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Turchia

La polizia costringe la giornalista Diren Yurtsever a posare con la bandiera turca

Diren Yurtsever ha raccontato ai suoi avvocati delle imposizioni a cui è stata sottoposta dalla polizia turca dal momento in cui è stata arrestata, inclusa la “posa con una bandiera turca”.

Gli avvocati mercoledì pomeriggio hanno finalmente potuto visitare gli 11 giornalisti che da martedì si trovano in detenzione di polizia ad Ankara dopo la scadenza della restrizione delle visite degli avvocati.

“Libri, riviste e il giornale Yeni Yaşam sono stati sequestrati come prove a casa mia durante il raid”, ha dichiarato ai suoi avvocati Diren Yurtsever, una dei giornalisti arrestati e caporedatttice dell’Agenzia stampa Mesopotamia.

Insulti sessisti

“Quando sono stata portata fuori di casa, un agente di polizia ha detto a uno dei negozianti che gestisce un negozio vicino a casa mia: “I terroristi vivono qui”. Mi hanno preso di mira in questo modo” ha affermato Diren al momento del suo arresto.

Diran ha anche detto che gli agenti di polizia che l’hanno accompagnata con l’automobile della polizia sulla strada verso il quartier generale della polizia di Istanbul l’hanno minacciata con insulti sessisti durante l’intero viaggio.

Vedrai cosa è la tortura

Diren è stata sottoposta a un altro trattamento scandaloso durante i controlli medici in un ospedale statale di Ankara. Diren ha dichiarato che gli agenti di polizia hanno riferito agli operatori sanitari: “Questa è una terrorista istruita”.

Ha aggiunto: “Ho riferito al medico di essere stata sottoposta a torture psicologiche”.

Ma poi, uno degli agenti di polizia in piedi accanto a lei le ha detto: “Se la tortura fisica inizia ora, vedrai cos’è la tortura”.

Imposizione di foto con la bandiera turca

Il maltrattamento di Diren è proseguito nel quartier generale della polizia di Istanbul quando gli agenti di polizia l’hanno costretta a posare con una “bandiera turca”.

“Volevano scattare la mia foto ammanettata davanti a una bandiera turca. Quando non ho accettato questa imposizione, hanno cercato di costringermi a farlo dicendo che questa era la normale procedura normale”.

“Ma so che non esiste una procedura del genere, quindi hanno dovuto scattare la mia foto davanti a un muro senza la bandiera”.

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