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Rassegna Stampa

Un gioco rischioso

Gli USA attraverso una guerra economica cercano di rimettere in riga il partner Turchia. Ma poterebbero fallire. Un negozio di kebab nella città di Bursa nel nordovest della Turchia pubblicizza un regalo. Chi cambia 100 dollari USA in Lire turche, mostra la ricevuta, riceve un panino gratis. L’accademico vicino al governo Ebubekir Sifil invita a convertire valuta straniera in valuta nazionale turca – sarebbe un dovere religioso per ogni musulmano. E nazionalisti caricano su twitter video nei quali appallottolano dollari, ci sputano, li bruciano.

La carica politica della crisi economica in Turchia, con la caduta vertiginosa della Lira turca della scorsa settimana aveva raggiunto un apice provvisorio. La crisi valutaria è stata accompagnata da attacchi verbali di Ankara contro il suo partner della NATO a Washington. L’autocrate Recep Tayyip Erdogan ha fatto appello per il boicottaggio di merci statunitensi, quotidiani vicini al regime parlano di »guerra economica«, l’editorialista di destra del Daily Sabah Ilnur Cevik parla di un »chiaro atto di sabotaggio da parte del Presidente statunitense«.

Profonda crisi

In effetti la disposizione di Ankara per crisi economiche da un lato è una conseguenza fatta in casa del proprio modello di affari neoliberista e della politica economica dell’AKP. Allo stesso tempo la leadership turca non ha torto per quanto riguarda gli USA. Da anni le relazioni turco-statunitensi sono caratterizzate da profonde contraddizioni. Le sanzioni dichiarate di recente in forma di un raddoppio delle penali doganali già esistenti su acciaio e alluminio che hanno accelerato la caduta della Lira, a livello ufficiale vengono vendute come reazione alla carcerazione del pastore statunitense Andrew Brunson. Quest’ultimo viene tenuto in ostaggio da Ankara per presunti contatti con »terroristi«.

Ma dietro le quinte c’è di più. A Washington dispiacciono le ambizioni di politica estera del potentato turco che allarga la sua sfera di influenza non solo su aree in Iraq e in Siria, ma vuole affermarsi come potenza regionale autonoma. La lista delle provocazioni reciproche è lunga: gli USA erano considerati promotori proprio di quella rete intorno all’Imam Fethullah Gülen residente in esilio negli USA che Ankara ritiene responsabile del fallito golpe del luglio 2016. Erdogan a sua volta civetta da tempo con la Russia, vuole comprare da Mosca sistemi di difesa antiaerea »S400«. I colloqui di Astana tra Turchia, Russia e Iran per negoziare sfere di influenza in Siria dovrebbero essere ugualmente una dito nell’occhio per gli USA. Perché a Washington si preferirebbe avere il partner NATO al proprio fianco nella crociata contro l’Iran pianificata da tempo.

Nuove alleanze?

L’attuale corso del governo USA dovrebbe rappresentare il tentativo di mettere il »partner« in riga con la violenza. Questa impresa ha prospettive di successo dato che Washington dispone di numerosi strumenti di pressione. L’esercito turco dipende dagli armamenti occidentali, in una guerra economica Ankara sarebbe chiaramente soccombente. A questo si aggiunge che la guerra civile contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) da comunque parecchio filo da torcere al governo dell’AKP. I dissapori potrebbero avere effetti anche sull’occupazione turca in Siria: i mercenari jihadisti nella zona intorno a Afrin e Jarabulus vengono pagati in Lire turche.

Il gioco con il fuoco potrebbe tuttavia avere anche conseguenze indesiderate dal punto di vista USA. Già sabato scorso Erdogan durante un discorso davanti a dei sostenitori ha detto: »Prima che sia troppo tardi, Washington deve rinunciare all’idea sviata che il nostro rapporto può essere asimmetrico e capire che la Turchia ha delle alternative.« Il riferimento è soprattutto alla Russia. Questa, almeno verbalmente, si è rapidamente schierata dalla parte di Ankara. Martedì il Ministro degli Esteri Lawrow nel corso di un incontro con il suo omologo turco Mevlüt Cavusoglu, ha detto che le sanzioni sono illegali e ha chiesto: »Questa politica non deve essere portata avanti.« Allo stesso modo anche il flirt turco-russo presto potrebbe essere messo a dura prova. Mosca sostiene l’avanzata delle truppe del regime siriano su Idlib, la Turchia è strettamente legata ai gruppi terroristici islamisti che vi sono asserragliati.

 

di Peter Schaber

 

https://www.jungewelt.de/artikel/338105.t%C3%BCrkei-riskantes-spiel.html

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