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Iran

IHRNGO: Almeno 44 manifestanti rischiano l’esecuzione

HRNGO ha annunciato che almeno 44 manifestanti, tra cui due donne e tre persone che avevano meno di 18 anni al momento dell’arresto, sono stati condannati a morte.

In Iran, altre 44 persone che hanno partecipato alle proteste di gennaio sono state condannate a morte. In un rapporto, l’ONG iraniana per i diritti umani (IHRNGO) ha affermato che due dei 44 manifestanti sono donne e tre erano minorenni al momento dell’arresto.

Il rapporto faceva inoltre riferimento a una dichiarazione rilasciata stamattina dal capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Eje’i, nella quale chiedeva l’immediata esecuzione delle condanne a morte, e sottolineava che nove manifestanti erano già stati giustiziati dal 19 marzo.

 Il direttore di IHRNGO, Mahmood Amiry-Moghaddam, ha affermato che il regime è privo di legittimità e mantiene il potere attraverso la repressione, aggiungendo che la pena di morte è il suo strumento più potente per incutere timore.

Ha dichiarato: “La Repubblica islamica sta usando la nuova legge sullo spionaggio come arma per accelerare l’esecuzione dei manifestanti, presentando il dissenso interno come una minaccia esterna alla sicurezza nazionale. Non si tratta di procedimenti legali, bensì di una campagna coordinata di violenza statale mascherata da giustizia. Le condanne a morte che ne derivano scaturiscono da processi gravemente iniqui che eludono completamente il giusto processo, basandosi su confessioni estorte con la tortura anziché su prove legittime.

Il rapporto ha sottolineato che le interruzioni di internet e le restrizioni alla comunicazione dei detenuti con le loro famiglie e i loro avvocati hanno ostacolato la raccolta di informazioni, lasciando estremamente limitati i dettagli sui casi documentati.

Ha inoltre rilevato che, sebbene le proteste si siano svolte in tutto il paese, è stato possibile includere solo i casi provenienti da cinque province, mentre centinaia di manifestanti rimangono a rischio di esecuzione. Secondo il rapporto, dieci manifestanti detenuti nel carcere centrale di Qom, i cui nomi non sono ancora stati resi noti, sono stati condannati a morte, mentre almeno altri diciassette sono detenuti nel braccio della morte del carcere centrale di Isfahan (Dastgerd).

I nomi dei prigionieri detenuti a Isfahan sono i seguenti: Mansour Jafari (17), Shahin Soleimani (23), Hossein Ghaleh Beigi (22), Reza Moazeni (23), Yaser Mokhtari (23), Moslem Heidari (30), Ramezan Asadi, Abolfazl Hashemian, Javad Talebpour, Daniel Harouni, Mehdi Eskanadari, Navid Shirani, Seyed Reza Hassanlu, Davoud Aminzadeh, Mobin Soltani e Pejman Haghighan.

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