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Rassegna Stampa

Manifestazione anti Turchia ad Ancona: mobilitate anche le “Donne Contro I fascismi” di Senigallia

Mobilitazione contro l’offensiva di Erdogan, la ritirata degli Stati Uniti e la connivenza dell’Europa: sotto attacco chi ha combattuto davvero l’Isis e il progetto confederalista, femminista, laico e democratico dei curdi

SENIGALLIA – Anche da Senigallia si mobiliteranno donne e uomini, attivisti dei centri sociali ma non solo, per manifestare contro l’invasione turca nel nord della Siria. Un’invasione iniziata con lo sgombero delle forze armate statunitensi e, prima ancora, sostengono, con la complicità dell’Europa negli affari della Turchia. Sotto la lente di ingrandimento dunque le politiche estere di Turchia, Stati Uniti ed Unione Europea mentre dalla Siria arrivano notizie e immagini di carri armati che valicano il confine per mietere vittime, anche tra i civili, dopo le prime offensive aeree.

Nel mirino dell’offensiva turca e dei ribelli pro-Erdogan, c’è il progetto del Rojava, un’idea che si andava concretizzando sempre più di una regione a nord della Siria dove costruire un confederalismo democratico, femminista, ambientalista. Un duro attacco verso coloro che hanno respinto l’avanzata dell’Isis, verso quanti hanno combattuto il califfato nero e difeso l’Europa dalle milizie jihadiste.

In difesa di questo progetto, di questa regione, di questi combattenti si stanno moltiplicando le manifestazioni in vari paesi europei e non solo. Nelle Marche un’iniziativa si terrà ad Ancona, sabato 12 ottobre, a partire dalle ore 11 quando si raduneranno in piazza della Repubblica sotto la sede della RAI migliaia di persone che in Italia e nel mondo risponderanno ad una giornata globale di mobilitazione, sotto lo slogan #DefendRojava.

Tra loro anche il “Movimento Donne Contro I fascismi” di Senigallia: «Siamo vicine alle donne e agli uomini che hanno lottato contro l’Isis davvero. Non possiamo rimanere in silenzio, non possiamo farlo per tutti i partigiani che sono morti in nome della libertá e del popolo curdo. Non possiamo farlo per le migliaia di persone che negli ultimi due anni sono state incarcerate, torturate e uccise: oppositori, giornalisti, insegnanti, perfino impiegati della pubblica amministrazione. Urge mobilitarsi per fermare la distruzione dell’unico reale progetto democratico, laico, ecologico e femminista di tutto il Medio Oriente. Il nostro pensiero va alla lunga resistenza dei popoli liberi della federazione della Siria del nord che inizia adesso. Mobilitiamoci, boicottiamo gli interessi turchi, smascheriamo la propaganda di Erdogan, denunciamo l’ipocrisia e la connivenza dei governi, a partire dal nostro, e le imprese che fanno affari col tiranno di Istanbul».

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