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Retekurdistan.it | 15 novembre 2019

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L’Amministrazione Autonoma chiede un comitato ONU per gli sfollati

L’Amministrazione Autonoma chiede un comitato ONU per gli sfollati

5 novembre 2019


A nome dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est, Abdulkarim Omar ha invitato l’ONU ad agire contro l’espulsione della popolazione residente nella zona di occupazione turca e l’insediamento di jihadisti. L’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est chiede una commissione ONU per la questione dei profughi nella regione. Come già a Efrîn nello scorso anno, la popolazione viene espulsa dai territori occupati dalla Turchia, al loro posto si intende insediare jihadisti.

L’ONU la scorsa settimana aveva annunciato di verificare i piani della Turchia per il reinsediamento di milioni di profughi nei territori conquistati nel nord della Siria attraverso un proprio team di esperti e di condurre corrispondenti negoziati. Su questo si sarebbero accordati il segretario generale dell’ONU António Guterres e Erdoğan in un incontro Istanbul. L’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati (UNHCR) comporrebbe un team e elaborerebbe un piano insieme alla parte turca.

Abdulkarim Omar come co-Presidente del dipartimento per le questioni estere in un una conferenza stampa a Qamişlo ha fatto riferimento ai civili che sono stati espulsi dall’occupazione turca: „In accordi internazionali, l’espulsione della popolazione viene definita illegale. Si tratta di un crimine di guerra. Secondo l’articolo 49 della Convenzione di Ginevra del 1949 l’espulsione di massa della popolazione da una regione è vietata. Lo Stato turco scaccia le persone dalle zone di guerra per i propri interessi.

Dopo l’occupazione turca della zona tra Serêkaniyê (Ras al-Ain) e Girê Spî (Tall Abyad) oltre 300.000 persone sono state costrette alla fuga. Gli attacchi hanno colpito gli ospedali e le infrastrutture della regione. La Turchia vuole insediare stranieri nella regione. In questo punta sulla collaborazione delle Nazioni Unite per raggiungere i suoi obiettivi politici. Con la motivazione di far rientrare profughi provenienti dalla Siria, la Turchia vuole fare modificare l’identità etnica e la struttura demografica della regione.

Come dipartimento per le questioni estere dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est rifiutiamo la politica e le valutazioni razziste dello Stato turco. Invitiamo la Comunità Internazionale a agire contro lo sporco operato nella regione. La situazione può degenerare in conflitti sociali e estesi a tutto il territorio nazionale. Si rischia una frammentazione della società siriana e del territorio siriano.

All’ONU chiediamo di non impegolarsi nella proposta della Turchia di insediare le famiglie degli jihadisti nella regione. Chiediamo un comitato che esamini lo sporco modo di procedere dello Stato turco e dei suoi jihadisti e la situazione dei civili scacciati dagli jihadisti. Questo comitato deve documentare le violazioni dei diritti della popolazione civile e impedire allo Stato turco di fomentare caos, disordini e conflitti nella regione.

L’Amministrazione Autonoma già in precedenza ha assicurato il sostegno per un ritorno di profughi siriani dall’estero se l’ONU garantisce la sicurezza nella regione. Se nella regione non regnano più paura e pericolo, le persone possono tornare nella loro terra natia. In questo modo si potrebbero fermare anche modifiche demografiche mirate. Lo stesso sviluppo ha già avuto luogo a Efrîn e continua a avvenire. Il 97 percento della popolazione di Efrîn era costituito da curdi. Il loro numero è sceso al 25 percento. Ora si vogliono insediare nei nuovi territori occupati criminali di guerra con le loro famiglie. Questo significa un sostegno a organizzazioni terroristiche e offre ai terroristi l’occasione di stabilirsi in Siria.

Il silenzio sui progetti razzisti dello Stato turco non serve né al futuro della Siria né alla missione dei pace delle Nazioni Unite. Facciamo appello all’ONU e a tutte le altre istituzioni internazionali perché esercitino pressioni sulla Turchia perché sia messa fine all’occupazione lesiva del diritto internazionale e ai massacri disumani.“

Fonte: ANF


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