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Retekurdistan.it | 21 maggio 2019

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Berlino chiude

Berlino chiude

6 ottobre 2018


Migliaia di islamisti in carcere in Siria del nord. Autorità curde si sentono abbandonate con i problemi (*) Nella regione di Deir Al-Sor in Siria del nord attualmente è in corso un’offensiva per liberare gli ultimi villaggi e le ultime cittadine ancora controllate da »Stato Islamico« (IS) a est dell’Eufrate, dove le Forze Siriane Democratiche (FSD) vengono sostenute con attacchi aerei dalla »coalizione anti-IS« a guida USA. Intanto l’amministrazione della zona di autogoverno sotto il controllo delle FSD, che comprende circa un terzo del territorio siriano, si sente abbandonata a se stessa con migliaia di stranieri appartenenti a IS in detenzione. Perché solo cittadini siriani, ma non i miliziani stranieri e le loro famiglie, vengono messi sotto processo in Siria del nord.

»Abbiamo in custodia oltre 500 combattenti di IS, 500 donne e 1.200 bambini di 44 Paesi che per noi rappresentano un grande peso«, ha ora dichiarato l’incaricato per gli esteri dei catoni autogovernati, Abdulkarim Omar, in uno scritto a disposizione di junge Welt indirizzato alla portavoce del gruppo parlamentare della Linke nel Bundestag, Ulla Jelpke. La regione continuerebbe a essere instabile, ogni situazione caotica potrebbe portare alla fuga dei miliziani di IS che continuano a rappresentare una grande minaccia per l’Europa e la »comunità internazionale«, ha ammonito Omar.

Anche le donne e i bambini sarebbero stati indottrinati secondo l’ideologia di IS. Anche a questo si deve reagire. Le autorità locali nei cantoni autogovernati non sarebbero in grado di garantirlo da soli. »Per questo ogni Paese dovrebbe assumersi le sue responsabilità e riprendersi i suoi cittadini e processarli nel proprio territorio«, così Omar. Solo pochi Paesi, come la Russia e l’Indonesia, finora hanno ottemperato a questa richiesta. Pochi giorni fa a Qamishlo le autorità hanno consegnato anche una seguace di IS sudanese con il suo bambino a un diplomatico dello Stato del nordest dell’Africa.

Una gran parte degli stranieri appartenenti a IS era stata messa agli arresti già un anno fa nell’offensiva contro la città siriana di Raqqa. Mentre i combattenti catturati si trovano nelle carceri, le loro donne e bambini vivono in una sezione distaccata del campo profughi a Ain Issa. Secondo quanto riferito da Omar, otto combattenti di IS in carcere nonché dieci donne e 15 bambini sono tedeschi. »Ribadiamo la nostra disponibilità a consegnare questi cittadini tedeschi al governo federale. Ma il governo federale finora non ci ha contattati a proposito di questa questione«, ha dichiarato Omar a Jelpke, che su richiesta dei parenti dei detenuti aveva chiesto notizie sulla loro situazione.

A fronte di una breve interrogazione parlamentare, in agosto il governo federale aveva chiarito che i cittadini tedeschi fondamentalmente hanno diritto al ritorno anche quando sono sospettati di aver combattuto per IS. Dovrebbero poi risponderne in tribunale. Secondo informazioni di jW, agenti dei servizi di informazione federali già mesi fa avevano interrogato gli apparentanti a IS tedeschi in Siria del nord. Molti di loro in Germania verrebbero classificati come »persone che rappresentano un pericolo per la sicurezza pubblica« e messi immediatamente in carcerazione preventiva. Ma un recupero da parte di Berlino evidentemente non è desiderato.

Il governo federale continuerebbe a essere impegnato a rendere possibile un’uscita dalla Siria a cittadini tedeschi in casi umanitari, è stata la risposta del Ministero degli Esteri a una richiesta di Jelpke a inizio ottobre. Ma per via della chiusura dell’ambasciata tedesca a Damasco e delle difficili condizioni di sicurezza, un’assistenza consolare in Siria sarebbe di fatto impossibile, pertanto non ci sarebbe modo di arrivare a una soluzione. »Mentre il governo federale mette sotto pressione Paesi come la Tunisia per riprendersi persone considerate pericolose per la sicurezza pubblica, si defila dalle sue responsabilità di riprendersi terroristi tedeschi dall’estero«, ha criticato Jelpke. »Non dobbiamo lasciare da sola la giovane democrazia nel Rojava con questo problema.«

 

di Nick Brauns

https://www.jungewelt.de/artikel/340994.deutsche-is-k%C3%A4mpfer-in-syrien-berlin-mauert.html

 

(*) Nota della Redazione di Rete Kurdistan Italia:

Appare molto probabile, se non certo, che la situazione descritta in questo articolo riguardi anche cittadini e cittadine italiani. Non si conosce tuttavia la posizione del governo italiano in proposito. Sarebbe interessante verificare se in questo casi verrà dimostrato o stesso zelo manifestato di recente in Sardegna.


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