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Retekurdistan.it | 17 novembre 2019

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Anna Campbell: Una combattente per la libertà

Anna Campbell: Una combattente per la libertà

5 agosto 2019


Il padre di Anna, Dirk Campbell: Quando è andata in Rojava mi sono molto preoccupato. Speravo che restasse viva e che stesse bene, ma la vita è continuata com’era prima. Quando Anna è caduta è cambiato tutto.L’internazionalista e combattente delle YPJ britannica Anna Campbell (Helîn Qereçox) è caduta l’anno scorso nella difesa di Efrîn. L’allora 26enne perse la vita il 16 marzo 2018, nel 55° giorno della resistenza di Efrîn, in un attacco aereo turco a un convoglio civile a Cindirês. In occasione del primo festival giovanile internazionalista che si è svolto a luglio a Euskirchen, c’è stata l’occasione di parlare con il padre di Anna, Dirk Campbell. Il polistrumentista conosce l’uso del Bilûr (flauto), uno strumento melodico della musica curda tradizionale, e nel festival ha suonato pezzi molto commoventi. Nell’intervista Campbell ha parlato con Pervin Yerlikaya e Fadil Donma del movimento di liberazione del Kurdistan e di sua figlia Anna (Il presente testo è stato tradotto dalla versione dell’intervista pubblicata in lingua tedesca NdR).

Conosceva il popolo curdo e la sua lotta di liberazione prima che Anna andasse in Rojava?

Anche se non molto, sapevo qualcosa. Sapevo che in Siria c’erano grandi problemi, che lo Stato siriano andava in pezzi e che lì c’erano molto combattimenti. Lo sapevo per via delle posizioni anti-capitaliste di mia figlia. Gruppi anti-capitalisti, marxisti e anarchici avevano collegamenti con il Rojava. Mia figlia era molto interessata. Mi ha mandato libri sulla rivoluzione del Rojava perché li leggessi. In generale erano libri incentrati sul femminismo. In questa sede devo sottolineare che Anna era molto legata al femminismo. Idee sui diritti delle donne, la libertà delle donne, il ruolo della donna nella società e nella politica e la sua partecipazione la interessavano molto. Allo stesso modo si interessava di ecologia.

Cosa pensa del movimento di liberazione del Kurdistan e la partecipazione di internazionalist*?

Anche se non mi ricordo il titolo, ho letto un libro sulle idee di fondo di Abdullah Öcalan. So che ha detto: „Sulla via verso la pace in Kurdistan avremo bisogno di aiuto dall’esterno“. Io penso che aiuto internazionalista sia necessario per risolvere il problema tra la Turchia e i curdi. Il mio amico Henry Robinson un tempo era comandante dell’IRA. Ha svolto un ruolo importante nella soluzione del conflitto tra la Gran Bretagna e l’Irlanda. Il mio amico era andato in Colombia per sostenere il processo di pace. Era convinto che ogni guerra prima o poi sarebbe finita. Diceva sempre: ‚Perché non deve finire prima? Non ha senso aspettare dieci anni. Facciamo qualcosa prima che muoiano centinaia di migliaia di persone‘.

Com’è cambiata la sua vita dopo che sua figlia è andata in Rojava?

Quando è andata in Rojava mi sono molto preoccupato. Speravo che restasse viva e che stesse bene, ma la vita è continuata com’era prima. Quando Anna è caduta è cambiato tutto.

Quando IS ha attaccato in Europa, sua figlia combatteva in Rojava contro questi gruppi. Cosa ne pensava lei come padre?

All’epoca ho parlato al telefono con mia figlia. Ho espresso i miei pregiudizi sull’Islam. Mia figlia mi ha contraddetto bruscamente. Più tardi, quando sono andato in Rojava, ho conosciuto molti musulmani dal cuore buono. Per esempio ho conosciuto la famiglia di Barîn Kobanê il cui cadavere è stato mutilato da islamisti. Questi gruppi ne divulgarono riprese video su Internet. Penso che questo video si aggiri ancora da qualche parte nella rete. Quando ho conosciuto la famiglia di Barîn ho chiesto: „Voi siete musulmani. Come può essere che persone della stessa religione abbiano fatto una cosa del genere a vostra figlia?“ Suo padre disse: „Quelli non sono esseri umani, sono mostri. La mia religione è una religione di rispetto e tolleranza.“

Vuole raccontare ancora qualcosa di sua figlia?

Mia figlia è nata prematura di sei settimane. Per questo da bambina era sempre un po’ debole. Io penso che questa situazione abbia risvegliato in lei il desiderio di essere più forte e più sana. Era come se, da piccola, volesse dimostrarci di essere forte. Era anche una ragazza molto emotiva e romantica. Amava leggere. Leggeva libri tradizionali e a volte ascoltava canzoni tradizionali. La sua fantasia era molto sviluppata. Si inventava giochi da sé e li giocava per ore. Una cosa del genere non l’ho mai osservata nei suoi fratelli. Mia figlia non è cresciuta in città. È cresciuta in un luogo dove ci sono boschi e campi. Aveva un’idea di come potrebbe essere fatto un mondo ideale e non si sentiva a suo agio nella cultura normale. Quando aveva undici anni, una volta i suoi compagni di scuola volevano uccidere un’ape. Anna cercò di salvare l’ape. Lo fece senza riflettere cosa avrebbero potuto dire o pensare i bambini. Mia figlia era sempre dalla parte dei poveri e di chi è privato dei suoi diritti. Si immedesimava sempre negli altri e condivideva il loro dolore. Quando iniziò l’università, conobbe gruppi di sinistra e prese parte a molte organizzazioni e azioni per proteggere persone e animali.

ANF Images

Lotterò con tutte le mie forze insieme alle mie compagne e ai miei compagni

A questo punto Dirk Campbell legge una lettera di sua figlia alle YPJ:

„Sono rivoluzionaria da sei anni e in questo periodo mi sono confrontata con l’ideologia della rivoluzione, la filosofia del precursore Apo e ho capito la nostra ragione per lottare. Ho anche preso parte all’operazione a Deir ez-Zor e completato con successo il mio compito. Ora vorrei esprimere il mio desiderio di andare come combattente a Efrîn. La ragione per la quale mi sono unita alle YPJ è stata di combattere contro gli oppressori. Ma ora le mie compagne e i miei compagni cadono e io sono seduta qui. Non posso sopportarlo oltre. Io come donna dovrei combattere nelle unità delle donne e essere parte di questa rivoluzione. Questa rivoluzione non si svolge solo per il Kurdistan o il Medio Oriente, è una rivoluzione per l’intera umanità, è la speranza dell’umanità.

Quando lo Stato turco e le sue milizie hanno iniziato a attaccare Efrîn, hanno cercato di indebolirci e di eliminarci. Per questo dovrei combattere per la libertà di tutte le donne. L’ideologia dell’esercito turco non si distingue da quella di IS. Le bande di IS assassinano e opprimono da anni le donne. Odiano le donne.

È nostro compito distruggere questa mentalità spaventosa e lottare conservare la nostra libertà. Come donna dovrei essere sempre consapevole di me stessa e prendere le armi. Come ha detto il precursore Apo: ogni donna deve combattere e trovare il suo posto nella guerra. Per questo anch’io dovrei prendere le armi e diventare una rivoluzionaria ancora più forte. Lì dove combattono gli amici maschi, dovrebbero combattere anche le donne. Lì dove combattono amic* arab* e curd*, dovrebbero combattere anche internazionalist*. Le nostre vite non sono più preziose delle loro.

Mi sono unita a questa rivoluzione come compagna, se un giorno dovessi restare ferita o cadere, allora anche come compagna sono pronta a questo. Spero di essere mandata a Efrîn. Non ho la forza di fare qualcosa di diverso. Il mio cuore non sopporta più gli attacchi. Ieri ho saputo che un amico internazionalista è caduto a Efrîn. Spero di essere mandata a Efrîn. Dovrei andare lì e continuare la lotta delle mie compagne e dei miei compagni fino alla fine, ingrandire e rafforzare la resistenza. I e le cadut* volevano che ricordassimo la loro lotta e la onorassimo attraverso la nostra resistenza. Dovrei prendere le armi per tutte le amiche e gli amici cadut* e combattere. Non ve ne pentirete se mi manderete a Efrîn. Combatterò con tutte le forze al fianco delle amiche e degli amici.“

Fonte: Yeni Özgür Politika

http://yeniozgurpolitica.net/anna-campbell-eine-freiheitskampferin/


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