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Retekurdistan.it | 12 dicembre 2018

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Commemorazione di Tahir Elçi sul luogo del suo assassinio

Commemorazione di Tahir Elçi sul luogo del suo assassinio

28 novembre 2018


Sono passati tre anni dall’assassinio del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Amed, Tahir Elçi. Oggi molte persone lo hanno ricordato sul luogo del suo assassinio, il famoso „minareto a quattro colonne“ a Sûr, la città vecchia di Amed. Tre anni dopo l’assassinio del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Amed, Tahir Elçi, da parte di forze parastatali, il difensore dei diritti umani è stato ricordato con un corteo e una manifestazione sul luogo del suo assassinio. L’iniziativa di commemorazione presso il „minareto a quattro colonne“ è stata organizzata dall’Ordine degli Avvocati di Amed (Diyarbakır). Hanno partecipato rappresentanti degli Ordini degli Avvocati di Dîlok (Antep), Izmir, Ankara, dell’Unione degli Ordini degli Avvocati – Turchia (TBB), così come il Partito Democratico dei Popoli (HDP) con i deputati Remziye Tosun, Selçuk Mızraklı, Musa Farisoğulları e molti altri avvocati e avvocate.

Non è indietreggiato di un solo passo

La manifestazione è iniziata davanti al tribunale di Diyarbakır. I e le partecipanti portavano uno striscione con la scritta: „Non esiste assassinio sul quale lo Stato non possa fare chiarezza, c’è un assassinio sul quale lo Stato non ha fatto chiarezza.“

Il „minareto a quattro gambe“, presso il quale Elçi è stato ucciso è stato circondato dalla polizia. Quando il corteo è giunto sul posto sono state mostrate le riprese degli ultimi minuti di vita di Elçi. A nome dell’Ordine degli Avvocati di Amed, il Presidente Cihan Aydın ha parlato di persecuzione nei confronti di Elçi prima dell’assassinio: „Hanno fatto enormi titoli su di lui, coloro che traggono profitto dalla cultura del linciaggio, facevano a gara.“ Nonostante questo Elçi non è indietreggiato di un solo passo.

Le bugie del governo

Il Presidente dell’Ordine degli Avvocati ha parlato delle dichiarazioni del governo rispetto al fatto che avrebbe fatto luce su questo assassinio: „Questo lo hanno detto, ma intanto sono passati tre anni. Le indagini non hanno fatto neanche il più piccolo passo in avanti. Non hanno nemmeno raccolto i bossoli delle pallottole. Alcune riprese video sono semplicemente sparite, altre telecamere erano rotte e altre riprese sono state cancellate. Il rapporto della commissione di inchiesta fino a oggi ci viene tenuto nascosto con veemenza; questo probabilmente non cambierà nemmeno in futuro. Ancora una volta non è stata mantenuta la parola e così gli assassini sono ancora tra noi. Vogliono far dimenticare il fascicolo su Tahir Elçi proprio come i fascicoli di migliaia di assassinii da parte di ‚ignoti‘ in polverosi scaffali. Ma noi non lo permetteremo. Seguiremo incessantemente la vicenda dell’assassinio di Tahir Elçi, faremo delle indagini e porteremo i responsabili in tribunale.“

Aydın ha sottolineato che in questo caso funzionano gli stessi meccanismi che si sono visti nel caso dell’assassinio del caporedattore del giornale armeno AGOS, Hrant Dink. Aydın ha poi parlato del periodo dei coprifuoco durante il quale è stato assassinato Elçi : „Elçi in quel periodo caotico e buio ha sottolineato la responsabilità di tutti noi di impedire che succedessero cose ancora più gravi. Secondo organizzazioni per i diritti umani, a Nisêbîn, Farqîn, Cizîr, Gever, Hezex, Şîrnex e Sûr durante i coprifuoco sono stati uccisi 79 bambini, 71 donne e complessivamente almeno 321 civili. I divieti hanno colpito direttamente 1,6 milioni di persone.“

Aydın ha proseguito dicendo: „Lo Stato, invece di portare in tribunale i responsabili degli assassinii per mano di ‚ignoti‘ e le sparizioni e l’assassinio di Tahir Elçi, vuole impedire le azioni delle Madri del Sabato che da anni chiedono di conoscere il destino dei loro parenti, e con questo ha reso più che chiare le sue intenzioni a questo proposito. In questo senso noi come amiche e amici e colleghe e colleghi di Tahir Elçi vogliamo dire ancora una volta con forza che siamo dalla parte delle Madri per la Pace e condividiamo il loro dolore e le loro richieste.“

 

ANF


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