2019

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Suicidi per povertà? La Turchia mette a tacere la crisi economica

Suicidi per povertà? La Turchia mette a tacere la crisi economica

22 novembre 2019


Una serie di suicidi scuote la Turchia. Nel giro di pochi giorni si sono suicidate addirittura tre famiglie. Tutte hanno un motivo comune: problemi finanziari innescati dalla crisi economica nel Paese. Il governo che non vuole saperne, progetta duri provvedimenti.

In Turchia una serie di suicidi nelle famiglie suscita scalpore nell’opinione pubblica. Nel giro di dieci giorni muoiono undici persone – tra cui tre bambini. I casi hanno punti in comune che saltano agli occhi: la causa della morte è avvelenamento da cianuro e il motivo prevalente dietro i fatti evidentemente è la povertà. Le tre famiglie – due a Istanbul, una a Antalya – da ultimo erano molto indebitate e i loro componenti in parte disoccupati.

Secondo il portate Ahval, critico nei confronti del governo, uno dei casi di Istanbul riguarda quattro fratelli che già da mesi non erano più in grado di pagare la loro bolletta della luce. Tre di loro erano disoccupati, solo una sorella aveva ancora un lavoro. A causa dei debiti elevanti, lo stipendio della sorella è stato pignorato dalle autorità.

Gli altri due casi sono simili. Un gioielliere di Istanbul ha avvelenato se stesso, sua moglie e il loro figlio di sei anni. Anche qui il motivo evidente: problemi finanziari. A Antalya la polizia ha trovato i cadaveri di una famiglia composta da quattro persone – tra cui una bambina di nove anni e un bambino di cinque. Il padre, che evidentemente non vedeva più altra via d’uscita, già da nove mesi non aveva più pagato l’affitto. Nella sua lettera d’addio avrebbe espresso la sua disperazione per la fosca situazione finanziari della famiglia. Pare fosse allegata una lista con i debiti.

Suicido come ultima via d’uscita

L’opinione pubblica turca reagisce scioccata. Disoccupazione e indebitamento sono problemi largamente diffusi. La crisi economica e il crollo della Lira hanno fatto profondi buchi nei portafogli dei cittadini. Avrebbero contribuito a un clima di disperazione, i turchi non vedrebbero altra via d’uscita dalla loro pena oltre al suicidi, è l’accusa al governo da parte dell’opposizione. “Perché c’è questo suicidio di massa?”, era la domanda retorica del Presidente del più grande partito di opposizione CHP Kemal Kilicdaroglu in un discorso tenuto domenica scorsa. “Accanto ai bidoni dell’immondizia si vedono donne che raccolgono cibo dalla spazzatura. Parliamo del 21° secolo e in Turchia”, ha lamentato il politico. Kilicdaroglu accusa il Presidente Recep Tayyip Erdoğan di minare il Paese. “Abbiamo bisogno di uno stato sociale forte”, ha chiesto ancora una volta l’esponente dell’opposizione.

Dall’estate del 2018 la Turchia combatte con una grave crisi economica. Un turco su sette è disoccupato, tra i giovani più di uno ogni quattro. La Lira turca lo scorso anno ha perso il 30 percento rispetto al dollaro USA. Secondo dati ufficiali, la situazione si sta distendendo. A settembre secondo dati ufficiali il rincaro sarebbe sceso sotto la soglia del 10 percento. Ma sono numeri da valutare con prudenza: secondo l’economista Steve Hanke della Hopkins University a Baltimora il rincaro per esempio a maggio era circa del 50 percento anche se i numeri ufficiali individuavano solo il 18,7 percento. Generi alimentari, medicinali, benzina, oggi sono ancora significativamente più cari di quanto fossero prima della crisi.

In questo contesto aiuta poco che imprese indebitate vengano trattate diversamente dai consumatori che hanno debiti. Imprese – soprattutto quelle con legami con il partito di governo AKP – possono ristrutturare i loro crediti. Questo privilegio non lo hanno milioni di semplici cittadini. Chi è indebitato al contrario ultimamente viene perseguito perfino più duramente: secondo Ahval il Ministero delle Finanze da ottobre ha bloccato gli stipendi e i conti bancari di quasi 4 milioni di persone per conti non pagati.

I turchi cercano più spesso la parola cianuro su Google

Gli esperti presumono nei suicidi nel contesto di crisi e guerra non si tratti di casi isolati. Che il tasso di suicidi in tempi di guerra e crisi aumenti, non è un fenomeno nuovo. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Commercio WTO circa il 70 percento dei suicidi ricade su Paesi con redditi bassi e medi. Anche l’istituto statistico turco (TÜIK) arriva alla conclusione che i problemi finanziari siano una delle ragioni principali per il fatto che persone in Turchia scelgano il suicidio. Che ci sia un nesso tra suicidio e sofferenze finanziaria lo indicano anche i dati che pubblica il portale turco Habertürk. Il numero di persone che hanno cercato su Google la parola cianuro recentemente sarebbe aumentato in modo drammatico. “È sbagliato considerare il suicidio una questione individuale, puramente psicologica”, così Deutsche Welle cita un’ammonizione della ricercatrice sulla povertà Hacer Foggo dell’associazione Cimen. Il più delle volte un suicidio sarebbe preceduto da cause sociali.

Il governo nega un nesso del genere. Nel mezzo dei suoi sforzi di riconquistare la fiducia degli investitori nella sua economia compromessa, simili titoli negativi in effetti arrivano in un momento inopportuno. Invece di affrontare i gravi problemi, il governo ora vuole vietare le notizie critiche. Ahval cita media vicini al governo secondo i quali il nesso tra suicidi e crisi economica in futuro dovranno essere perseguibili. Si parla di pene detentive tra i cinque e i sei anni e di pene pecuniarie per la diffusione di “informazioni false e fuorvianti” che potrebbero avere effetti sulla valuta e l’economia.

Per impedire altri suicidi per avvelenamento da cianuro – forse anche per protesta contro il governo – Ankara ricorre anche a un altro stratagemma. Non si procede contro le cause, ma si rimuovono i sintomi del problema: mercoledì il Ministro dell’Ambiente Murat Kurum ha annunciato senza esitazione che la Turchia vieterà la vendita online di cianuro.

Fonte: n-tv.de, ddi


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