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Retekurdistan.it | 22 novembre 2019

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Kobanê: La Turchia non ha diritto di stare in Siria

Kobanê: La Turchia non ha diritto di stare in Siria

21 ottobre 2019


In un’intervista Mazlum Abdi Kobanê si è pronunciato sulla situazione attuale in Rojava. Il comandante generale delle FDS chiede truppe di pace dell’ONU per la regione e il ritiro delle truppe turche: Non hanno diritto di stare qui e devono lasciare la Siria immediatamente.

Il comandante generale delle Forze Democratiche della Siria (Quwwat Suriya ad-dimuqraṭiya, QSD o FDS), Mazlum Abdi Kobanê, in un’intervista si è pronunciato sulla situazione attuale in Siria del nord e dell’est. Sul canale in lingua araba al-Arabiya, Kobanê sabato sera ha confermato il ritiro totale delle FDS dalla città fortemente contesa di Serêkaniyê (Ras al-Ain) nel nord della Siria, ma ha fatto nuovamente notare che la Turchia continua a non rispettare la tregua negoziata.

Giovedì scorso le FDS avevano acconsentito a una tregua di 120 ore concordata tra gli USA e la Turchia e vi si erano attenuti come concordato. La parte turca tuttavia ha continuato i suoi attacchi contro la regione, impedendo inoltre l’apertura di un canale sicuro per evacuare i civili feriti da Serêkaniyê. Sabato squadre della Mezzaluna Rossa Curda (Heyva Sor a Kurd), della Mezzaluna Rossa siriana e della Croce Rossa inizialmente erano riusicti a evacuare dalla città solo 30 feriti e i cadaveri di quattro caduti. Solo nel tardo pomeriggio poi un convoglio umanitario era riuscito a evacuare gli altri rimasti a Serêkaniyê. Successivamente le FDS si sono ritirate.

„Abbiamo adempiuto ai nostri impegni e iniziato a ritirare le nostre forze dai territori citti nell‘accordo. Questi comprendono unicamente Serêkaniyê e Girê Spî (Tall Abyad), questo lo voglio sottolineare. Ma sia la Turchia sia gli USA evidentemente hanno idee diverse per quanto riguarda l’accordo. Noi come FDS abbiamo acconsentito a una tregua completa lungo tutto il confine tra la Siria del nord e dell’est e la Turchia. La nostra condizione era che né la Turchia dovesse rappresentare una minaccia per noi né viceversa. Solo con questo presupposto ci siamo impegnati a ritirare le nostre forze dalla città di Serêkaniyê e dalle zone tra Girê Spî e Serêkaniyê fin dietro la via di collegamento internazionale. Attualmente lo stiamo già mettendo in atto. Ma in cambio anche la Turchia deve rispettare la tregua continuativa lungo il confine, così come è stato concordato. Nella stampa intanto si moltiplicano i rapporti su un piano in 13 punti. Non abbiamo informazioni in merito e non lo accetteremmo comunque. Per ulteriori passi, ci devono essere altri negoziati. Noi chiediamo truppe di pace delle Nazioni Unite che impediscano massacri della popolazione civile. Il futuro della regione tuttavia andrebbe stabilito nell’ambito di una soluzione complessiva“, ha dichiarato Kobanê.

Legittimazione di fatto dell’occupazione della Siria da parte degli USA

Il „piano di 13 punti“ di Ankara precede che la Turchia ottenga in Siria del nord una „zona di sicurezza“ lunga circa 500 km e profonda 30 km, mentre gli USA si impegnano a muovere le Unità di Difesa YPG al ritiro. Nel giro di 120 ore le YPG/YPJ dovrebbero distruggere le loro postazioni e consegnare le loro armi pesanti. Secondo l’accordo la Turchia si impegna a sospendere in questo periodo la sua guerra di aggressione denominata „Operazione Fonte di Pace“ e a proteggere i diritti umani e l’infrastruttura civile. Dopo cinque giorni di tregua andrebbero poi revocate le sanzioni USA contro Ankara sancite solo pochi giorni fa. Di fatto secondo il piano di 13 punto viene dato il via libera a un genocidio. Secondo quanto affermato dall’Amministrazione Autonoma nei primi tre giorni dopo l’accordo su una tregua, 25 combattenti FDS sono cadut* vittima di attacchi dello Stato turco e altri 17 sono rimasti feriti. Inoltre hanno perso la vita 17 civili.

Kobanê: La Turchia deve lasciare la Siria

Mazlum Abdi Kobanê in proposito ha dichiarato: „Questo non lo possiamo accettare e non lo accetteremo. Neanche un solo siriano con una concezione nazionale di valori può acconsentire a questo, tantomeno i curdi. La Turchia non è al suo posto in Siria e in Rojava e deve lasciare la regione. Lo Stato turco parla sempre di un meccanismo per la sicurezza del confine. Questo è un punto che intanto va discusso perché si possa arrivare a un accordo. Un’invasione permanente da parte della Turchia in Siria non la accetteremo in nessun momento. Ogni siriano deve impegnarsi attivamente perché la Turchia sparisca da qui.“

Fonte: ANF


Comments

  1. E Sem

    Per gli Usa l’unica cosa che conta veramente negli ultimi 100 anni è mantenere l’eredità estorta agli inglesi nella prima guerra mondiale: il controllo delle aree del mondo “che contano”. La scelta di alleati momentanei è pura strategia. Un’alta cosa sono le colonie volontarie: leggi occidente. Il nuovo califfo ottomano fa il suo sporco lavoro: sa benissimo che non sono sufficienti a lungo termine i suoi continui voli pindarici con finalità di sopravvivenza del suo regime:vuole “vivere” ancora un giorno. Non conterei molto sull’onu, non mi sembra stia molto bene.

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