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Retekurdistan.it | 24 ottobre 2019

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Lettera aperta di Yüksel Koç

Lettera aperta di Yüksel Koç

15 febbraio 2019


Yüksel Koç è Presidente del KCDK-E e dal 17 dicembre in sciopero della fame. In una lettera aperta parla delle ragioni del suo sciopero della fame, delle sue condizioni di salute critiche e delle sue speranza per la pace in Turchia.

Da ormai 59 giorni 14 attiviste e attivisti curdi sono in sciopero della fame a Strasburgo. Si sono uniti alla deputata HDP Leyla Güven, anche lei in sciopero della fame da 98 giorni. La loro unica richiesta è la fine dell’isolamento di Abdullah Öcalan. Il fondatore del PKK deve poter godere del suo diritto di ricevere visite dai suoi avvocati e dai suoi famigliari. Da anni viene privato di questo diritto. Öcalan si trova in carcerazione turca dal 1999 sull’isola carcere di Imrali, anche se negli ultimi anni è stato più volte interlocutore per colloqui di pace con rappresentanti dello Stato turco.

Uno degli attivisti in sciopero della fame a Strasburgo è il politico curdo Yüksel Koç. Il 55enne padre di due figli, vive e lavora da 30 anni in Germania. È attivo politicamente e co-Presidente della confederazione curda a livello europeo KCDK-E (Congresso della Società Democratica delle Curde e dei Curdi). In una lettera aperta Koç parla delle ragioni del suo sciopero della fame, delle sue condizioni di salute critiche e delle sue speranze per una pace in Turchia.

„Al’’opinione pubblica in Germania,

Voglio brevemente presentarmi: il mio nome è Yüksel Koç, ho 55 anni e sono padre di due figli. Da 30 anni vivo e lavoro in Germania. Sono attivo politicamente e co-Presidente del KCDK-E (Congresso della Società Democratica delle Curde e dei Curdi), che con 457 associazioni e istituzioni, è la più grande confederazione curda in Europa.

Come Iniziativa „Libertà per Abdullah Öcalan“ con 13 amici ed amiche, tra cui cinque persone dalla Germania, il 17 dicembre 2018 a Strasburgo siamo entrati in sciopero della fame a oltranza. Noi siamo funzionari di diverse organizzazioni, politici, ex deputati HDP, giornalisti, giuristi, accademici e attiviste per i diritti delle donne.

In precedenza Leyla Güven, la deputata HDP e co-Presidente del Congresso della Società Democratica (DTK) fino a poco fa in carcere, il 7 novembre 2018 era entrata in uno sciopero della fame a oltranza. Le sue richieste di una fine dell’isolamento del rappresentante politico curdo Abdullah Öcalan – che viola diritti umani universalmente riconosciuti dalle Nazioni Unite – e di una fine della guerra, sono anche le richieste dei 297 in sciopero della fame nelle carceri turche, nel Kurdistan del sud, nel Regno Unito, nei Paesi Bassi, in Canada, Austria, Germania e qui a Strasburgo.

Come vi è noto, da sette anni gli vengono negate le visite dei suoi avvocati e da tre anni quelle della sua famiglia. Questo non solo rappresenta una grave violazione dei diritti umani fondamentali, ma è – a seguito dell’inasprimento dell’isolamento contro Öcalan dal 6 aprile 2015 da parte del governo fascista AKP-MHP sotto la guida del Presidente dello Stato Erdoğan – parte dell’illegittimo allargamento della repressione e dei massacri contro oppositori e democratici in Turchia, prima di tutto contro i curdi. Con il regime AKP-MHP, la Turchia si è congedata definitivamente dallo stato di diritto. Sindaci eletti dell’HDP sono stati incarcerati e sostituiti da amministratori forzati, allo stesso modo sono stati messi in carcere numerosi deputati così come i co-Presidenti dell’HDP. Migliaia di accademici sono stati denunciati per le loro richieste di pace e hanno perso i loro titoli accademici e posti di lavoro, attivisti per i diritti umani, giornalisti, in breve tutti gli oppositori, sono esposti alla repressione. Nel frattempo sono state incarcerate migliaia di persone, hanno subito e subiscono ancora torture. A questo si aggiunge la guerra contro curdi, aramei e arabi in Siria, lesiva della legalità internazionale. Davanti agli occhi dell’opinione pubblica mondiale è stata occupata Afrin. Şengal, spazio vitale dei curdi ezidi viene bombardato. Civili perdono la vita in queste circostanze.

Questa politica risulta dalla fine dei negoziati condotti negli anni 2011-2015 con Abdullah Öcalan, ordinata dal Presidente Erdoğan. Prima è arrivato l’isolamento di Öcalan, poi sono arrivate le repressioni e la guerra contro i curdi e contro tutti gli oppositori. Eppure gli scontri armati nel periodo dei negoziati tra Öcalan e lo Stato turco avevano avuto fine e non ci sono stati morti. Ognuno in quel periodo poteva in modo sostanzialmente libero esprimere la sua opinione per una soluzione della questione curda e la democratizzazione della Turchia e mostrare le sue relative aspirazioni. Il progetto della comune, paritaria e libertaria convivenza tra tutte le etnie, i generi e le religioni che viene praticata in Rojava, con le elezioni del 7 giugno 2015 è stato introdotto anche in Turchia. All’HDP, nella cui fondazione Öcalan è stato un fondamentale ispiratore di idee, con 13% dei voti riuscì l’ingresso in Parlamento. Curdi, turchi, armeni, aramei, laz, circassi, aleviti, ezidi, cristiani e musulmani ora erano rappresentati in quella sede. Anche donne entrarono in Parlamento sulla base della parità dei diritti.

La speranza di pace e democrazia nella società con questo sviluppo democratico era aumentata. Esattamente a questo punto il Presidente Erdoğan ha messo fine al dialogo con Öcalan e trasformato il Paese in un carcere a cielo aperto. Alla fine per mezzo di bande barbariche, come IS e il Fronte al-Nusra, ha attaccato in Rojava e in questo modo ha trasferito la politica ostile ai curdi e guerrafondaia oltre i confini della Turchia.

L’opinione pubblica deve sapere che noi amiamo molto la vita e che noi, come anche Gandhi all’epoca, siamo entrati in sciopero della fame perché la guerra e i massacri non causino la perdita di altre vite umane. Non conduciamo la nostra azione solo per i curdi, ma per una convivenza libera e basata sulla parità di diritti di tutti i curdi, turchi, arabi, aramei, armeni, turkmeni, persiani, aleviti, musulmani, ezidi, cristiani, donne, giovani, accademici e giornalisti in Kurdistan, in Turchia e nel Vicino Oriente.

Io so che l’opinione pubblica sostiene queste richieste umanistiche.

Noi sappiamo che la Germania e la Turchia intrattengono intense relazioni politiche, economiche, militari e diplomatiche. Le mie amiche ed i miei amici e io siamo convinti che la Germania ha una posizione guida nell’attuazione delle decisioni dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa del 22 gennaio 2019 e può far valere la sua influenza per una soluzione del problema. Per questo il governo federale, che ha una responsabilità rispetto alle condizioni di salute di coloro che tra gli scioperanti provengono dalla Germania, deve rafforzare i suoi impegni e avviare una trasformazione della sua politica sui curdi nel senso di una democratizzazione della Turchia e della soluzione della questione curda. Esercitare influenza sulla Turchia per la democrazia e la pace ai sensi delle decisione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e fare un appello perché venga dato seguito alle richieste di chi è in sciopero della fame per il rispetto e l’applicazione dei diritti umani e di negoziati per la pace, sarebbero primi passi prima che ci siano da lamentare dei morti.

Nel 59° giorno di sciopero della fame, io, come altre/i sette amiche e amici, dal punto di vista della salute siamo ad un punto critico. Nonostante questo continueremo il nostro sciopero della fame fino a quando non ci sarà risposta alle nostre richieste di rispetto dei diritti umani e negoziati di pace. Facciamo appello alla politica perché faccia tutto il possibile per impedire casi di decesso e metta in pratica queste richieste.

Come attiviste e attivisti per la pace le nostre richieste rispetto a democrazia, libertà, parità, libertà per le donne e una fine della guerra sono uguali. Chiediamo all’opinione pubblica in Germania di fare da intermediaria e sostenitrice di queste richieste e di spingere in questo modo le istituzioni responsabili ad agire.“


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