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Rassegna Stampa

Caccia senza confini

Ankara sostiene di aver deportato in Turchia sostenitori di Gülen da 18 Paesi- Il governo turco si vanta di aver deportato in Turchia dall’estero 80 sostenitori turchi della setta islamico-conservatrice Gülen. I presunti sostenitori dell’Imam pensionato residente in esilio negli USA Gülen, sarebbero stati »impacchettati e portati in Turchia« dal MIT in 18 Paesi diversi, ha sostenuto giovedì il vice Presidente del Consiglio dei Ministri Bekir Bozdag, parlando con il canale televisivo Habertürk.

Alla fine del 2013 la lunga alleanza tra il partito al governo AKP del Presidente Tayyip Erdogan e il Movimento Gülen, influente nell’apparato statale, si è infranto per liti su prebende e posti. Da allora il Movimento Gülen in Turchia viene perseguito come »organizzazione terroristica fethüllaista« (FETÖ).

Da quali Paesi sono stati deportati i seguaci di Gülen, Bozdag non lo ha detto. Ma di analoghi arresti e deportazioni dalla Bulgaria, dalla Malaysia e dal Kosovo si era già saputo. Inoltre nella stampa turca ci sono state notizie su arresti in Afghanistan, Pakistan e nel Sudan.

Il capo della »Alleanza per valori comuni«, megafono del Movimento Gülen negli USA, Alp Aslandogan, parlando con il New York Times ha definito la dichiarazione di Bozdag una »confessione eclatante« della violazione della legalità internazionale e del disprezzo della »sovranità nazionale«. Un portavoce del Presidente turco giovedì ha invece garantito che tutto si sarebbe svolto in modo legale in collaborazione con i rispettivi Stati.

Titoli di prima pagina, disorientamento tra gli oppositori in esilio e una crisi di governo in Kosovo attualmente sono invece causati dalla deportazione di sei presunti seguaci di Gülen dallo Stato dei Balcani. Cinque insegnati di una scuola della rete Gülen e un medico turco fuggito in Kosovo la settimana scorsa, sono stati catturati in un’operazione congiunta dei servizi segreti turchi e kosovari, portati nell’ambasciata turca e poi espulsi in Turchia.

Dato che le deportazioni sono avvenute senza che ne fosse al corrente il Premier kosovaro Ramush Haradinaj, quest’ultimo venerdì scorso ha licenziato il suo Ministro degli Interni e il capo dei servizi segreti. Erdogan quindi ha insultato Haradinaj, noto come nazionalista albanese, che si è opposto a una simile ingerenza da Ankara, definendolo »marionetta« e »sostenitore del terrorismo«, la cui carriera ora sarebbe finita. Il Presidente turco ha invece ringraziato il suo omologo kosovaro Hashim Thaci, noto per la sua vicinanza sia alla Turchia che alla mafia, per l’arresto dei »più importanti rappresentanti« di FETÖ nei Balcani.

Dalla proclamazione dello stato di emergenza nell’estate del 2016, in Turchia sono stati licenziati circa 150.000 dipendenti pubblici per presunta appartenenza a FETÖ e decine di migliaia sono stati messi agli arresti. Migliaia di associazioni e scuole della rete Gülen sono state chiuse.

Un accesso di follia a Eskisehir, nell’ovest della Turchia, intanto getta una luce particolare sul clima di delazione che ormai regna in ampie parti della Turchia. Volkan Bayer, scienziato della facoltà di pedagogia dell’università Osmangazi, giovedì all’interno del campus ha sparato a quattro dipendenti. Accusava le sue vittime, tra cui il vice-decano, di essere gülenisti. Negli ultimi 18 mesi Bayer aveva deniciato presso le autorità circa 80 colleghi per presunta appartenenza al Movimento Gülen, molti di loro per questo hanno perso il loro lavoro e sono stati incarcerati per mesi. La Professoressa Ayse Aypay ha dichiarato al canale CNN Türk che ci sarebbero state numerose querele per via delle »menzogne« di Bayer. In realtà lui stesso sarebbe un gülenista, ha sostenuto la docente.

 

di Nick Brauns

https://www.jungewelt.de/artikel/330339.grenzenlose-jagd.html

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