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Retekurdistan.it | 19 novembre 2019

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„Qualcuno sente le voci di chi sta nel carcere di Patnos?“

„Qualcuno sente le voci di chi sta nel carcere di Patnos?“

7 settembre 2019


Il prigioniero politico Burhan Şık che si trova nel carcere di tipo L di Patnos in Turchia lamenta „trattamenti illegali e disumani“, tra cui tortura sistematica, isolamento e maltrattamenti.In una lettera il prigioniero politico Burhan Şık descrive la situazione sconvolgente nel carcere di Patnos e fa appello all’opinione pubblica. Şık scrive che i prigionieri a causa della situazione sono in pericolo di morte e illustra le crudeli condizioni di carcerazione. Con la nomina di Ahmet Ergün a direttore del carcere le condizioni sono pesantemente peggiorate, spiega. Attraverso torture, maltrattamenti e isolamento totale si intende spingere i prigionieri al suicidio. Tra le altre, ha citato le seguenti violazioni di diritti:

Non esiste più il diritto all’informazione

Da un anno nel carcere non vengono lasciati entrare giornali e tutte le radio sono state sequestrate. Se un prigioniero viene scoperto con una radio, viene comminata una misura disciplinare.

I malati non vengono curati

I prigionieri malati non ricevono cure. Per questa ragione lo scorso anni ci sono state diverse morti. Attualmente altri prigionieri sono sulla soglia della morte. Sono stati portati nella cosiddetta infermeria, ma non trattati.

Non ci sono più attività comuni

Tutte le attività comuni vengono limitare in modo arbitrario.

Sequestro di generi per le necessità quotidiane

Secchi, stracci, bacinelle, piatti, vasi da notte e molti altri oggetti sono stati limitati a uno o due per ogni 20 – 30 persone. Alimenti sono stati sequestrati e marciscono nei depositi.

Raid continui nelle celle – prigionieri invitati al suicidio

Rispetto ai raid nelle celle, la lettera dice: „Ogni giorno eseguono raid nelle celle mettono le nostre cose in disordine, sequestrano arbitrariamente cose del tutto insignificanti, danneggiano gli oggetti restanti e minacciano i prigionieri. In ogni radi i prigionieri vengono invitati al suicidio. Dicono: ‚Noi sappiamo che vi uccidete, vi bruciate, vi impiccate o vi ferite.‘ E noi sappiamo che dopo i radi ripetutamente ci sono autolesionismi e tentativi di suicidio.“

Repressione nei confronti dei visitatori

Durante la visita i parenti vengono messi sotto pressione, offesi e minacciati. Vengono perquisiti fino alla biancheria e minacciati di essere messi in carcere.

Acqua fredda e sporca

Da due anni dai rubinetti esce acqua che puzza di marcio. Sembra arrivare direttamente dalle fognature. Ai prigionieri non viene data acqua calda.

Costituita unità di torturatori fatta di guardiani particolarmente brutali

Sulle torture nella lettera si dice: „È stato costituito un gruppo di guardiani particolarmente aggressivi che prova piacere nel torturare. Attacca in qualsiasi momento e in modo completamente imprevedibile. Quando ci lamentiamo di questa situazione con la direzione dicono: ‚Non siamo in grado di controllarlo.‘ Questa non è altro che una palese minaccia. Così come vediamo che persone vengono gettate a terra in corridoio, offese, trascinate in un angolo e lì minacciate, pestate e gettate nei bunker, così succede anche a noi.“

Punizioni disciplinari arbitrarie

Inoltre nel carcere vengono comminate in modo arbitrario punizioni disciplinari. Şık riferisce che le punizioni in parte vengono date per il ballo. Attraverso punizioni disciplinari arbitrarie viene impedita qualsiasi attività sociale.

Il trattamento disumano deve finire

Conclude con le parole: „Invito tutti quotidiani, autori, intellettuali, la televisione, i partiti, la società, tutte le istituzioni e persone che hanno una coscienza che sentono la nostra voce a impegnarsi per la fine del trattamento disumano e a seguire la situazione con attenzione.“

Fonte: ANF


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