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Siria

Ventuno organizzazioni nel Rojava protestano contro il meccanismo elettorale utilizzato dal governo provvisorio siriano

Ventuno partiti e organizzazioni del Kurdistan del Rojava hanno protestato contro il governo provvisorio siriano, affermando che il meccanismo di nomina dei membri e di distribuzione dei seggi non rispecchia la volontà del popolo curdo e delle altre componenti della regione.

La dichiarazione afferma: “Abbiamo seguito da vicino gli sviluppi relativi al completamento della formazione dell’assemblea del popolo siriano (parlamento). Questo processo si è svolto attraverso la nomina dei membri, il meccanismo di distribuzione dei seggi e l’assegnazione delle quote per il popolo curdo nel Kurdistan del Rojava. Avevamo già espresso chiaramente la nostra posizione e annunciato che non avremmo partecipato a questo processo. Perché crediamo che i meccanismi utilizzati non riflettano la volontà del popolo curdo e delle altre componenti della regione, e non costituiscano la base di un processo politico autenticamente democratico.

In risposta ai risultati annunciati e al meccanismo di nomina attuato, affermiamo con fermezza che queste persone rappresentano solo se stesse”. Il popolo siriano ha pagato un prezzo altissimo nella lotta per instaurare un sistema democratico che garantisca una rappresentanza equa per tutte le identità nazionali, etniche e religiose, nonché per le donne. Anche il nostro popolo curdo ha sofferto enormemente a causa delle politiche di esclusione e negazione, e non ha esitato a pagare il prezzo più alto nella rivoluzione siriana e nel Kurdistan del Rojava.

Tuttavia quanto accaduto dimostra ancora una volta chiaramente un approccio di esclusione ed emarginazione. Questo è stato attuato attraverso la nomina selettiva di determinati individui, in contraddizione con i principi più fondamentali di democrazia, giustizia e autentica collaborazione nazionale. Sottolineiamo che questa politica riproduce una concezione centralizzata del potere e i suoi metodi tradizionali. Dimostra inoltre la persistenza di un governo basato su leggi e direttive straordinarie.

Questa volta, si utilizzano nuovi strumenti e meccanismi per dare al processo politico un’apparenza di legittimità, attraverso metodi che non godono di autentico rispetto o legittimità pubblica. Allo stesso tempo questa situazione rappresenta la continuazione di progetti di cambiamento demografico. Ciò avviene attraverso la nomina di alcuni individui appartenenti ai cosiddetti “arabi Xemer” nei comitati elettorali e attraverso nomine effettuate per rappresentare la regione di Serêkaniyê. La costruzione di una Siria democratica e moderna, basata su una reale collaborazione e sul riconoscimento reciproco di tutte le componenti, non può essere realizzata attraverso politiche di nomina escludenti imposte dall’alto. Può essere realizzata solo attraverso un processo politico nazionale inclusivo che garantisca una rappresentanza equa e la libertà di scelta a tutti i siriani.

È necessario adoperarsi per la convocazione di un autentico congresso nazionale siriano, al quale partecipino rappresentanti reali di tutte le componenti della Siria. In questo congresso, si dovrebbe elaborare una tabella di marcia per il periodo di transizione e predisporre elezioni libere, eque e trasparenti che rispecchino le richieste dei siriani. Inoltre, nelle condizioni attuali, è fondamentale garantire la formazione di una commissione per la redazione della Costituzione, una delle massime priorità nazionali. Tutto ciò è necessario per costruire una Siria democratica, pluralista e decentralizzata.”

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