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Retekurdistan.it | 20 gennaio 2020

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Mercenari pagati da Erdoğan davanti alle porte dell’Europa

Mercenari pagati da Erdoğan davanti alle porte dell’Europa

9 gennaio 2020


Loqman Ehmê come portavoce dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est si è pronunciato sul trasferimenti di truppe del regime di Erdoğan dalla Siria in Libia. Davanti alle porte dell’Europa si vuole creare una „zona di sicurezza“ per jihadisti.

Lo Stato turco in Libia vuole fondare qualcosa di simile a una „zona di sicurezza“ che ha tentato di costruire nel nord della Siria per gruppi jihadisti come al-Qaida, IS e al-Nusra. Il governo Erdoğan, che cerca di imporre con un bagno di sangue i suoi sogni neo-ottomani in Medio Oriente, dopo un accordo stipulato con il governo Sarraj a Tripoli, negli ultimi giorni ha inviato in Libia un gran numero di jihadisti per sostenere la Fratellanza Musulmana.

Loqman Ehmê è portavoce dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est e ha parlato con ANF delle ambizioni turche nella regione. Secondo il suo parere, lo Stato turco con la sua ultima offensiva mira a minacciare in diversi modi sia il Medio Oriente sia l’Europa.

La Turchia continua a perseguire la sua politica di cambiamento demografico in Siria del nord e dell’est, dichiara Loqman Ehmê: „Da molto tempo facciamo notare che lo Stato turco persegue un’agenda minacciosa per la nostra regione, il Medio Oriente e l’Europa. La nostra regione è stata attaccata e occupata in modo diretto. Con l’occupazione di Efrîn, Azaz, al-Bab, Jarablus e da ultimo anche di Girê Spî [Tall Abyad] e Serêkaniyê [Ras al-Ain], la Turchia vuole costituire uno Stato del Terrore nella regione. La popolazione originaria viene scacciata e al suo posto vengono insediati jihadisti alleati e le loro famiglie. Con questo viene compiuto uno scambio demografico.“

Minaccia dell’Europa e del Medio Oriente

Con l’offensiva Libia, la Turchia vuole minacciare sia il Medio Oriente sia l’Europa, spiega inoltre Ehmê: „Lo Stato turco nella sua agenda sul Medio Oriente e sull’Africa segue un altro percorso. In precedenza era già presente in Sudan e in Somalia. In Qatar ha basi militari. E ora si prosegue verso la Libia. Lì ha diversi obiettivi. Per esempio in questo modo si vuole coprire il fabbisogno energetico. Con l’accordo stipulato con il governo Sarraj, la Turchia ha dichiarato sua zona di sovranità grandi parti del Mediterraneo ricco di gas naturale. Con questo vuole conquistare il controllo sulle forniture energetiche dal Medio Oriente verso l’Europa.“

Profughi e jihadisti come strumento di pressione

„Erdoğan con la sua ultima offensiva minaccia allo stesso tempo anche l’ Europa“, spiega Loqman Ehmê: „La Libia confine con l’Europa. Erdoğan lì vuole acquistare influenza e minacciare l’Europa prendendo il controllo delle forniture energetiche. Allo stesso tempo posiziona un gran numero di jihadisti davanti alle porte dell’Europa, che, come già in passato, possono commettere attentati. Oltre alla carta dei profughi, si tratta di una nuova atout che tiene in mano come minaccia e strumento di pressione.“

Il monito non è stato preso sul serio

Ehmê fa notare che il regime Erdoğan ormai è diventato una minaccia seria per tutte le parti: „Noi lo abbiamo fatto notare già nel 2014. Il nostro monito non è stato preso sul serio e oggi l’entità della minaccia è più che evidente. Devono essere intraprese misure per mettere fine al pericolo. Più tardi si agisce, più alto sarà il prezzo che dovrà essere pagato per questo.“

Jihadisti come fornitori di servizi militari della Turchia

in quanto portavoce dell’Amministrazione Autonoma, Ehmê rileva che Erdoğan in Siria del nord ha composto un’associazione militare di jihadisti e li vuole usare come esercito proxy in diversi luoghi del mondo: „Queste persone non sono dei ribelli, oppositori o un gruppo che si impegna per i diritti. Sono mercenari retribuiti di Erdoğan. Li ha portati da Ghouta, Dera e Aleppo a Idlib, a Serêkaniyê, a Girê Spî, e ora li porta in Libia. Li porta da quale parte li fa combattere come mercenari pagati.“

di HIVDA HEBÛN

Fonte: ANF


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