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Turchia

Turchia: Kazim Koyuncu ricordato 20 anni dopo come voce della resistenza

A vent’anni dalla sua morte, il musicista lazi, Kazım Koyuncu ,rimane un potente simbolo di resistenza culturale, attivismo ambientale e unità etnica in Turchia. La sua musica e la sua politica continuano a ispirare generazioni in tutto il Mar Nero ed oltre.

A vent’anni dalla sua prematura scomparsa, Kazım Koyuncu, musicista, attivista e icona culturale lazi originario di Artvin, città nord-orientale della Turchia, è ricordato non solo per le sue toccanti melodie, ma anche per la sua fiera difesa delle identità emarginate, delle lingue in via di estinzione e dell’ambiente.

Kazim Koyuncu morì di cancro il 25 giugno 2005 all’età di 33 anni. Conosciuto come “il ragazzo con la giacca da poeta”, diede voce alle lotte delle comunità etniche del nord della Turchia e non solo, cantando in lazi, hemshin, georgiano e mingrelio. La sua musica trascendeva il linguaggio, riecheggiando le richieste di pace, giustizia e salvaguardia dell’ambiente.

Nato nel 1971 nel villaggio di Yeşilköy (Pançoli), nel distretto di Hopa (Khopa) di Artvin, vicino al confine con la Georgia, Koyuncu ha iniziato ad appassionarsi alla musica con un mandolino regalatogli dal padre. All’inizio degli anni ’90, mentre era studente universitario a Istanbul, fu arrestato per aver distribuito volantini il Primo Maggio e in seguito abbandonò l’università per dedicarsi a tempo pieno alla musica.

Quella decisione cambiò il volto della musica etnica in Turchia. Nel 1992, Kazim Koyuncu fondò la band sperimentale Dinmeyen, pubblicando l’album Sisler Bulvarı (Viale delle Nebbie), un disco caratterizzato da testi politicamente impegnati. Ben presto si separò dalla band per fondare gli Zuğaşi Berepe (Figli del Mare), un gruppo rock innovativo che si esibiva in lingua lazi, una mossa praticamente inaudita all’epoca.

Con gli album Va Mişkunan (Non lo sappiamo) del 1995 e İgzas (Sta andando) del 1998, Kazim Koyuncu ha contribuito a portare l’attenzione sulla lingua lazi, a rischio di estinzione, e sulla musica regionale. “Abbiamo dato voce alla resistenza delle lingue in via di estinzione”, ha affermato una volta aggiungendo: “I giovani di oggi non si vergognano più di parlare lazi. Solo questo è il nostro successo”.

Nonostante il successo, gli Zuğaşi Berepe si sciolsero nel 1999. Ma la carriera solista di Kazim prosperò. Nel 2001 pubblicò “Viya”, seguito da “Hayde” nel 2004 – entrambi apprezzati per la fusione di strumenti tradizionali come il tulum (una cornamusa del Mar Nero), il kemenche (violino) e il kavala (flauto) con chitarre elettriche, batteria ed elementi elettronici.

La sua arte raggiunse la televisione nazionale quando compose le musiche per la popolare serie televisiva turca Gülbeyaz e apparve in diversi episodi. Ciononostante, Koyuncu rimase apertamente impegnato politicamente, usando ogni palcoscenico per denunciare le ingiustizie. Il suo primo concerto da solista si tenne a Diyarbakır (Amed), una città a maggioranza curda, dove salutò il pubblico dicendo: “Porto il saluto dei figli del mare ai figli delle montagne”.

Le sue parole e la sua musica ebbero un’ampia risonanza. Poco dopo la sua morte, la municipalità di Sur, a maggioranza curda, tenne la prima commemorazione pubblica a Diyarbakır. Veli Büyükşahin, allora vicepresidente del Partito democratico dei popoli (DEHAP) osservò: “Questo Paese ha fatto ammalare Kazım Koyuncu”, ricordando le parole dello stesso Koyuncu: “Non è stata Chernobyl a provocarmi il cancro, è stato il sistema in Turchia”.

Kazim Koyuncu era infatti un acceso critico della devastazione ambientale lungo la costa turca del Mar Nero. Una delle sue battaglie più accanite fu contro la costruzione dell’autostrada costiera del Mar Nero, che considerava un disastro culturale ed ecologico.

O siete incredibilmente stupidi o deliberatamente maligni se approvate questo progetto” aveva detto detto attaccando i politici e gli sviluppatori locali. Il titolo dell’album, Viya, che si riferisce a un gioco tradizionale che consiste nel cavalcare le onde, era stato scelto in segno di protesta. “Una volta i bambini giocavano con le onde. Ora avete seppellito quei ricordi sotto il cemento”, aveva spiegato.

Kazim si era è anche opposto all’estrazione dell’oro con il cianuro nella sua città natale, Artvin, e alla costruzione di dighe idroelettriche nella valle di Firtina. “Terremoti, frane: sono destino? No. Sono decisioni politiche dettate dall’avidità e dalla stupidità”, ha affermato, denunciando le politiche governative che ignorano la sostenibilità ecologica.

Il suo attivismo si estese anche ai disastri nucleari. Dopo il disastro di Chernobyl del 1986, i funzionari turchi cercarono di minimizzare il pericolo, bevendo tè in televisione per “dimostrare” che era sicuro. Kazim Koyuncu non lo dimenticò mai. “Il veleno di Chernobyl non erano solo le radiazioni”, disse. “Era l’indifferenza di coloro che avrebbero dovuto proteggerci”.

Sebbene spesso messo da parte dai media mainstream, l’eredità di Koyuncu è sopravvissuta grazie al suo profondo legame con le lingue e le culture dimenticate della Turchia. La sua compilation postuma del 2007, Dünyada Bir Yerdeyim (Da qualche parte nel mondo), pubblicata dal movimento civico Halkevleri (Case del Popolo), includeva canzoni in quattro lingue minoritarie, a testimonianza del suo pluralismo culturale.

La sua fede nell’universalità della musica come strumento di giustizia continua a ispirare una nuova generazione di artisti. In una società sempre più divisa da politica, religione ed etnia, la voce di Kazim Koyuncu rimane un simbolo di unità, pace e sfida.

“Sono un musicista, un po’ un uomo del Mar Nero”, disse una volta Koyuncu, “ma soprattutto sono un rivoluzionario”.

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